Il 2025 ha visto, nel mese di settembre, la pubblicazione delle prime memorie riguardanti la guerra in Ucraina da parte delle Edizioni Chillemi (Roma), ovvero Cronache di guerra in Ucraina. Si tratta di un libretto di 90 pagine, i cui autori, ex soldati russi, sono molteplici, come anche i diari in esso contenuti (perlomeno 5). Tra tutti, tuttavia, spicca, per la lunghezza dei ricordi, il nome di Alexei Vadimovich Sokolov, nome di fantasia scelto da un ragazzo di 26 anni nativo di Tula: per volontà dell’editore, egli figura come autore del libro, probabilmente per la predominanza delle sue pagine.
Ricostruzione editoriale del testo
Stando alle dichiarazioni dell’editore stesso, presenti nell’Introduzione del libro, il materiale è stato a lui consegnato da un gruppo di ex militari russi, congedati dopo aver passato svariato tempo al fronte. Tuttavia, come si evince dalla scheda biografia di Sokolov, presente nel volume, il suo diario era già stato pubblicato su un forum indipendente, dichiarato ora chiuso, sempre sotto pseudonimo. Il corpo di testi pubblicato si sarebbe formato, allora, dall’unione del diario di Sokolov con gli altri, molti dei quali anonimi. Se è vero, poi, quanto afferma l’editore, cioè che volontariamente questi ex combattenti avrebbero inviato il materiale ad un editore italiano, sarebbe un ulteriore episodio delle strette relazioni tra la Russia e l’Italia, secondo una certa linea di tendenza storica, che, sin dai tempi delle Repubbliche Marinare con i cosiddetti Fondachi, in particolare quelli di Genova, fino ad arrivare al fascismo (Trattato di commercio e navigazione tra l’Italia e l’URSS, Roma, 7 febbraio 1924), all’ENI, alla FIAT e al PCI, ha visto una sempre più alta affinità tra i due paesi. Non è, pertanto, un caso che l’Italia sia uno dei maggiori paesi filorussi in Europa.
Un racconto umano al di sopra delle parti?
Il fatto che i diari provengano probabilmente da ambienti russi, potrebbe far sospettare che tali memorie avallino le narrazioni del Cremlino: così, invece, non è né vi sono elementi che portino a pensare ad un’operazione della propaganda ucraina volta a creare un pacchetto di testi fittizi, spacciati per russi. Ciò che emerge da queste pagine è, in realtà, un’umanità super partes, che non si capacita di una simile guerra, soprattutto per quanto concerne il diario di Sokolov. In esso vi si trovare leggere stralci come “E mi chiedevo se mai fossimo i buoni. Se mai esistessero i buoni” (p. 30) o “Vedi il fango macchiato di sangue, vedi volti scomparsi, e ti chiedi il senso di tutto questo” (p. 45); vi echeggia il dilemma “obbedire o restare umani” (p. 45), mentre da commilitoni di Sokolov vi si possono udire parole “Loro sono come noi, solo che stanno a casa loro” (p. 31). Quest’ultima frase apre, tra l’altro, una riflessione sulla fratellanza tra Russi ed Ucraini, una fratellanza, in verità, sentita più dai primi che dai secondi: si alternano, di fatto, gli episodi di umanità, come il gesto di una donna ucraina nel porgere dell’acqua ai soldati russi, con quelli di disprezzo, come dei vecchi che, al passare dei soldati russi, sputano a terra, “un modo per dire che non siamo i benvenuti, che siamo gli invasori di un mondo che vorrebbero solo dimenticare” (p. 51); carico di significato è, invece, l’episodio relativo ad una vecchia, che, spingendo una carriola, maledice Sokolov e i compagni con parole ucraine, che qualcuno traduce: “Ha detto che siamo tutti figli morti” (p. 30).
La guerra moderna
Cercare di capire la guerra di oggi è un motivo in più per leggere questo libretto. Uno potrebbe pensare che per il progresso tecnologico e logistico e per questa gigantesca abbondanza, che caratterizza la nostra società, non vi siano più i problemi che gli eserciti passati pativano. Niente di più falso: non si è certamente al combattere con le pale e al riciclare pezzi di lavatrici per i carri armati, come i giornali occidentali hanno colpevolmente scritto, ma non si è nemmeno nelle condizioni più paradisiache per condurre una guerra. Più volte Sokolov si lamenta della razioni, scarse, mal conservate e consistenti in “pane secco, barrette energetiche, brodo in polvere” (p. 22), rarissimamente in qualcosa di migliore; persino l’acqua, quella che troviamo in agevoli bottiglie di plastica poco costose, spesso non è limpida ed è “preziosa e razionata” (p. 75). Ugualmente le strutture e i suppellettili sono fatiscenti. Ma, soprattutto, che ruolo hanno i cellulari e che ne è dell’uomo sempre sui social e sempre intento a scattare foto ricordo? I ragazzi fanno foto e selfie, come un alcuni che si sono fotografati in gruppo davanti a quattro T-64 ucraini distrutti.
Al di là di Sokolov: le altre memorie
Le memorie dei carristi e degli artiglieri, presenti nel libro, ci portano all’interno dei T-72 e nelle postazioni dei D-30, tra i loro rischi e la loro quotidianità. Particolarmente interessanti sono le memorie degli artiglieri, scissi nelle proprie coscienze in merito alla “legittimità” degli obiettivi e soffocati da una burocrazia rigorosa, che rende conto di ogni singolo colpo e pezzo di ricambio, e dall’ansia di sbagliare il colpo, alla quale realizzazione arrivano tramite un rituale preciso e quotidiano.
Un soldato della Wagner e l’incubo dei droni
L’ultima testimonianza, la più cruda, è quella di un ex soldato della Wagner, reclutato in un carcere, secondo una delle prassi di questo corpo speciale, e partecipante alla presa di Bachmut (una delle poche indicazioni geografiche del libro), caduta nel maggio del ’23. Attraverso di lui si può leggere l’esperienza diretta di uno dei protagonisti indiscussi di questa guerra moderna, i droni. Invisibili e capaci di fermare anche gli assalti di fanteria, li si può percepire tramite il ronzio delle pale né si può sapere da dove stia arrivando o dove stia puntando: il loro rumore subdolo entra in testa ed atterrisce immediatamente i soldati, alla stregua delle trombe di Gerico degli Stuka tedeschi. Troppi uomini ha visto uccisi dai droni: “l’esplosione lo scaraventò in aria come una bambola rotta. Cadde nella neve e non si mosse più” (p. 87).
Dove trovare il libro
Edizioni Chillemi, che ha una lunga storia di pubblicazioni di genere militare, possiede una distribuzione alquanto ristretta, non essendo nemmeno presente su Amazon: sul loro sito, dove peraltro si può ordinare, è possibile verificare le librerie che hanno accesso materialmente ad alcuni libri del loro catalogo. Tra di esse vi è Libreria Militare, situata a Milano: essa è un punto di riferimento tra le librerie italiane dedicate alla materia militare. Il loro catalogo è, infatti, ampio, curatissimo ed aggiornato, avendo sempre molta attenzione per le novità, le chicche e le pubblicazioni di nicchia.


