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KGli USA si sono formalmente ritirati dal Trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) con la Russia. Esso era stato siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov e prevedeva una graduale e sensibile riduzione di missili nucleari a media gittata, tra i 500 e i 5.500 chilometri, lanciati da terra. Dopo la firma del trattato furono distrutti circa 2.700 missili Pershing americani e SS-20 sovietici. L’ultimatum lanciato da Washington a Mosca a febbraio prevedeva che quest’ultima avrebbe dovuto distruggere entro il 2 agosto alcuni missili, in caso contrario gli USA non avrebbero considerato più valido l’accordo in questione.

 

Il Trattato INF

Già nel 1985, nel corso dell’incontro sovietico-americano di Ginevra, si era raggiunta una prima intesa sulla riduzione degli armamenti nucleari. Il vero punto di svolta fu però con l’INF firmato l’8 dicembre 1987 che segnò il vero punto di svolta nel reciproco controllo degli armamenti tra le due superpotenze. Era la prima volta infatti che i sistemi d’arma oggetto del negoziato non venivano ridotti, ma definitivamente eliminati. L’URSS accettava poi, tra le clausole del trattato, per la prima volta anche ispezioni sul proprio territorio. Anche l’amministrazione Reagan si dimostrò più flessibile di quanto non facesse pensare la sua retorica. Inoltre la firma del trattato fu il preludio al ben più importante START del 1991 (Strategic Arms Reduction Treaty).

 

Le tensioni degli ultimi anni e l’uscita degli USA

Dopo mesi di reciproche accuse sia la Russia che gli USA hanno deciso di lasciare morire il trattato. Washington aveva sospeso la sua partecipazione al trattato già da febbraio accusando apertamente Mosca di possedere un missile “proibito”il Novator 9M729 – in grado di volare per più di 2.000 chilometri. La Russia dal canto suo ha accusato gli USA di aver violato il trattato negli ultimi anni schierando uno Scudo nell’Europa dell’est. Una nota dell’Alleanza atlantica riferisce che la “Russia continua a violare il trattato Inf, nonostante anni di impegno di USA e alleati, compresa l’ultima opportunità di sei mesi per onorare i suoi obblighi derivanti dal trattato.” La risposta di Mosca non si è fatta attendere ed è risultata particolarmente dura. Un comunicato del ministero degli Esteri russo riporta infatti che “Washington ha commesso un grave errore: lanciando una campagna di propaganda, che si basava su una deliberata disinformazione sulle presunte violazioni della Russia riguardo il trattato Inf, gli USA hanno deliberatamente creato una crisi quasi insormontabile attorno al trattato stesso.”

Già 2014 Barack Obama aveva accusato la Russia di violare il trattato e minacciato di abbandonare l’accordo. Lo ha fatto ora Donald Trump, che già nell’autunno del 2018 aveva accusato la Russia di non rispettare il trattato creando sottobanco missili proibiti. Inoltre Trump vorrebbe frenare la Cina, che non è in nessun accordo e continua indisturbata lo sviluppo dei suoi armamenti. Donald Trump sostiene ora di volere un accordo a tre anche con la Cina per limitare le armi di distruzione di massa, ma raggiungere tale obiettivo sembra ormai molto lontano.

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La possibile nuova corsa gli armamenti

Abbandonato il trattato INF, gli esperti temono ora una rinnovata corsa agli armamenti. La Russia han assicurato che per ora non schiererà nuovi missili se non lo farà prima la Nato e quest’ultima ha confermato – con una nota del segretario Jens Stoltenberg in conferenza stampa – di non voler piazzare nuovi razzi e di non volere una nuova corsa agli armamenti. Per il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres con la fine del trattato INF è scomparso “un inestimabile freno alla guerra nucleare”.

Nel gennaio 2021 arriverà a scadenza anche il trattato START, l’accordo che limita le testate nucleari strategiche. Stati Uniti e Russia non stanno facendo nulla per esso e il suo rinnovo appare più incerto che mai.

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