Kenneth Obodo centrocampista ci racconta un pezzo della sua carriera. Il calciatore ha indossato due maglie storiche e ricche di passione: quella nerazzurra del Pisa e la gialloblù della Juve Stabia. Il calciatore nigeriano che ha saputo farsi apprezzare per la sua grinta e il suo contributo in campo
Che cosa ha significato la maglia gialloblù?
“Indossare la maglia gialloblù della Juve Stabia ha un significato profondo per lui. È una maglia importante, di grande peso, e a rendere questa piazza speciale contribuiscono dei tifosi bellissimi, che danno alla squadra ‘qualcosa in più’ rispetto ad altre.”
Il ricordo di Castellammare di Stabia come città?
“Ho un ricordo bellissimo di quel periodo, sono stato benissimo lì. È una piazza davvero importante e spero che riescano ad arrivare in Serie A. Li seguo ogni volta che posso: in fondo, sono uno dei primi tifosi della Juve Stabia!”
Il momento più bello della sua avventura con le Vespe?
“Il ricordo più bello è sicuramente quello della salvezza ottenuta nelle ultime giornate, con il mio goal decisivo. È stata un’annata difficile, ma nel finale ci siamo ripresi alla grande.”
Che ricordi hai di Pisa, e sei contento della promozione in Serie A?
“Sono davvero contento per il Pisa e per la promozione in Serie A. È una categoria non semplice, ma dopo anni di Serie B avrete il tempo di ambientarvi. Io c’ero, a Bergamo, per vedere la partita contro l’Atalanta. Pisa per me è una seconda casa, ci sono cresciuto, e i colori nerazzurri vengono prima di tutte le altre squadre. Quando il Pisa è stato promosso in Serie A ho festeggiato con tutta la mia famiglia. Spero che possa restare in Serie A il più a lungo possibile. Mi sento ancora con molti dei miei ex compagni — Raimondi, Calori, Carparelli, Bizzotto e Scappini — con cui ho condiviso momenti bellissimi.”
Ti diverti ancora ?
“Attualmente gioco a Vasto. L’obiettivo stagionale è prima di tutto la salvezza, e poi vedremo. Voglio giocare ancora per tre anni, dopodiché mi ritirerò e mi dedicherò ai ragazzi di 15-16 anni come allenatore.”
Si ringrazia Kenneth Obodo per il tempo concesso per questa intervista


