La Nazionale azzurra di Luciano Spalletti si sveglia tardi. Nasce una partita divertente e tutta da raccontare. Finisce 3 a 3.
Spalletti decide di inserire Buongiorno, Gatti, Ricci e Maldini, peggiorando nettamente la situazione rispetto all’andata. Se infatti a Milano la nazionale era stata sfortunata, meritando almeno il pareggio contro una rivale storica come la Germania, peraltro sempre battuta nelle gare più importanti a Dortmund è andata molto peggio nel primo tempo, dove addirittura ha rimediato tre gol. In effetti la prima frazione è stata la fiera degli orrori con il fallo di Buongiorno, che ha provocato il rigore, realizzato da Kimmich, e la situazione assurda e tragicomica, che si è venuta a creare nell’occasione dell’angolo, che ha regalato il raddoppio a Musiala con Donnarumma, che dopo aver compiuto una grande parata inspiegabilmente si trattiene a parlare con l’arbitro invece di tornare in porta e il resto della difesa pure completamente ferma. Oltre queste inaccettabili comportamenti dei difensori, va segnalata la pessima prestazione di Maldini, che sbaglia tutto quello che gli capita tra i piedi, vale a dire assist e tiri in porta e un centrocampo con tono minore, che fa apparire irriconoscibile Tonali rispetto alla gara d’andata. Il terzo gol lo realizza Kleindienst, protagonista dell’andata, grazie alle felici intuizioni del giovane allenatore della nazionale tedesca. Spalletti riesce a trasformare una possibile storica figuraccia in una buona rimonta, intuendo dopo l’intervallo la necessità di togliere dal campo un imbarazzante Maldini, assieme a Gatti, che ha pagato la volontà del tecnico di cambiare modulo, inserendo sia Frattesi che Politano.
Quindi il gol di Kean non è casuale e anche se la nazionale stenta a prendere il possesso del gioco, continuando a subire la supremazia dei calciatori tedeschi, si ha chiaramente la sensazione per gran parte della ripresa che il gol del centravanti della Fiorentina non rappresenti unicamente il punto della bandiera, ma l’inizio di una clamorosa rimonta. In ogni caso, anche se il pareggio finale fa assumere una dimensione più ragionevole alla gara, restano tanti gli interrogativi che legittimamente si possono porre al selezionatore azzurro alla luce della eliminazione della nazionale dalla Nation League, e dell’inserimento in un girone di qualificazione ai mondiali americani più grande e forse più difficile per la presenza della Norvegia di Halland.
Purtroppo sotto la gestione Spalletti l’Italia troppo spesso sembra arrovellarsi su stessa, subendo troppe reti soprattutto sugli sviluppi dei calci piazzati, oggi addirittura uno ridicolo per protestare contro l’arbitro e rimproverarsi a vicenda, molto più gravi dell’ormai storica penuria di calciatori offensivi. Spalletti recupera parzialmente la situazione con i cambi perché l’inserimento di Raspadori al posto del deludente Tonali facilita il secondo gol, realizzato ancora da Kean, che si candida a diventare finalmente un attaccante in grado non solo di liberare spazio per i compagni, ma di segnare pure.
Ai tifosi della Germania allo stadio e davanti i monitor sono tornati gli spretti delle precedenti sconfitte con l’Italia, in particolare della semifinale del 1970 in Messico, quando poteva essere assegnato un calcio di rigore per un fallo su Di Lorenzo, che onestamente sembrava netto. L’arbitro lo aveva pure assegnato, ma poi stranamente si indicazione del var lo revoca, negando la possibilità di realizzare un’altra rimonta per 4-3, che pure sarebbe finita nella storia, anche se ovviamente la Nation league vale moltissimo meno dei mondiali e anche degli europei. In ogni caso la ripresa molto dignitosa di Kean, ma anche degli altri calciatori in tutti i reparti ha reso meno complicata la posizione di Spalletti, che può permettersi di prendersela con sfortuna, arbitri e var ed evitare così sia l’esonero che le dimissioni, che ad un certo punto erano sembrate addirittura come un fatto ineluttabile. Così come all’andata convinsero i cambi di Nagelsmann, a Dortmund l’allenatore azzurro, decide di giocare il tutto per tutto nel finale, inserendo pure Lucca e Zaccagni al posto di Ricci e Kean, ma sono state le decisioni precedenti a mettere in difficoltà Baumann e compagni. La Germania soffre nel lungo recupero, e porta a casa solo la qualificazione alle semifinali di Nation League, perché subisce il terzo gol degli azzurri. Spalletti però deve fare tesoro degli errori commessi nella formazione iniziale, non facendosi illudere dal pareggio giunto su un rigore per un fallo di mano netto, che però non compensa quello precedente e comunque viene brillantemente realizzato dal napoletano Raspadori.
Adesso i processi si possono rinviare perché c’è da preparare nel migliore dei modi il difficile girone di qualificazione con le pericolose Norvegia, ed Israele e le cenerentole Estonia, Moldova, che però vanno affrontate con la giustizia attenzione, per evitare di essere presi in giro sul calcio, come sta facendo per il prossimo euro festival il cantante estone Tony Cash con il suo ormai celebre “Espresso macchiato”.