Sebastián Pascual Rambert (Bernal, 30 gennaio 1974) è un nome che, per i tifosi dell’Inter degli anni ’90, evoca un misto di curiosità e nostalgia. Ex attaccante argentino, oggi allenatore (attualmente vice-tecnico del León), Rambert è passato alla storia del calcio non solo per i suoi gol, ma per la sua iconica esultanza: braccia tese a simulare il decollo di un aereo, un gesto che gli valse il soprannome di “El Avioncito”.
Il grande salto: l’approdo all’Inter con Zanetti
Cresciuto nell’Independiente, Rambert sbarca a Milano nell’agosto del 1995. Acquistato per 4,2 miliardi di lire, il suo arrivo fu paradossalmente oscurato da quello di un giovane terzino del Banfield, arrivato quasi in sordina nello stesso pacchetto di mercato: Javier Zanetti.
Mentre “Pupi” sarebbe diventato una leggenda nerazzurra, l’avventura di Rambert all’Inter fu fulminea e priva di squilli in campionato. In maglia nerazzurra collezionò solo due presenze ufficiali: una nella sfortunata eliminazione in Coppa UEFA contro il Lugano e una in Coppa Italia contro il Fiorenzuola, senza mai riuscire a debuttare in Serie A.
La parentesi spagnola al Real Saragozza
Già nella sessione autunnale del 1995, l’Inter decise di cederlo in prestito al Real Saragozza. In Spagna, sotto la guida di Víctor Fernández, Rambert sembrò inizialmente aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori. Inserito in un tridente offensivo con Pardeza e Morientes, bagnò l’esordio alla Romareda con un gol nel 5-3 contro il Real Valladolid. Tuttavia, dopo un inizio promettente, il suo rendimento calò progressivamente, chiudendo l’esperienza aragonese con un bottino totale di sole quattro reti.
Il ritorno in patria e il ritiro precoce
Conclusa l’avventura europea, Rambert tornò in Argentina, vestendo le prestigiose maglie di Boca Juniors e River Plate, prima di un romantico ritorno all’Independiente nella stagione 2000-2001. Dopo una breve parentesi in Grecia con l’Iraklis, chiuse la carriera nel 2003 tra le fila dell’Arsenal de Sarandí. A soli 29 anni, i troppi infortuni lo costrinsero a “mettere l’aereo in hangar” e appendere gli scarpini al chiodo, dando inizio alla sua nuova vita in panchina.


