Il sipario su Pacco, doppio pacco e contropaccotto si apre con un paradosso tipicamente loyano: l’esame di ammissione al crimine. In una Napoli dove anche il malaffare richiede competenza, assistiamo a un colloquio di lavoro decisamente fuori dagli schemi.
Un colloquio tra “colleghi”
La scena vede protagonista un monumentale Leo Gullotta nei panni di un sedicente poliziotto. Ma la divisa è solo un travestimento, uno strumento del mestiere per mettere alla prova Gennaro Apicella (interpretato con la consueta veracità da Italo Celoro). L’obiettivo? Verificare se il candidato sia all’altezza di diventare un futuro socio in affari.
Gullotta, con una recitazione che oscilla tra l’autorità istituzionale e la furbizia del veterano della strada, interroga Apicella non sul codice penale, ma sulla sua capacità di destreggiarsi tra inganni e scaltrezza. È un duetto magistrale in cui la tensione di un “interrogatorio” si scioglie nella complicità tra due maestri dell’arte dell’arrangiarsi.
Tradizione e teatro
Accanto a loro, la presenza di Angela Luce arricchisce l’episodio di quel colore e di quella teatralità che solo i grandi interpreti della scuola napoletana sanno dare. Loy sceglie di iniziare così: dimostrando che a Napoli, a volte, per trovare un collaboratore fidato non serve un annuncio sul giornale, ma una messa in scena impeccabile.
L’episodio cristallizza perfettamente il tema del film: la truffa non è solo un atto predatorio, ma una forma di intelligenza (spesso sprecata) che segue gerarchie e rituali quasi accademici.


