Il secondo scudetto del Napoli: la storica cavalcata del 1989-1990 tra talento, sorpassi e grandi polemiche


Dopo aver accarezzato il titolo per due anni consecutivi, finendo alle spalle delle milanesi, nella stagione 1989-1990 il Napoli tornò sul tetto d’Italia. A tre anni dalla prima e storica affermazione, i partenopei concessero il bis. In panchina, Alberto Bigon raccolse la pesante eredità di Ottavio Bianchi, potendo contare su una rosa rinforzata dagli innesti di Massimo Mauro dalla Juventus, del giovane Marco Baroni dal Lecce e di un promettente talento proveniente dalla Torres: Gianfranco Zola.

Dalla partenza sprint al titolo d’inverno

Nonostante l’avvio di stagione fosse stato complicato dal ritardo di condizione dei calciatori sudamericani, reduci dalle fatiche estive della Copa América, il Napoli partì fortissimo. Gli azzurri rimasero imbattuti per i primi sedici turni di campionato. La prima battuta d’arresto arrivò soltanto all’ultima giornata del girone d’andata, un pesante 3-0 subìto a Roma contro la Lazio che, tuttavia, non impedì ai campani di laurearsi campioni d’inverno.

Il sorpasso del Milan e la delusione in Coppa Italia

A fine febbraio, però, il meccanismo azzurro sembrò incepparsi. Il Milan di Sacchi riuscì prima a raggiungere e poi a superare il Napoli in classifica, complice anche il netto 3-0 inflitto ai partenopei nello scontro diretto e un altro ko rimediato contro i campioni uscenti dell’Inter (3-1). I rossoneri si rivelarono un tabù anche in Coppa Italia, eliminando gli uomini di Bigon in semifinale, dopo che questi ultimi avevano superato Monza, Reggina, Fiorentina e Bologna nei turni precedenti.

L’8 aprile e il giallo della monetina di Bergamo

Il punto di svolta del campionato arrivò l’8 aprile, in una quart’ultima giornata destinata a rimanere nella storia del calcio italiano per una scia infinita di polemiche. Mentre il Milan veniva bloccato sullo 0-0 a Bologna (tra le proteste emiliane per un gol fantasma non concesso), il Napoli non andò oltre il pareggio a reti bianche sul campo dell’Atalanta.

Il verdetto del campo, tuttavia, venne ribaltato dal Giudice Sportivo: il giorno successivo fu assegnata la vittoria a tavolino al Napoli a causa di una moneta da 100 lire lanciata dagli spalti che aveva colpito alla testa il centrocampista azzurro Alemão, costringendolo al cambio. L’episodio scatenò polemiche decennali, incentrate soprattutto sul ruolo del massaggiatore Salvatore Carmando, accusato dai rivali di aver ingigantito l’entità del danno subito dal brasiliano.

Il trionfo finale: Verona fatale e la festa al San Paolo

Il duello decisivo si consumò nelle ultime due giornate. Al penultimo turno, il Milan crollò clamorosamente e nervosamente sul campo di una “Fatal Verona” che si impose per 2-1, mentre il Napoli liquidò il Bologna al Dall’Ara con un roboante 2-4, blindando il match già nei primi quindici minuti e riprendendosi la vetta solitaria.

L’apoteosi si compì il 29 aprile 1990. Davanti a un San Paolo stracolmo, bastò un colpo di testa di Marco Baroni nei primi minuti di gioco per piegare la Lazio. Una vittoria per 1-0 che rese del tutto inutile il rotondo 4-0 del Milan sul Bari: il Napoli chiuse il torneo con due punti di vantaggio sui rossoneri, cucendosi sul petto il secondo, indimenticabile scudetto della sua storia.

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