Un 1/4 di secolo senza Craxi


Benedetto Craxi detto Bettino è stato uno dei politici italiani più importanti e discussi degli ultimi decenni e su di lui si scrivono tanti libri ed è stato realizzato pure un film dal regista Amelio, intitolato Hammamet, che è la città della Tunisia, nella quale lo statista morì il 19 gennaio del 2000.

Il film Hammamet ha ricevuto molti apprezzamenti e diverse critiche, ed essenzialmente può essere considerato soprattutto il racconto di un dramma umano, prima ancora che politico. In pratica si raccontano gli ultimi sei mesi di un leader distrutto nel corpo, ma assolutamente non sfiacchito nello spirito.

A molti spettatori comunque è sembrato che la volontà battagliera dell’ultimo Craxi sia emersa con forza, perché nel film ci sono le parole del Craxi combattente, intenzionato a dire sempre la propria opinione, senza arrendersi neanche di fronte a eventi giudiziari e umani quali le inchieste e le malattie, valutati da lui come delle terribili ingiustizie.

Nel film di Gianni Amelio non si esprimono giudizi politici, ma i personaggi di finzione sono sintesi abbastanza efficaci di diversi personaggi della storia politica degli anni di tangentopoli. Il finale pure è interessante, perché c’è una visione onirica e il legame paterno, che provocano una suggestione di una verità ancora tutta da scoprire. Quindi, diversamente dai libri e da alcune inchieste televisive “Hammamet” non può essere considerato come un dossier o un documentario, ma piuttosto è una produzione artistica.

Il rapporto di Bettino Craxi con i figli Stefania e Vittorio Michele detto Bobo è un altro aspetto del film di Amelio, che però credo non rispetti fedelmente la realtà, perché le scelte politiche successive dei due figli di Craxi, schierati da tempo su partiti diversi e addirittura in schieramenti opposti, non penso si possa spiegare con il rapporto diverso che avevano con il padre, ma piuttosto con le sensibilità personali. Il finale con la visione onirica e il legame paterno, a mio avviso, è discutibile nell’aspetto di far emergere un Craxi monello fin dall’infanzia, perché questo aspetto non è confermato dalle numerose biografie esistenti del leader socialista.

I libri più recenti a 25 anni dalla morte di Craxi sono quattro, con quattro autori diversi; Aldo Cazzullo con “Craxi l’ultimo vero politico”, Massimo Franco con “Il fantasma di Hammamet”, Fabio Martini con “Controvento”, e la figlia Stefania Craxi con “All’ombra della storia”.

Alla presentazione di due dei  volumi sopra citati, su iniziativa del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, la sala del Senato è stata gremita soprattutto di personalità politiche del centrodestra al governo, oltre che di amici, giornalisti ed ex avversari.

Si prova a raccontare la figura di Bettino Craxi, alla distanza che separa il gennaio del 2025 dal 19 gennaio del 2000, giorno in cui il leader socialista ha lasciato questa vita terrena ad Hammamet.

Dopo un quarto di secolo la riflessione, la rivalutazione, e la rivisitazione della sua storia appaiono ancora difficile da pensare e raccontare. Addirittura il presidente del Senato di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, ha parlato di Craxi come del primo sovranista italiano, collegandosi al suo modo di gestire la crisi di Sigonella tra Italia e Stati Uniti, nel 1985. Ma Bobo Craxi, figlio di Bettino, critica aspramente il ripetuto tentativo, al quale a suo dire con amarezza, si presta anche la sorella Stefania, di portare la figura di Craxi verso destra.

Questa tendenza, non solo non è suffragata dalla storia, ma continua anche a stimolare una spiacevole indifferenza in una parte della stessa sinistra post comunista.  “Mio padre, dice testualmente Bobo : “era avversato dai comunisti, non dalla sinistra. Lo diceva lui stesso: Sono l’uomo più di sinistra degli ultimi trent’anni, solo che non sono comunista”.

Bobo Craxi è convinto che ci sia un confine storico ideologico, che non possa essere assolutamente  oltrepassato, perché Bettino Craxi era un uomo solidamente antifascista. Semplicemente Craxi ha ritenuto giusto, nel suo periodo di governo, non ostracizzare la destra, perché non ha mai ritenuto un cittadino di serie B quello che sceglieva liberamente di votare per il Msi, il movimento sociale italiano.

Questo atteggiamento non riguarda minimamente le rivisitazioni di alcuni esponenti politici di centro e della destra, senza considerare il fatto che, ad esempio la crisi di Sigonella, non può assolutamente essere ritenuta un elemento a sostegno del supposto sovranismo di Craxi, perche’ l’Msi di Giorgio Almirante non era d’accordo con le decisioni del presidente del Consiglio di quel periodo.

In effetti Bettino Craxi non era animato in quella vicenda, dal desiderio di attaccare Washington, bensì aveva l’intento di fare applicare le leggi dello Stato italiano. Bobo Craxi vorrebbe piuttosto che, si ricordasse il padre come il costruttore dell’Europa democratica, il fondatore del Pse, il partito socialista europeo, perché la critica di Craxi a una certa Europa era rivolta alla deriva tecnocratica, non certamente all’ideale comunitario.

In realtà dopo un quarto di secolo dalla sua morte, a Craxi viene finalmente riconosciuta la statura di uomo politico vero, dotato di visione, fermezza ideologica e coraggio, ma il terzo presidente del consiglio più longevo della storia italiana è stato chiaramente un uomo di sinistra, leader del PSI, e fondatore del PSE, il partito socialista europeo, che si oppone alle destre di tutti i tipi.

L’attuale psi italiano, guidato da alcuni anni dalla segreteria del salernitano Enzo Maraio, ha voluto dedicare le nuove tessere del partito proprio a Bettino Craxi, per ricordare il venticinquesimo  anniversario della sua scomparsa. La presentazione delle tessere in un’aula di Montecitorio è stata un’altra occasione importante, per stimolare una riflessione approfondita sulla sua figura politica. Oltre al segretario del Psi Enzo Maraio, sono stati presenti l’ex ministro e braccio destro di Craxi, Claudio Martelli, l’ex ministro Claudio Signorile e naturalmente Bobo Craxi.

Secondo Maraio, a venticinque anni dalla scomparsa di Craxi, è ormai maturo il tempo per una nuova stagione della sinistra, che unisca i socialisti con tutta la sinistra riformista e quella che proviene dal vecchio Pci, perché la sinistra che ha scelto la via delle libertà e che ha animato le esperienze più significative negli ultimi decenni ha il dovere di trovare una nuova sintesi, un rinnovato slancio, per un percorso unitario di futuro.

Il segretario del Psi, Enzo Maraio, ha scelto di ricordare la migliore stagione del socialismo riformista, soprattutto per proiettarlo nel futuro, lanciando quindi da una saletta di Montecitorio un chiaro messaggio al PD, gestito adesso dalla segreteria di Elly Schlein, il cui nonno fu un deputato socialista.

Maraio è convinto che si possa aprire una nuova fase politica a sinistra, perché il.partito democratico non conserva il retaggio ideologico del vecchio Pci. In conferenza stampa Maraio ha chiarito come solo una sinistra di governo, plurale e garantista, possa essere capace di parlare al mondo cattolico e contemporaneamente di alzare la bandiera dei diritti civili e sociali.

Solamente con questa politica, dialogante al centro come a sinistra, per il segretario Maraio è possibile battere il peggiore Governo delle destre.

Nella sala è stata presente una buona parte della classe dirigente della stagione politica del vecchio psi, un folto parterre, che ha applaudito convinto al messaggio lanciato da Maraio,  di avviare una pacificazione a sinistra, veramente attesa da tempo.

Maraio ha dichiarato testualmente : “Sarà un percorso complicato, ma bisogna iniziare seriamente e la nostra generazione ha questo dovere”.

Per Maraio il percorso è possibile e fattibile, ma è necessario liberarsi da partigianerie e letture strumentali, avviando un dibattito serio e approfondito, per chiudere la stagione dell’odio e delle contrapposizioni a sinistra.

Anche l’ex ministro  Claudio Signorile, che fu uno dei protagonisti della ‘svolta’ del Midas che porto’ Bettino ai vertici del Psi e poi del governo, dichiara che bisogna recuperare la lezione di Craxi e il valore aggregante del socialismo, per evitare che la Sinistra resti confusa, incerta e divisa.

Claudio Signorile che, nel periodo immediatamente precedente a tangentopoli fu anche all’opposizione della gestione di Craxi del partito socialista italiano, è convinto che oggi lo stesso Bettino possa essere protagonista di una nuova fase e oggetto di una nuova riconsiderazione, non solo come leader del PSI, ma della sinistra socialista e anche di tutto il panorama politico della sinistra italiana.

Signorile si augura che, da parte del Partito Democratico e anche da altri compagni del centro-sinistra ci sia la stessa disponibilità su temi, proposte e prospettive, per rivedere insieme in tutto il campo della sinistra e del centro le fasi storiche più o meno recenti e rileggere in particolare quella di Bettino Craxi.

Secondo Signorile bisogna soprattutto riferirsi a “quella sinistra” che “non ha un retaggio comunista non avendolo vissuto in prima persona”. Il ragionamento che va fatto a sinistra deve essere mirato soprattutto a ricomporre la frattura storica,  senza avere pregiudiziali o timori, perché non bisogna chiedere al partito democratico nessuna concessione.

I socialisti devono saper riproporre alla politica italiana i valori, le costruzioni e la forza aggregante del socialismo, un grandissimo movimento culturale e politico, che ha attraversato per oltre un secolo la storia dell’Europa occidentale. Mentre nel suo intervento in conferenza Maraio ha esplicitamente chiesto di “riportare” la figura di Bettino Craxi nel Pantheon della Sinistra, che è stato la culla delle idee e della storia del leader socialista, Martelli nel suo intervento invece ha puntualizzato che non andrebbe adoperata l’espressione ‘riportare Craxi a sinistra’, perché c’è sempre stato. L’ex guardasigilli socialista, Claudio Martelli, dichiara comunque di condividere il senso del messaggio di Maraio, per contrastare adeguatamente l’operazione truffaldina, che stanno tentando le forze politiche di centro-destra, per trascinare Craxi in un alveo che non gli appartiene.

Infatti Claudio Martelli ricorda la grande storia di Bettino e i valori socialisti, tra i quali vi è la netta distanza rispetto al populismo e al giustizialismo.  Martelli, nel suo intervento al convegno del psi su Craxi, ricorda come l’attualità politica, a partire dalla ripresa del dibattito sulla separazione delle carriere dei giudici, offra numerosi “spunti” per verificare la maturità della sinistra italiana.

Secondo Claudio Martelli Marte le riforme istituzionali dovrebbero essere uno dei terreni, nei quali poter misurare l’unione tra le forze della Sinistra, perché in Italia il giustizialismo è diventato davvero insopportabile. Per l’ex ministro socialista di grazia e giustizia bisogna saper andare oltre le valutazioni generali sul governo attuale e riconoscere i giusti meriti a Giorgia Meloni quando propone cose buone per il bene comune, come  parte della riforma della giustizia.

L’opposizione alla maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni, commette un errore quando si ostina a dire no a tutto, perché in questo modo perde di credibilità. I socialisti invece hanno la capacità di distinguere, perché lo spirito critico e costruttivo è frutto della cultura e della sensibilità riformista del vecchio psi.

Non è infatti un caso, che quando è venuto meno il socialismo è venuta meno tutta la sinistra e sotto questo aspetto il terreno comune sul quale restare uniti deve essere assolutamente la costruzione del futuro, perché per Claudio Martelli non c’è niente di più attuale del messaggio di libertà che il Socialismo ha storicamente veicolato, peraltro per tutti i cittadini e non solo per quelli di una parte politica.

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