La nuova stagione della Juve Stabia ha ufficialmente preso il via. Con la prima conferenza stampa del nuovo tecnico, si apre ufficialmente l’era targata Pietro De Giorgio. L’allenatore, chiamato a guidare il club campano, porta con sé non solo idee tattiche e l’entusiasmo per una nuova avventura, ma riaccende anche un filo conduttore storico molto particolare.
Con il mister nato a Praia a Mare, infatti, a Castellammare di Stabia si torna a parlare “calabrese”. Quello tra la Juve Stabia e gli allenatori provenienti dalla sponda calabrese è un legame solido, una vera e propria tradizione che dura da oltre vent’anni.
Da Silipo a De Giorgio: vent’anni di storia e successi
Questa suggestiva dinastia tecnica ha radici ben precise e comincia all’alba del nuovo millennio. Era il 2000 quando Fausto Silipo, catanzarese purosangue, si sedeva sulla panchina delle Vespe.
Nel corso degli anni, diversi timonieri nati in Calabria hanno guidato il club, ognuno lasciando un’impronta ben definita. Basti pensare a Giuseppe “Pippo” Pancaro, cosentino d’origine, o a Gaetano Fontana, nato a Catanzaro, che hanno saputo trasmettere il carattere e la grinta tipici della loro terra alla piazza stabiese.
Il binomio ha toccato vette altissime in tempi più recenti con il tandem originario di Melito Porto Salvo: prima Nunzio Zavettieri e poi, soprattutto, Fabio Caserta, protagonista di pagine indelebili della storia recente delle Vespe, culminate con la memorabile promozione in Serie B.
Una curiosità geografica: Con l’arrivo di De Giorgio, lo “scettro” calabrese si sposta dalla costa ionica e reggina all’alto Tirreno cosentino, a testimonianza di come l’intera regione calcistica abbia lasciato un segno a Castellammare.
Oggi tocca a Pietro De Giorgio raccogliere questa importante eredità e trasformare la tradizione in nuova linfa per il campo. La parola d’ordine è continuità caratteriale: quel temperamento forte e passionale che storicamente unisce il popolo calabrese a quello stabiese, pronto a ruggire ancora una volta al “Romeo Menti”.


