Per la prima volta dopo la caduta del muro di Berlino del 9 novembre 1989, la Germania si trova al centro di un’attenzione mondiale, perché si appresta a rinnovare il suo parlamento.
La data storica della caduta del muro somiglia molto a quella della presa della Bastiglia del 14 luglio 1789, o alla presa del palazzo d’Inverno del 26 ottobre 1917 durante la rivoluzione bolscevica, e può essere analizzata su diversi piani.
Innanzitutto si pone alla fine della guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, e poi rappresenta il fallimento di un modello di organizzazione sociale, politica ed economica sul territorio tedesco orientale, iniziando il percorso della riunificazione della Germania, che da due stati, uno dell’ovest e uno dell’est ha portato al ritorno di un unico grande paese.
Domenica 23 febbraio i cittadini tedeschi devono scegliere i deputati del Bundestag, la camera principale che gode del potere legislativo e determina l’elezione del cancelliere, che sarebbe l’equivalente del presidente del Consiglio italiano.
Il sistema parlamentare tedesco prevede anche una seconda camera, il Bundesrat, ma i rappresentanti dei 16 Lander, gli stati federali, non sono eletti direttamente dai cittadini, bensì sono nominati dai governi regionali.
L’appuntamento elettorale arriva in anticipo rispetto alla scadenza naturale di settembre 2025, perché il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz ha perso la fiducia del parlamento alla fine del 2024.
Inoltre nel 2023 una riforma elettorale ha modificato alcune regole per l’elezione dei deputati del Bundestag in un sistema, quello tedesco, che è sicuramente particolare.
Dopo la Seconda guerra mondiale l’obiettivo fu di non consentire ad un solo partito di conquistare eccessivo potere. Il meccanismo combina elementi proporzionali e maggioritari e favorisce la creazione di coalizioni, ma garantisce anche che il parlamento rispecchi il più possibile la volontà degli elettori.
Il sistema ha consentito negli anni una grande stabilità e infatti dal dopoguerra ad oggi la Germania ha avuto solo nove cancellieri. Questo meccanismo prevede il doppio voto sulla stessa scheda.
Con il primo voto, definito Erststimme, si sceglie direttamente il deputato nel proprio collegio elettorale e il candidato che prende più voti nel collegio viene eletto direttamente al Bundestag.
Con il secondo voto, chiamato Zweitstimme, invece, l’elettore sceglie un partito. Questo voto è ancora più importante, perché determina quanti seggi avrà ciascun partito in parlamento, ma le forze politiche presentano liste diverse in ognuno dei Lander, i 16 stati federali, e soprattutto per entrare in parlamento, devono superare la soglia di sbarramento del 5% dei voti a livello nazionale.
Prima della riforma questo meccanismo del doppio voto creava un problema, perché poteva accadere che un partito ottenesse più seggi diretti nei collegi, di quanti ne avrebbe dovuti avere in base alla percentuale del secondo voto.
Per non penalizzare nessun partito, prima del 2023 si assegnavano seggi aggiuntivi, denominati di compensazione, agli altri partiti. Questo sistema ha consentito il risultato clamoroso delle elezioni del 2021, che comportò l’arrivo in parlamento di ben 736 deputati, facendolo diventare praticamente uno dei più numerosi al mondo.
La riforma del 2023 ha fissato un tetto massimo di 630 parlamentari, introducendo un limite fisso come quello che esiste in Italia, che curiosamente corrisponde allo stesso numero dei componenti della camera dei deputati italiana, prima della riforma costituzionale, che ha comportato la riduzione del numero dei parlamentari nelle due assemblee.
Gli ultimi sondaggi assegnano il 30% alla Cdu/Csu, il partito di estrazione cattolica che per sedici anni ha espresso la cancelliera Angela Merkel. Oggi questo partito, che può essere definito come la democrazia cristiana tedesca, è guidato da Friedrich Merz, che appare più conservatore della Merkel, soprattutto sul tema dell’immigrazione.
La Cdu/Csu in effetti è sempre stato un grande partito di centro, che guarda più a destra, che a sinistra. Ma la vera sorpresa di queste elezioni imminenti, che per alcuni rappresenta un grande timore e per altri invece è invocato come un doveroso cambio di rotta, potrebbe essere l’AfD, Alternative für Deutschland, un partito di estrema destra, nato solamente nel 2013.
Secondo alcuni sondaggi l’AfD potrebbe addirittura raggiungere e superare il 22% dei consensi, diventando il secondo partito della Germania. La sua leader Alice Weidel è un personaggio, al centro dell’attenzione mondiale, per il sostegno ottenuto da ragguardevoli figure internazionali come l’imprenditore e ministro degli Stati Uniti Elon Musk e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, un fatto che ha contribuito a sdoganare un partito, considerato fino a poco tempo fa quasi fuorilegge per i suoi connotati pseudo razzisti.
Fa riflettere però il fatto che la leader Alice Weidel abbia una vita personale non abbia una vita personale non in linea con i postulati iper conservatori della sua formazione politica. I socialdemocratici della Spd, il partito dell’ex cancelliere Scholz sfiduciato alla fine del 2024, sono indietro nei sondaggi, al terzo posto, con circa il 15%.
Questo dato negativo rappresenterebbe il minimo storico, per quello che è stato uno dei due grandi partiti tedeschi del dopoguerra. I Verdi sono quotati attorno al 13%, mentre i tre partiti più piccoli, i liberali dell’Fdp, la sinistra radicale Die Linke e il nuovo movimento Bsw, nato da una scissione a sinistra, rischiano seriamente di non superare la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento.
Sarà oltremodo complicato formare un governo e Merz ha già detto che non si alleerà mai con l’AfD, nonostante abbiano votato insieme negli ultimi tempi alcune leggi sull’immigrazione in parlamento, scatenando la reazione di alcuni esponenti rilevanti del passato come la stessa Merkel.
Insomma si profila uno scenario complicato, con tanti partiti diversi costretti a mettersi d’accordo, per costruire il governo di uno dei paesi più importanti al mondo. Inoltre per la prima volta anche la Chiesa cattolica tedesca è intervenuta pesantemente in una campagna elettorale, invitando i tedeschi a scegliere solamente partiti, che rispettino i principi dello Stato di diritto, della libertà, e della solidarietà.
Questo storico intervento della Conferenza episcopale tedesca, è stato ripreso anche nell’intervista al suo presidente, il vescovo di Limburg Georg Batzing, apparsa sul quotidiano cattolico italiano Avvenire.
Il vescovo tedesco ha messo in guardia l’opinione pubblica dal pericolo delle polarizzazioni e ha lanciato un appello per l’unità a tutti i partiti democratici, ma anche le forze sociali, le Chiese e tutte le Confessioni religiose, affinché si possa cercare di dare risposte alle paure dei cittadini per la grande difficoltà di un mondo, dilaniato dai conflitti bellici e le crisi economiche, che alimentano le forze politiche di ’estrema destra.
Secondo la Chiesa tedesca i principi della democrazia non possono essere negoziabili e c’è l’assoluta necessità di valorizzare i compromessi efficaci, che rappresentano le soluzioni più utili, soprattutto in tempi di crisi, perché l’estremismo politico e, soprattutto, il nazionalismo etnico non possono essere assolutamente compatibili con il cristianesimo e i suoi valori.


