Dire Raffaella Carrà significa evocare un’icona assoluta. Con il suo inconfondibile caschetto biondo platino, il suo ombelico mostrato con orgoglio e la sua risata contagiosa, Raffaella ha ridefinito il concetto di intrattenimento, trasformando la televisione da elettrodomestico a finestra su un mondo più audace, gioioso e inclusivo.
Il mito nasce tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. In un’Italia ancora profondamente conservatrice, Raffaella appare in TV con un costume che lascia scoperto l’ombelico: è uno shock culturale, ma anche l’inizio di una liberazione dei costumi.
Con il brano Tuca Tuca, ballato insieme ad Enzo Paolo Turchi (e sdoganato definitivamente dal grande Alberto Sordi), la Carrà porta nelle case degli italiani una sensualità allegra, mai volgare, capace di abbattere tabù con un colpo di frusta dei suoi capelli biondi.
Pochi artisti italiani possono vantare una fama globale pari alla sua. Raffaella è diventata una vera e propria divinità nei paesi di lingua spagnola. In Spagna e in Sudamerica, i suoi show e le sue canzoni (tradotte con successo come Hay que venir al sur o Fiesta) l’hanno resa un simbolo di emancipazione femminile e gioia di vivere. Ancora oggi, nelle discoteche di Madrid o Buenos Aires, le sue hit sono inni generazionali.
Negli anni ’80 e ’90, la Carrà si conferma la padrona di casa ideale. Con Pronto, Raffaella? inventa il talk-show moderno, entrando in contatto diretto con il pubblico attraverso il celebre gioco dei fagioli nel barattolo. Poi arriva Carramba! Che sorpresa, il programma dei ricongiungimenti impossibili, che incolla alla TV milioni di spettatori e crea un nuovo termine nel dizionario italiano: la “carrambata”.
Raffaella Carrà è stata, e rimane, la più grande icona LGBTQ+ italiana nel mondo. Con canzoni come A far l’amore comincia tu (ritornata hit mondiale grazie al remix di Bob Sinclar per il film La Grande Bellezza) o Luca, ha cantato l’amore libero e il rispetto delle diversità molto prima che diventassero temi di dibattito quotidiano. Il suo impegno non era politico nel senso stretto, ma umano: voleva che tutti si sentissero “invitati alla festa”.
La sua scomparsa nel 2021 ha lasciato un vuoto immenso, ma la sua eredità è ovunque: nella musica pop contemporanea, nello stile delle nuove conduttrici e, soprattutto, in quella voglia di “far l’amore” con la vita che lei ha saputo trasmettere con ogni sua coreografia. Raffaella Carrà non è stata solo una star, è stata la prova che il talento, unito a un lavoro instancabile e a un sorriso sincero, può davvero cambiare il mondo.


