Non si ferma l’onda d’urto che sta travolgendo i vertici del calcio italiano. A poche ore dal passo indietro di Gabriele Gravina, arriva la conferma ufficiale: anche Gianluigi Buffon lascia il suo incarico. Il primatista di presenze in maglia azzurra e campione del mondo 2006 ha rassegnato le dimissioni da Capo Delegazione della Nazionale, chiudendo un ciclo iniziato nell’agosto 2023.
Un addio nel segno della responsabilità
Attraverso un messaggio accorato affidato ai propri canali social, Buffon ha spiegato le ragioni di una scelta che appare, prima di tutto, un gesto di coerenza istituzionale. “Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità”, ha dichiarato l’ex portiere.
Il nucleo del suo addio risiede nel mancato raggiungimento del traguardo sportivo più importante: “L’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti”. Una ferita aperta che Buffon ha scelto di curare facendosi da parte, per permettere alla futura governance federale la massima libertà di scelta nel ridisegnare i quadri tecnici e dirigenziali.
Il progetto per i giovani e la meritocrazia
Nonostante l’epilogo doloroso, Buffon ha voluto sottolineare il lavoro “sottotraccia” svolto in questi mesi. Non solo un ruolo di rappresentanza, ma un impegno attivo come anello di congiunzione tra le varie selezioni giovanili e la Nazionale maggiore di Rino Gattuso.
Buffon ha rivendicato l’implementazione di un progetto strutturato, volto a ripensare la crescita dei talenti italiani attraverso la meritocrazia e l’inserimento di figure altamente specializzate. “Abbiamo cercato di dare vita a cambiamenti necessari con una visione a medio e lungo termine”, ha spiegato, lasciando in eredità un piano di lavoro che ora passerà nelle mani dei suoi successori.
Un legame indissolubile
Con queste dimissioni si chiude, almeno per ora, un rapporto durato quasi venticinque anni tra Buffon e il “Club Italia”. Dalle giovanili al trionfo di Berlino, fino alla scrivania di dirigente, il legame resta indissolubile. Il suo saluto finale è un misto di gratitudine e amarezza, ma con lo sguardo sempre rivolto al campo: “Porto nel cuore tutto. Forza Azzurri sempre”.
Il calcio italiano perde così, nel giro di poche ore, le sue due figure di vertice, aprendo ufficialmente una fase di incertezza e ricostruzione totale in vista dei prossimi impegni internazionali.


