Il calcio, si sa, è lo sport dove Davide può battere Golia, ma quanto accaduto nell’estate del 2004 in Portogallo resta una delle pagine più incredibili e impronosticabili della storia dello sport. La 12ª edizione del Campionato Europeo si è conclusa con l’incoronazione della Grecia, capace di salire sul tetto d’Europa dopo aver battuto i padroni di casa in una finale che ha lasciato un intero popolo in lacrime.
Un cammino iniziato con una sorpresa
Il torneo, giocato con la formula a 16 squadre, prometteva spettacolo con le grandi potenze ai nastri di partenza: dalla Francia campione uscente all’Italia di Trapattoni, fino alla corazzata Germania. Eppure, il segnale che qualcosa di strano stesse per accadere arrivò subito, il 12 giugno, nella gara inaugurale: Portogallo 1, Grecia 2. Quello che sembrava un incidente di percorso per i lusitani era invece il trailer del finale di stagione.
Nonostante la sconfitta iniziale, il Portogallo riuscì a passare il turno come primo, condannando la Spagna all’eliminazione per la regola del maggior numero di gol segnati, che premiò proprio la squadra di Otto Rehhagel.
Veleni, “Biscotti” e cadute eccellenti
La fase a gironi non risparmiò polemiche e delusioni:
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Il “caso” Gruppo C: L’Italia di Trapattoni uscì tra i veleni. Nonostante i 5 punti conquistati, il pareggio per 2-2 tra Svezia e Danimarca nell’ultima giornata condannò gli Azzurri, alimentando sospetti di una combine (il celebre “biscotto” scandinavo) che ancora oggi fa discutere.
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Il flop tedesco: Nel Gruppo D, la Germania di Rudi Völler salutò prematuramente il torneo, incapace di battere la debuttante Lettonia e sconfitta dalla spumeggiante Repubblica Ceca di Baroš e Heinz.
La marcia trionfale verso Lisbona
I quarti di finale regalarono emozioni forti. Il Portogallo eliminò l’Inghilterra ai rigori, grazie a un protagonista inatteso: il portiere Ricardo, che parò un rigore a mani nude e segnò quello decisivo. Anche l’Olanda avanzò dal dischetto contro la Svezia, mentre la Repubblica Ceca travolse la Danimarca con un netto 3-0.
Ma la vera notizia fu ancora lei: la Grecia. Con un gol di Charisteas, gli ellenici schiantarono i sogni della Francia stellare di Zidane e Henry, qualificandosi per una semifinale storica contro i cechi.
La semifinale e il “Silver Gol”
Contro la favoritissima Repubblica Ceca, la Grecia eresse un muro difensivo invalicabile. La partita si decise ai supplementari con la regola del Silver Gol: allo scadere del primo tempo supplementare (105′), Dellas trafisse la porta avversaria. Fine dei giochi: la Grecia era in finale contro il Portogallo, che nel frattempo aveva superato l’Olanda grazie ai gol di un giovanissimo Cristiano Ronaldo e di Maniche.
4 Luglio 2004: La Grecia nell’Olimpo
Allo Stadio da Luz di Lisbona, il copione sembrava scritto per la festa portoghese. Ma il calcio di Rehhagel, fatto di disciplina ferrea e cinismo, non fece sconti.
Il minuto decisivo: Al 57′, su un calcio d’angolo battuto da Basinas, Angelos Charisteas svettò più in alto di tutti, depositando in rete il gol del vantaggio.
Il forcing finale di Figo, Rui Costa e Deco si infranse contro la diga ellenica. Al fischio finale del tedesco Merk, il verdetto fu inappellabile: Grecia Campione d’Europa. Una favola moderna che ha portato gli eroi di Rehhagel direttamente nell’Olimpo del calcio, lasciando il Portogallo sprofondato in un incubo sportivo davanti ai propri tifosi.


