Alemão: il motore d’oro del Napoli di Maradona


Nel firmamento della Serie A degli anni ’80 e ’90, la memoria collettiva tende a celebrare i re del gol. Eppure, la leggenda di grandi squadre si è costruita anche grazie ai polmoni, al cuore e all’intelligenza tattica di straordinari guerrieri della mediana. Uno dei più iconici è stato senza dubbio Ricardo Rogério de Brito, calcisticamente noto come Alemão.

Il centrocampista brasiliano arrivò in Italia per completare un quadro geometrico perfetto. Erano gli anni dolci del nostro calcio, un’epoca dominata da terzetti stranieri leggendari che accendevano i sogni dei tifosi: l’Inter dei tedeschi, il Milan degli olandesi e il Napoli dei sudamericani. Se Diego Armando Maradona era la luce e la fantasia, Alemão era la diga e il motore che permetteva a quella luce di brillare.

Dalla Spagna all’ombra del Vesuvio

Cresciuto nel Botafogo e consacratosi in Europa con la maglia dell’Atlético Madrid, Alemão fu acquistato dal presidente Corrado Ferlaino nell’estate del 1988. A Napoli scoccò un amore immediato e profondo. Il brasiliano non era solo muscoli e tackle; possedeva la tipica tecnica dinamica del calcio sudamericano e, quando partiva palla al piede, sapeva graffiare in zona gol.

Il suo timbro d’autore rimarrà per sempre impresso nella finale di Coppa UEFA del 1989 contro lo Stoccarda: una cavalcata travolgente verso la porta che diede il via alla storica notte azzurra. Fu il suo personale marchio di fabbrica in un’esperienza napoletana culminata con la vittoria del secondo scudetto nel 1990 e della Supercoppa Italiana.

La monetina di Bergamo e gli anni a Bergamo

Il nome di Alemão è legato a doppio filo anche a uno degli episodi più discussi e decisivi della storia del nostro campionato. L’8 aprile 1990, durante la sfida decisiva contro l’Atalanta, il centrocampista fu colpito alla testa da una monetina lanciata dagli spalti. La partita, terminata 0-0 sul campo, fu assegnata al Napoli dal Giudice Sportivo con il 2-0 a tavolino. Quei due punti ebbero un peso specifico d’oro nella volata scudetto contro il Milan.

Ironia della sorte, dopo l’addio a Napoli, il destino lo portò proprio a Bergamo. Con l’Atalanta disputò due stagioni di sostanza a fine carriera:

  • Prima stagione: 22 presenze e 2 reti

  • Seconda stagione: 18 presenze

Nel 1994 decise di tornare in patria per vestire la maglia del San Paolo, prima di tentare, qualche anno più tardi, l’avventura in panchina come allenatore.

Alemão è stato un calciatore mai banale, un pilastro della nazionale brasiliana e uno dei centrocampisti più dominanti della sua generazione. Oggi, a distanza di decenni, i tifosi italiani – e quelli napoletani in modo viscerale – lo ricordano ancora con un affetto immenso, nostalgia di un calcio in cui i polmoni e il cuore valevano quanto un colpo di genio.

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