La stagione 1991-1992 segna un punto di svolta fondamentale nella storia del Milan. Con l’addio di Arrigo Sacchi, passato alla guida della Nazionale, la panchina rossonera viene affidata a Fabio Capello. Per l’ex centrocampista rossonero, si tratta di un ritorno a casa in una veste nuova, dopo le esperienze alla guida della Primavera e il ruolo dirigenziale.
Il Milan si presenta ai nastri di partenza con un’esclusione pesante: la squalifica dalle coppe europee, ereditata dai fatti di Marsiglia dell’anno precedente. Questa assenza forzata, paradossalmente, diventa la chiave del successo: potendosi concentrare esclusivamente sui fronti nazionali, il gruppo trova una compattezza e una regolarità impressionanti. La squadra mantiene l’ossatura dell’era Sacchi, ma con innesti tattici mirati: Sebastiano Rossi tra i pali, l’esplosione di un giovanissimo Demetrio Albertini in regia e il ritorno al centro del progetto di Daniele Massaro, spalla ideale per il fuoriclasse Marco van Basten.
Il dominio: Campioni senza sconfitte
Il campionato si trasforma in una marcia trionfale. Dopo un avvio prudente, i rossoneri prendono il comando della classifica e non lo lasciano più, conquistando il titolo d’inverno e chiudendo i giochi con due giornate di anticipo, grazie al pareggio contro il Napoli.
Il risultato finale è leggendario: il Milan vince il suo 12º scudetto senza mai perdere una partita. Con 22 vittorie e 12 pareggi, i rossoneri diventano la prima squadra a conquistare la Serie A a girone unico da imbattuti. L’attacco è una macchina da guerra da 74 gol (oltre due a partita), impreziosito dalle goleade contro Napoli (5-0), Sampdoria (5-1) e Foggia (8-2).
Il re del gol
La stagione viene incoronata dalla vena realizzativa di Marco van Basten. L’olandese si laurea capocannoniere con 25 reti — una cifra che nella massima serie non si vedeva da ventisei anni — confermandosi il trascinatore assoluto di una squadra che, proprio in quei mesi, inizia a essere soprannominata dai tifosi e dalla stampa “Gli Invincibili”.
Il percorso in Coppa Italia
Se in campionato la difesa della porta rossonera appare inviolabile, il cammino in Coppa Italia si interrompe a un passo dalla finale. Dopo aver superato brillantemente Brescia, Verona e Torino, il Milan cade in semifinale contro la Juventus. È proprio contro i bianconeri, nella gara di ritorno al Delle Alpi, che arriva l’unica, amara sconfitta stagionale in competizioni ufficiali, a causa di un gol di Salvatore Schillaci.
Un’eredità immortale
Il 1991-1992 non è stato solo l’anno di uno scudetto; è stato il seme di un’egemonia che avrebbe segnato gli anni ’90. La capacità di Fabio Capello di gestire un gruppo di campioni, unita alla fame di vittoria dei singoli, ha dato vita a una delle formazioni più dominanti della storia del calcio italiano, capace di trasformare la perfezione in una costante del proprio gioco.


