Non è più sfortuna, non è più un caso. La Juve Stabia che esce dal “Menti” con un 1-1 contro la Sampdoria è una squadra bellissima per ottantotto minuti, ma terribilmente fragile quando il cronometro entra nel “tempo delle ombre”. I 40 punti in classifica restano un tesoro prezioso, ma il digiuno di vittorie interne che dura da fine gennaio inizia a pesare per un gruppo che avrebbe meritato altro.
La partita è stata un inno all’intensità tattica. Dopo un avvio di studio, la Sampdoria ha inviato il primo “SMS” pericoloso con una girata velenosa di Cherubini su punizione di Esposito. Le Vespe, però, non sono rimaste a guardare. Al 37′, l’asse Mosti-Carissoni ha sfondato la retroguardia blucerchiata, costringendo la difesa ospite a un salvataggio in extremis su un Martinelli ormai battuto. Il primo tempo si è chiuso con il boato strozzato in gola per la “bomba” di Gabrielloni, neutralizzata da un volo plastico dell’estremo difensore doriano.
Nella ripresa, la Juve Stabia ha alzato i giri del motore. Gabrielloni ci ha riprovato di testa su cross del solito Carissoni, sfiorando il bersaglio. Poi, la consueta girandola di cambi: fuori Burnete e Mosti, dentro Maistro e Pierobon. Foti ha risposto inserendo Cicconi e Ricci, cercando di contenere l’esuberanza dei padroni di casa.
Al minuto 88, l’estasi: pennellata perfetta di Carissoni e colpo di testa imperioso di Correia. Un gol che sembrava la fine di un incubo, il ritorno al successo casalingo, il premio per una mediana dominata dal portoghese. Ma il calcio, a volte, è un regista crudele.Mentre il “Menti” già cantava, la panchina della Sampdoria si è giocata il tutto per tutto. Foti ha gettato nella mischia Soleri, Pafundi e Barak, alzando drasticamente il peso specifico e la qualità dell’attacco. In pieno recupero, quando i tre punti sembravano già in cassaforte, è arrivata la doccia gelata: Di Pardo trova il graffio giusto e firma l’1-1.
Il problema della Juve Stabia oggi è speculare a quello visto contro Padova e Pescara. La squadra spende tantissimo per 85 minuti — complice anche una lista di indisponibili che riduce le rotazioni — e arriva al traguardo con la spia della riserva accesa. La mancanza di “cattiveria” nel gestire i palloni sporchi nel finale è evidente: dove servirebbe il fallo tattico o la difesa a oltranza, subentra un timore reverenziale che attira l’avversario in area.
I 40 punti garantiscono sonni tranquilli per la salvezza, ma per puntare a qualcosa di più grande, le Vespe devono imparare l’arte più difficile: uccidere le partite. Senza la vittoria interna da oltre un mese, il “Menti” aspetta ancora il ritorno del suo ruggito finale.


