Sergej Aleinikov il russo che si vestiva di bianconero


Sergej Aleinikov, centrocampista sovietico di origine bielorussa, arrivò alla Juventus nell’estate del 1989 con l’obiettivo primario di aiutare il connazionale Zavarov ad ambientarsi.

Avvio Difficile e Critiche Nonostante un buon precampionato, l’inizio in campionato fu sottotono. I tifosi non lo apprezzavano particolarmente , e la stampa lo descrisse come “legnoso e privo di idee”. Nei primi mesi, Aleinikov dimostrò un evidente ritardo di condizione e forma fisica. Le uniche note positive nella prima parte di stagione arrivarono in Coppa UEFA, in particolare nelle sfide contro il PSG.

Il Riscatto e il “Double” Con il passare dei mesi e l’ambientamento, Aleinikov riuscì a entrare nelle grazie del tecnico Zoff, che lo schierò con sempre maggiore regolarità. Migliorò le sue prestazioni, risultando decisivo (segnando anche un gol importante contro il Genoa) e offrendo prove convincenti in Europa (contro Colonia e Karl-Marx-Stadt) e in campionato (contro Napoli e Milan).

La sua stagione culminò con la vittoria della Coppa Italia e della Coppa UEFA (il “double”). Nella finale di Coppa UEFA contro la Fiorentina, Aleinikov fu costretto a giocare da libero nella gara di ritorno, disputando comunque un’ottima partita e contribuendo allo 0-0 che valse il trofeo.

L’Addio inaspettato Nonostante avesse collezionato 50 presenze e 3 gol e avesse chiuso la stagione come titolare, la Juventus decise di cederlo nell’estate del 1990. Con l’arrivo del nuovo tecnico Maifredi, il club lo trasferì al Lecce. Lo stesso Aleinikov rivelò di non essere stato informato della trattativa, poiché i cartellini dei calciatori della Dinamo Minsk erano gestiti da una società di Padova, evidenziando le peculiarità contrattuali dei giocatori sovietici dell’epoca. Anni dopo, Maifredi si pentirà di questa cessione, ritenendo di aver indebolito il centrocampo juventino.

In sintesi, la sua unica stagione alla Juventus fu caratterizzata da un inizio difficile e deludente, seguito da un riscatto graduale che lo portò alla conquista di due trofei, pur non riuscendo mai a integrarsi completamente nella rosa.

Foto Wikipedia

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