Adelmo Fornaciari, per tutti Zucchero, è il caso più unico che raro di un artista profondamente radicato nella provincia emiliana capace di diventare un cittadino del mondo. È l’uomo che ha saputo mescolare la melodia italiana con le radici nere della musica americana, creando un genere che lui stesso definisce “scuro e dolce”.
Le Radici: Dalla Chiesa al Blues
Nato a Roncocesi nel 1955, il soprannome “Zucchero” glielo diede una maestra elementare. Ma la sua musica è tutt’altro che stucchevole. Dopo anni di gavetta e partecipazioni a Sanremo che non sembravano decollare (indimenticabile il penultimo posto di Donne nel 1985, poi diventata un successo generazionale), Zucchero trova la sua chiave di volta: il suono.
Va in America, respira l’aria dei grandi studi di registrazione e torna con album che cambiano le regole del gioco in Italia: Rispetto, Blue’s e soprattutto l’immortale Oro, Incenso e Birra.
Lo Stile: Sacro e Profano
La forza di Zucchero risiede nei contrasti. I suoi testi sono un mix surreale di:
Dialetto e neologismi: Parole che suonano bene anche se non sempre hanno un senso logico immediato.
Misticismo e sensualità: Passa da invocazioni spirituali a metafore decisamente spinte (e spesso ironiche) nel giro di un ritornello.
Collaborazioni da capogiro: È l’unico artista italiano a poter vantare in rubrica i numeri di Bono Vox, Eric Clapton, Sting, Brian May e Luciano Pavarotti.
Mentre molti artisti italiani faticano a varcare i confini nazionali, Zucchero è di casa nei festival internazionali. Ha suonato a Woodstock ’94, al Freddie Mercury Tribute e ha collaborato con le più grandi leggende del jazz e del rock.
La sua capacità di stare sul palco con i giganti della musica mondiale senza mai sfigurare deriva da una verità di fondo: Zucchero non imita gli americani, lui sente il blues con la stessa intensità con cui sente l’odore della sua terra.


