C’è un filo invisibile, fatto di estro, magia e una punta di malinconia, che lega Roberto Baggio al cuore di ogni italiano. Il “Divin Codino”, come è stato affettuosamente soprannominato, non è stato solo uno dei calciatori più talentuosi che l’Italia abbia mai avuto, ma un’icona capace di generare un amore trasversale, un’ammirazione che trascende le appartenenze di squadra e che ancora oggi lo rende una delle figure più amate del calcio italiano.
Nato a Caldogno, nel profondo Veneto, Baggio ha incantato il mondo con la sua tecnica sublime, il suo dribbling ubriacante e un repertorio di gol che spaziavano dalla punizione millimetrica al capolavoro in solitaria. Era un numero 10 all’antica, un fantasista puro che vedeva traiettorie e soluzioni che ad altri erano precluse.Ogni tocco di palla era un’opera d’arte, ogni giocata una promessa di spettacolo.
Ma al di là delle sue incredibili capacità tecniche, ciò che ha reso Roberto Baggio un simbolo è stata la sua umanità. La sua carriera è stata costellata di infortuni gravi, di rinascite sorprendenti e di un rapporto tormentato ma sincero con la fede buddista, che gli ha donato la serenità e la forza per superare le avversità. Era un calciatore pensieroso, introverso, ma capace di esplodere in campo con una gioia quasi infantile quando il suo genio prendeva il sopravvento.
Il punto più alto, e forse il più doloroso, della sua carriera è legato al Mondiale di USA ’94. Un torneo in cui Baggio trascinò l’Italia quasi da solo fino alla finale, segnando goal decisivi contro Nigeria, Spagna e Bulgaria, che restano scolpiti nella memoria collettiva. Il suo volto, stanco ma determinato, era quello di un’intera nazione.
E poi, il calcio di rigore decisivo sbagliato nella finale contro il Brasile, un tiro alto sopra la traversa che infranse il sogno mondiale. Quell’errore, però, anziché diminuirlo, lo rese ancora più umano, più vicino al cuore della gente. Un eroe che, pur nella sconfitta, manteneva intatta la sua grandezza.
Dopo quella delusione, Baggio ha continuato a regalare magie con le maglie di Milan, Bologna, Inter e Brescia, dimostrando una resilienza e una classe cristallina che lo hanno reso sempre più leggendario. La sua capacità di reinventarsi, di superare gli ostacoli e di continuare a giocare ad altissimi livelli nonostante un fisico spesso martoriato dagli infortuni, è stata un esempio per tutti.
Il “Divin Codino” non è amato solo per i suoi gol, ma per il suo carattere, la sua lealtà, la sua capacità di far innamorare di sé anche i tifosi delle squadre avversarie. La sua ritirata dal calcio, avvenuta nel 2004, è stata accompagnata da un’ondata di affetto e riconoscenza che ha attraversato tutta l’Italia.
Oggi, Roberto Baggio resta un’icona intramontabile. La sua figura trascende il calcio, diventando un simbolo di talento, perseveranza e un’eleganza che raramente si ritrova sui campi da gioco. Il suo amore per il calcio, la sua ricerca della bellezza nel gesto tecnico e la sua innata gentilezza lo hanno reso il “Divin Codino” che tutta l’Italia ha amato e continua ad amare, un patrimonio eterno dello sport e della cultura italiana.
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