La nazionale di Gennaro Gattuso cade in Bosnia e torna a casa
Gattuso per evitare le disfatte dei play off precedenti si affida parzialmente alle risorse stabiesi, confermando la formazione della vittoriosa semifinale di Bergamo con l’Irlanda del nord. Resto convinto che con Quagliarella si sarebbe potuto fare meglio già nei mondiali sudafricani e brasiliani, ma soprattutto evitare le sconfitte con Svezia e Macedonia, così come Gattuso avrebbe fatto meglio a fare giocare di più Pio Esposito, andando oltre il tiro finale alle stelle dal dischetto. In ogni caso l’errore in disimpegno del portiere Vasilj facilita il gol del vantaggio con l’assist di Barella a Kean, che è bravo a cercare subito la conclusione vincente. Dopo però si assiste ad un netto predominio della Bosnia del tecnico Barbarez, sospinta dai calorosi tifosi di casa in uno stadio, che somiglia al Menti di Castellammare soprattutto per l’aspetto dei palazzi con visione sul campo. Il pubblico ha seguito le indicazioni del capitano Dzeko, applaudendo l’inno nazionale italiano ed ha incitato fino alla fine la Bosnia, gioie per una storica qualificazione, ottenuta nel tripudio, ma comunque attesa e ritenuta sin dall’inizio possibile in considerazione del valore attuale della nazionale italiana.
Il valore attuale non è eccellente e se la nazionale si complica pure la vita a fine primo tempo con il fallo pesantissimo di Bastoni, il collasso purtroppo può starci perché l’Italia da anni non è più tra le grandi del calcio. Va detto che già prima dell’espulsione il capitano stabiese Donnarumma aveva compiuto un paio di parate importanti e poi c’erano stati un paio di colpi di testa, che hanno sfiorato la porta italiana. L’arbitro francese si è dimostrato non sempre convincente e coerente nelle decisioni perché è stato conservatore per applicare il regolamento solo nell’occasione del fallo di Bastoni, che era da ultimo uomo sicuramente, ma non da chiara occasione da gol, essendo il calciatore bosniaco in posizione defilata e fuori area di rigore e non lo è stato poi in una situazione più chiara per l’Italia. Gattuso corre ai ripari, inserendo un difensore come Gatti al posto del centravanti Retegui, che una sola volta ha tirato in porta, ma era quasi una telefonata a Vasilj. Nell’intervallo Gattuso decide di sacrificare Politano, che ha dovuto fare il terzino per contenere l’esterno avversario, inserendo Palestra, ma è sempre la Bosnia ad attaccare e a costringere Donnarumma a fare gli straordinari. Anche l’Italia riesce ad avere in contropiede le sue occasioni per chiudere il discorso, ma Kean dopo una bella corsa non riesce ad avere la lucidità per puntare il portiere o tirare rasoterra, scegliendo questa volta la soluzione alta più sbagliata. Sia Gattuso che il pokerista Barbarez effettuano cambi ed entrano Pio Esposito e Cristante al posto di Kean e Locatelli e Tabakovic è l’elemento bosniaco, che nel finale cambierà il destino della gara, che seppure con sofferenza l’Italia sembrava stesse portando in porto. E oltre le parate di Donnarumma sempre puntuali e non banali se si considerano le occasioni di Pio Esposito e Dimarco tutto sommato la vittoria poteva starci, ma nello stesso tempo va riconosciuta alla Bosnia la capacità di creare numerose soluzioni d’attacco soprattutto dalle corsie esterne con le giocate di uno scatenato Baraktanevic a beneficio di Dzeko e dei suoi due colleghi attaccanti.
Sul gol del pareggio di Tabakovic c’è da considerare un possibile tocco di mano di Dzeko prima del suo tentativo verso la porta salvato ancora miracolosamente da Donnarumma, che non può nulla sulla successiva deviazione. Il portiere stabiese riesce ad evitare il gol del successo bosniaco con un altro grande intervento e nel finale Gattuso fa entrare Frattesi al posto di Barella, conservando l’ingresso del napoletano Spinazzola per Dimarco all’inizio dei successivi tempi supplementari. Nel primo tempo l’Italia non solo regge meglio l’urto bosniaco, ma sembra non soffrire l’inferiorità numerica, che avrebbe peraltro dovuto essere compensata da un’espulsione, che era più netta di quella di Bastoni, per una situazione di ultimo uomo su Palestra. In precedenza Pio Esposito di testa costringe Vasilj alla sua parata più difficile e anche nel secondo tempo l’attaccante stabiese mette in apprensione tutta la difesa dei padroni di casa, facendo respirare la squadra italiana comunque sempre impegnata seriamente dalla Bosnia, che prova ad evitare la soluzione dei calci di rigore, con alcune pericolose conclusioni finali. L’ultimo cambio del bravo giocatore di poker, Barbarez, non è assolutamente un bluff, perché è proiettato per ottimizzare i calci di rigore, inserendo uno che l’aveva realizzato nella semifinale in Galles al posto di uno che invece l’aveva fallito. E così che a dispetto delle intenzioni iniziali di Gattuso due stabiesi si ritrovano ad essere protagonisti in negativo nella soluzione finale dal dischetto che assegna la qualificazione ai mondiali americani, ma anche canadesi e messicani. Infatti mentre Tahirovic segna lo stabiese tira alle stelle e anche Tabakovic riesce a superare Donnarumma con Tonali che invece spiazza Vasalj. Ma nei tiri finali i giovanissimi della Bosnia sono più bravu e precisi, mentre Cristante colpisce solamente la traversa. Questa è stata una gara giocata con determinazione, un pochino compromessa da alcune decisioni arbitrali, ma la crisi del calcio italiano viene certificata lo stesso e stavolta alla terza mancata qualificazione consecutiva direi che si possa parlare di un declino inarrestabile, che dovrebbe travolgere tutte le massime istituzioni calcistiche. La tristezza per gli appassionati di calcio italiani è tanta, ma è giusto fare i complimenti alla nazionale bosniaca del capitano quarantenne Dzeko e attendere gli eventi futuri, che potrebbero se non altro essere catartici per ridisegnare completamente il futuro del calcio italiano.


