Eugenio Bersellini (1930-2017) è stato un allenatore simbolo di rigore e disciplina, soprannominato il “Sergente di Ferro” per la sua intransigenza. La sua carriera, lunga e ricca di esperienze, lo ha visto protagonista in tutte le categorie, dalla Serie D fino ai vertici della Serie A. Conta un totale di 490 panchine nella massima serie italiana.
I Trionfi con Inter e Sampdoria
Il periodo di maggior successo della sua carriera è legato all’Inter, guidata dal 1977 al 1982:
- Scudetto 1979-1980: Un trionfo storico, passato agli annali come l’ultimo vinto dall’Inter con una rosa interamente composta da giocatori italiani, prima della riapertura delle frontiere.
- Due Coppe Italia: Conquistate nelle edizioni 1977-1978 e 1981-1982.
Dopo l’esperienza interista, Bersellini vinse un altro trofeo significativo con la Sampdoria (dove allenò per due bienni): la Coppa Italia 1984-1985, il primo trofeo in assoluto nella storia del club blucerchiato.
Le Imprese e le Altre Squadre
Bersellini vanta anche momenti memorabili in panchina con altre squadre:
- L’Esordio e la Serie A: Debuttò come allenatore nel 1968-1969 con il Lecce in Serie C. Il suo debutto in Serie A arrivò con il Cesena (1973-1975).
- La Rimonta Granata: Alla guida del Torino (1982-1984), è ricordato in particolare per la vittoria nella stracittadina del 27 marzo 1983, quando i Granata rimontarono due gol in tre minuti, ribaltando il risultato a tempo quasi scaduto.
- Le Tante Esperienze: Allenò anche Fiorentina, Avellino e Ascoli in Serie A, prima di scendere di categoria con Como, Modena, Bologna e Pisa.
Gli Ultimi Anni Tra Libia e Serie D
Negli anni successivi, Bersellini ebbe una parentesi di tre anni in Libia, dove guidò la nazionale (1999) e vinse il campionato libico nel 2002 con l’Al-Ittihad Tripoli (allenando anche Al-Sa’adi Gheddafi).
Tornato in Italia, il suo ultimo atto in panchina fu salvare la Lavagnese in Serie D nel 2006. Concluse la carriera come direttore sportivo del Sestri Levante nel 2006-2007. Bersellini è scomparso a Prato il 17 settembre 2017.
Foto Wikipedia


