Non c’è stata storia. Sotto il cielo di un Maradona ribollente di passione, il Napoli si prende il big match contro il Milan con una prestazione di una maturità disarmante. Finisce 1-0, decide un guizzo di Matteo Politano, ma il punteggio sta quasi stretto a una squadra che ha dominato tatticamente e mentalmente. Per il Diavolo è la resa dei conti: una sconfitta che sa di addio definitivo alle ambizioni scudetto.
L’atmosfera delle grandi occasioni ha spinto gli azzurri sin dal primo minuto. Il Napoli ha giocato con il piglio della grande squadra: pressione alta, possesso palla ragionato e una ferocia agonistica che ha spento sul nascere ogni iniziativa rossonera. Il gol vittoria porta la firma di Politano, bravo a capitalizzare una manovra avvolgente e a far esplodere i sessantamila di Fuorigrotta. Da quel momento, il Napoli ha gestito il campo con una personalità debordante.
Se il Napoli brilla, il Milan si eclissa. Quello visto al Maradona è stato un “Diavolo piccolo piccolo”, quasi intimidito dalla forza dell’avversario e dal calore dello stadio. Senza idee, senza strappi e soprattutto senza quella cattiveria necessaria per raddrizzare una stagione che ora si fa complicatissima. Il distacco dalla vetta diventa una montagna impossibile da scalare: i rossoneri escono dal campo con le ossa rotte e la consapevolezza che il treno per il titolo è ormai passato.Per gli azzurri, invece, è la notte della consacrazione. Questa vittoria non vale solo tre punti, ma è un messaggio spedito a tutto il campionato: il Napoli c’è, è solido e non ha paura di nessuno. La squadra crea, diverte e sa soffrire, trascinata da un pubblico che ora crede davvero al colpaccio grosso.


