La Germania e la Francia tengono a galla l’Europa


Le elezioni tedesche hanno sostanzialmente rispecchiato i pronostici della vigilia, con una buona aderenza ai dati dei sondaggi, segnalati anche nel mio ultimo articolo. I socialdemocratici dell’SPD erano attesi alla sconfitta e in effetti hanno perso 9,3 punti, rispetto alle precedenti elezioni politiche, raccogliendo solo il 16,4%. Il partito di estrema destra AfD conferma le indicazioni della vigilia e ottiene un grande risultato con il 20,8%, che lo fa diventare il secondo partito della Germania.

L’uomo più ricco del mondo e ministro degli Stati Uniti, Ellon Musk, ha sostenuto fortemente il partito dell’estrema destra tedesca e si è complimentato subito con la sua leader Alice Weidel, mentre Habeck ha lasciato la guida del partito dei Verdi, perché ha ritenuto insoddisfacente la percentuale raccolta dell’11,6%.

Il partito di maggioranza relativa è l’unione Cdu-Csu guidata da Friedrich Merz, che ha vinto questa tornata elettorale in Germania con il 28,6% dei voti, secondo i dati definitivi pubblicati online dalla Bundeswahlleiterin, vale a dire la commissione federale elettorale tedesca. Il partito di sinistra Linke riesce a prendere l’8,8%, che lo mette nelle condizioni di arrivare nel Bundestag, anche se molto difficilmente sarà chiamato a governare.

Restano invece fuori dal parlamento, seppure di poco, la Bsw di Sahra Wagenknecht, che manca letteralmente per un soffio la soglia di sbarramento del 5% fermandosi al 4,97 e anche i liberali dell’Fdp, che raccolgono il 4,3%.

Con questi risultati sarà possibile mettere in piedi la Grande coalizione fra i conservatori di Friedrich Merz e i socialdemocratici tedeschi, perché l’uscita dalla scena del Parlamento dei liberali di Christian Lindner e del Bsw di Sahra Wagenknecht, consente di avere i numeri per formare un esecutivo a due, dal momento che i voti dei due partiti saranno distribuiti fra gli altri e quindi non è necessario l’apporto delle altre formazioni politiche, che sono riuscite ad essere presenti nel Bundestag.

Il dato della grande coalizione è molto significativo politicamente, perché consente due fatti molto importanti, vale a dire l’esclusione sia del partito di estrema destra dal governo, che di quelli della sinistra più radicale, e di conseguenza l’ottenimento, con la presenza di soli due partner nella coalizione dell’esecutivo, di una maggiore stabilità politica e di governo in un paese profondamente strategico come la Germania.

Oltre i risultati della Germania, che consentono ancora la speranza di una Unione Europea più forte politicamente, a tenere alta la soddisfazione di buona parte dei rappresentanti dei paesi del vecchio continente è stata la mano di Macron posata sul braccio di Trump, che ha fatto il giro delle emittenti televisive. Il presidente della Repubblica francese ha dovuto toccare il neo presidente degli Stati Uniti per esser certo di interromperlo, mentre si parlava alla Casa Bianca con i giornalisti della guerra tra Russia e Ucraina.

Praticamente Emmanuel Macron ha contraddetto e corretto Donald Trump sotto i riflettori, in un confronto paritario tra capi di stato, mentre erano seduti fianco a fianco a Washington, confermandosi molto distanti dal punto di vista degli intendimenti politici. Insomma è balzata agli occhi tutta la differenza, che esiste tra la posizione degli Stati Uniti e quella dell’Unione Europea, nonostante gli sforzi che si stanno compiendo, per cercare di ricucire le alleanze transatlantiche sulle vicende drammatiche dell’Ucraina.

Macron ha voluto rappresentare in modo evidente il freno dell’Europa al Presidente americano, che aveva da poche ore rappresentato Volodymyr Zelensky come un dittatore, e invece non lo aveva fatto con Vladimir Putin, che aveva avuto la sfacciataggine di accusare l’Ucraina di aver voluto cominciare la guerra. Donald Trump, peraltro era reduce dal voto all’Assemblea generale dell’Onu, che l’aveva visto al fianco della Russia soccombere nella proposizione di un documento.

Trump alla Casa Bianca aveva sciorinato numeri molto discutibili sul fatto che l’Europa avrebbe recuperato tutti i soldi dati all’Ucraina perché si tratta di prestiti, mentre gli Stati Uniti, che avrebbero offerto 350 miliardi al governo di Zelensky, non erano in grado di recuperarli.

Macron ha sbottato nel sentire questi dati, interrompendo Trump e dicendo testualmente : “Non è così, nei fatti abbiamo fornito il 60% dello sforzo totale di finanziamento ed è avvenuto con aiuti, garanzie, prestiti, come per gli Stati Uniti, e abbiamo offerto soldi veri, per essere chiaro”.

Macron ha pure aggiunto che gli asset russi congelati, che corrispondono a circa 230 miliardi, non appartengono all’Europa e non sono collaterali per i prestiti, anche se possono essere in gioco nei negoziati con la Russia, considerandolo il paese aggressore.

Trump, a sta volta, ha gesticolato con la mano in segno di dubbio e ha ribattuto con le testuali parole: “Se credi a questo, va bene. Ma loro recuperano i loro soldi, noi no, e adesso li riprendiamo anche noi, questo è solo giusto”.

Trump probabilmente si riferiva all’accordo sulle risorse naturali ucraine trasferite agli Usa, che il governo di Kiev dovrebbe presto firmare. Quindi il presidente degli Stati Uniti accusa l’Europa di speculazione, ma attenti osservatori di fatti internazionali hanno effettuato una verifica dei numeri, scoprendo come Trump abbia in effetti adoperato cifre, senza riscontri oggettivi per quanto riguarda gli aiuti americani all’Ucraina. Il presidente americano ha parlato di 350 miliardi di dollari, quindi di 200 miliardi in più che sarebbero stati offerti rispetto all’Europa, e che per circa una metà sarebbero addirittura andati persi.

Gli attenti osservatori internazionali in realtà hanno scoperto, che sarebbero stati stanziati dal governo americano solamente circa 119 miliardi, e stiamo parlando in particolare del Kiel Institute for the World Economy, che tiene conto dei fondi economici e anche dei 67 miliardi, spesi in arsenali.

Dall’altra parte l’Europa, intendendo per essa la Unione Europea più l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera, hanno inviato tutte assieme 138 miliardi, dei quali 65, quindi circa la metà, in aiuti militari.

L’Europa aveva anche concordato altri 120 miliardi in aiuti da stanziare successivamente, mentre gli Stati Uniti ad un certo punto non hanno stabilito più nulla Trump forse si riferiva al fatto di come quasi il 90% dei cosiddetti soft loans dell’assistenza europea siano sotto forma di prestiti, anche se a condizioni molto generose e agevolate, mentre il 60% dei fondi americani sia sotto forma di grants, vale a dire di donazioni o sovvenzioni.

In realtà le stime governative americane sono differenti rispetto ai grandi numeri, perché si parla di 183 miliardi di dollari in tutto, che siano effettivamente legati agli aiuti al governo di Kiev. In realtà 58 di questi miliardi sarebbero già stati spesi direttamente in America, per rafforzare esclusivamente gli arsenali statunitensi o, rimpiazzando in parte quelli inviati in Ucraina.

 

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