I sei atleti russi e i quattro bielorussi potranno prendere parte ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina, previsti dal 6 al 15 marzo prossimi, con inno, bandiera, divise ufficiali e perfino con i colori nazionali e l’acronimo “Rus” e “Blr”. Questa clamorosa decisione, che ha fatto arrabbiare non poco l’Ucraina, è stata confermata dall’IPC, il Comitato Paralimpico Internazionale, facendo riferimento a quanto stabilito a maggioranza dei voti dall’esecutivo del comitato stesso nel settembre del 2025 a Seul.
Il valore politico dei Giochi
Le Olimpiadi e le Paralimpiadi, estive e invernali, hanno sempre un grande significato. A ribadirne la portata politica è stato lo stesso presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, nell’edizione in corso di svolgimento. Il capo dello Stato ha richiamato il significato profondo del motto olimpico “Citius, altius, fortius, communiter”, vale a dire più veloce, più in alto, più forte, insieme, rinnovato dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, nel 2021 in occasione della manifestazione in Giappone.
Questo richiamo del presidente della Repubblica italiana alla cooperazione e al rispetto reciproco avviene in una fase storica che, dopo la fine della pandemia da COVID-19, è stata segnata da numerosi conflitti che purtroppo non si sono ancora esauriti.
Olimpiadi e geopolitica
Nel corso della storia, diverse volte le Olimpiadi moderne si sono dovute confrontare con i problemi della geopolitica e delle guerre, con tante interferenze dei governi e numerose crisi internazionali. Durante le due guerre mondiali del Novecento ben cinque Olimpiadi furono cancellate e, nel 1972, a Monaco, il terrorismo addirittura entrò drammaticamente nel villaggio olimpico con il sequestro e l’uccisione di diversi atleti israeliani da parte di un commando palestinese.
Nell’edizione del 1980, dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’allora Unione Sovietica, gli Stati Uniti decisero di boicottare i Giochi estivi di Mosca e, quattro anni dopo, nell’edizione americana, l’URSS ricambiò la soluzione rifiutandosi di inviare atleti ai Giochi Olimpici di Los Angeles.
Successivamente, alla fine del 1987, prima che Seul ospitasse le Olimpiadi estive del 1988, agenti nordcoreani fecero esplodere una bomba su un aereo di linea sudcoreano nel tentativo di destabilizzare i Giochi.
Recentemente, la pandemia di coronavirus ha costretto al rinvio di un anno dei Giochi estivi di Tokyo, dal 2020 al 2021.
Le polemiche di Milano-Cortina
Anche questa edizione invernale di Milano-Cortina non è immune dalle polemiche. Solo alle Paralimpiadi è stato concesso agli atleti di Russia e Bielorussia di gareggiare sotto le loro bandiere nazionali. Infatti, in questi giorni i russi e i bielorussi figurano solo come atleti “neutrali”, in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta quattro anni fa.
Fa discutere la decisione del CIO, che ha respinto le richieste di estendere tali misure anche a Israele e Stati Uniti, a seguito della condotta di Israele a Gaza e del blitz americano in Venezuela, affermando che tali questioni esulano dalla competenza del Comitato Olimpico Internazionale.
Tregua olimpica mancata
L’appello alla tregua olimpica, anche per queste Olimpiadi di Milano-Cortina, sta rappresentando solo un auspicio che, seppure necessario e autorevole, non sta trovando alcuna concreta applicazione.
Se si effettua una verifica in senso assoluto, si capisce come, per quanto riguarda la pace nelle varie edizioni delle Olimpiadi, siano davvero pochi i riscontri storici positivi fin da quando gli stessi Giochi sono ripresi su ispirazione di Pierre de Coubertin. Durante i due conflitti mondiali, anziché le guerre, furono proprio i Giochi ad andare in tregua, vale a dire essere sospesi.
Al massimo sono state prodotte pause locali umanitarie, come nel caso della Bosnia nel 1994, oppure qualche apertura diplomatica temporanea, come accadde nel 2018 nella crisi tra Corea del Sud e Corea del Nord.
L’ombra di Donald Trump
Su questa edizione italiana incombe l’ombra lunga di Donald Trump, che potrebbe materializzarsi in carne e ossa in occasione dell’eventuale presenza degli Stati Uniti nella finalissima di hockey su ghiaccio dell’ultima domenica di febbraio.
Il presidente degli Stati Uniti, con la presenza dei militari dell’ICE e con le sue dichiarazioni su Iran, Sud America e Ucraina, ha già condizionato di fatto la situazione politica, rischiando di oscurare uno spettacolo sportivo che sta risultando comunque piacevole.
Queste di Milano-Cortina sono le prime Olimpiadi dal suo ritorno alla Casa Bianca e sono contraddistinte, forse più di tutte le altre, dalle turbolenze globali. Nelle ultime settimane il presidente americano ha, nell’ordine, annunciato una possibile operazione bellica in Iran, determinato un intervento militare contro il Venezuela senza l’approvazione del Congresso e minacciato di usare la forza per conquistare la Groenlandia.
In quest’ultimo caso Trump ha pure informato i suoi alleati europei — o presunti tali — che avrebbe inflitto danni economici ai paesi che sarebbero accorsi in aiuto del territorio semiautonomo di un alleato NATO come la Danimarca. Fortuna vuole che la crisi non sia deflagrata.
Cooperazione multilaterale in crisi
In occasione dei Giochi, più che una tregua, c’è stata la forte sensazione di un deterioramento della cooperazione multilaterale, in un clima di timore per il futuro delle Nazioni Unite a seguito dei drastici tagli ai contributi nazionali, in primis proprio da parte degli Stati Uniti.
Se è vero che le guerre e le tensioni internazionali hanno sempre accompagnato molte edizioni olimpiche, in questi giochi invernali italiani una parte rilevante delle minacce all’architettura diplomatica globale proviene da quello Stato che per decenni ne è stato il principale garante.
La missione pacificatrice dello sport appare dunque particolarmente vessata in questi giorni, nonostante gli atleti stiano brillando nelle varie categorie degli sport invernali.
Medagliere, attacchi hacker e tensioni
Dal punto di vista sportivo la Norvegia si sta avviando a vincere nettamente il medagliere, mentre si assiste a una bella sfida tra Italia e Stati Uniti per la piazza d’onore.
Purtroppo si sono registrati anche attacchi hacker, che fortunatamente hanno preso di mira — senza successo — il sito web delle Olimpiadi, gli hotel di Cortina e i siti web del Ministero degli Esteri italiano. Quest’ultimo ha confermato, attraverso le dichiarazioni del ministro e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, che gli attacchi sono “di origine russa”. Un gruppo di hacker filo-russi ha poi rivendicato il gesto su Telegram, come ritorsione per il sostegno dell’Italia a Kiev.
Le tensioni geopolitiche non stanno dunque risparmiando i Giochi, come dimostrano anche i recenti sabotaggi alle linee ferroviarie italiane. Tuttavia, le nazioni europee stanno avendo un’opportunità di rappresentarsi come realtà moderne e fiorenti.
Liana Fix, rappresentante del Council on Foreign Relations, ha ribadito come l’Europa sia un continente florido e non in declino, come spesso dipinto dall’amministrazione statunitense di Donald Trump.
Sport e politica inseparabili
Il Comitato Olimpico Internazionale sta provando a difendere l’idea di un palcoscenico politicamente neutrale, ma la realtà in questi difficili tempi appare più complessa delle pie intenzioni dei rappresentanti dello sport internazionale.
Il professor Jules Boykoff della Pacific University ha infatti affermato parole pesanti: “Lo sport è politica con altri mezzi e pensare il contrario è una pura illusione”.


