Rocky Balboa è un personaggio nato dalla mente di Sylvester Stallone nel 1976. Nonostante sia passato quasi un secolo, la figura dello “Stallone Italiano” è più attuale che mai: un film diventato una leggenda, capace di dare vita a una saga di enorme successo.
Ci troviamo a Filadelfia a metà degli anni ’70. Rocky Balboa è un pugile sconosciuto al grande pubblico: fin dall’inizio del film, nell’incontro contro Spider Rico (Pedro Lovell), si nota subito che la cornice del combattimento non è certo di quelle che si ricordano con piacere. Rocky ha talento, ma non riesce a sfondare. Il suo allenatore, Mickey Goldmill (Burgess Meredith), lo ritiene un pugile di poco conto, arrivando persino a svuotargli e sequestrargli l’armadietto nella sua palestra. Balboa vive alla giornata nella periferia della città, abita in un piccolo monolocale e lavora come esattore di crediti per un usuraio locale, Tony Gazzo.
Quella di Rocky non è affatto una vita da celebrità, anzi. Tra i personaggi più iconici e simpatici del film c’è Paulie Pennino (Burt Young), il suo migliore amico. Paulie ha una sorella di nome Adriana, che lavora in un negozio di animali e che Rocky passa spesso a trovare per tentare di corteggiarla. Alla fine Adriana cede e i due iniziano a frequentarsi con il benestare di Paulie. Ma proprio mentre la vita del pugile sembra scorrere nella normalità, accade qualcosa che cambierà per sempre il suo destino.
Il campione del mondo dei pesi massimi, Apollo Creed (Carl Weathers), giunge a Philadelphia per organizzare un incontro in occasione del Bicentenario degli Stati Uniti d’America, mettendo in palio il titolo mondiale. A causa dell’infortunio del suo avversario ufficiale, Apollo e il suo team hanno un’idea di marketing geniale: dare la possibilità a un pugile locale e sconosciuto di salire sul ring con lui per contendersi la cintura. Il soprannome “Lo Stallone Italiano” stuzzica la fantasia di Apollo, ed è così che nasce la famosa sfida.
La notizia fa il giro della città. Il vecchio allenatore Mickey si presenta a casa di Balboa chiedendogli di potergli fare da manager, vedendo nell’incontro l’ultimo treno della propria carriera. Inizialmente Rocky rifiuta e si sfoga duramente contro di lui per averlo ignorato per anni; tuttavia, dopo aver scaricato la rabbia, lo perdona e i due fanno pace. Inizia così una serie di allenamenti massacranti e non convenzionali: dalla corsa tra i quartieri popolari della città con il tifo della gente, al pugno ai quarti di bue nel mattatoio, fino all’iconica scalata della scalinata del Museo d’Arte di Philadelphia.
Arriva il giorno del match. Rocky è comprensibilmente teso, mentre Apollo scherza con il pubblico dello Spectrum travestendosi prima da George Washington e poi da Zio Sam. Quella che doveva essere una semplice formalità per il campione si trasforma subito in un dramma: al primo round, Apollo viene clamorosamente mandato al tappeto da un gancio di Rocky. Capito che non si tratterà di una passeggiata, il campione inizia a martellare lo sfidante. Contro ogni previsione, prende vita un incontro duro e spettacolare. Apollo mette in campo tutta la sua esperienza, ma Rocky dimostra un cuore infinito e non getta mai la spugna. Al 14º round Balboa cade esausto, ma incredibilmente riesce a rialzarsi prima del conteggio. Si arriva così all’ultimo round: Rocky resiste fino alla fine e termina la battaglia provando duro sia il fisico che l’orgoglio del campione.
Al suono della sirena finale, il verdetto dei giudici assegna la vittoria ai punti ad Apollo Creed, che conserva il titolo. Ma per Rocky il risultato non conta: esausto e con il volto trasformato in una maschera di sangue, chiama a gran voce Adriana. La donna lo raggiunge sul ring tra la folla: i due si abbracciano e si dichiarano il loro amore. Proprio mentre suonava il gong dell’ultimo round, Apollo aveva sussurrato all’orecchio di Rocky: “Non ci sarà rivincita”, e la risposta di Rocky era stata secca: “Chi la vuole!”. Quello, però, era solo l’inizio di una grandiosa storia di sport e di vita.


