“Tredici”, la stagione finale: trama e recensione


Tredici – Dopo l’omicidio di Bryce Walker (Justin Prentice), Clay (Dylan Minnette) e i suoi amici si accordano per continuare a nascondere la verità, anche dopo l’uccisione del capro espiatorio Monty (Timothy Granaderos) in carcere. Quest’ultimo però ha ancora un alibi che risponde al nome di Winston (Deaken Bluman), che era con lui la notte dell’omicidio e minaccia di scoprire le carte. La pressione su Clay comincia ad essere insostenibile e il ragazzo finisce in preda all’ansia e alla depressione.

“Tredici”, la stagione finale – Recensione

Diciamocelo subito: accostando la prima e l’ultima stagione di “Tredici”, disponibili su Netflix, sembra di guardare due serie diverse. Se le tematiche affrontate restano perlopiù le stesse a cambiare radicalmente è il meccanismo narrativo e il dipanarsi dell’intreccio, sempre più statico. Al centro di tutto questa volta c’è la confusione tra il reale e ciò che vede Clay (e non solo lui), alle prese con i fantasmi di chi non c’è più. Si è deciso di mettere in fila uno dopo l’altro i drammi che i ragazzi attraversano senza piazzare quasi mai un evento consolatorio. Quello che manca già da un po’ è l’idea brillante che inneschi il plot, come lo era stata quella delle cassette unita al bisogno di raccontare alcuni dei pericoli maggiori che corrono gli adolescenti ai giorni nostri: il bullismo e il bisogno di approvazione.

La quarta e ultima stagione di “Tredici” tratta argomenti come l’omosessualità, le sparatorie nelle scuole e il fascino tutto americano per le armi. Dall’altra parte troviamo le istituzioni che gestiscono i problemi esacerbandoli e facendo scelte sbagliate. Resta problematico l’incontro-scontro con i genitori e con gli adulti in generale, che non riescono a capire che i ragazzi hanno soltanto bisogno di normalità. Quella che sembra intravedersi di nuovo al ballo della scuola, interrotto poi drasticamente dall’ennesima tragedia.

Tante, troppe vicende umane drammatiche vengono impilate una sopra l’altra senza fornire allo spettatore particolari motivi di interesse di scoprire cosa succederà puntata dopo puntata, tra l’altro di una durata che sfiora i sessanta minuti, allungata a un’ora e quaranta per la conclusiva. Appare risolto in fretta anche il gran finale, con Clay che si allontana in auto con Tony senza ragioni particolari e probabilmente farà ripartire finalmente la sua vita altrove, uscendo da un limbo stagnante durato anni. “Sopravviverai”, dice il fantasma di Justin a Clay, ed è questa l’unica indicazione fornita dalla serie per affrontare e superare l’adolescenza. Di “Tredici” ricorderemo la bellissima prima stagione, le cassette di Hannah Baker e il nobile intento di sollevare nella giusta maniera una tematica così urgente e scottante come il suicidio giovanile. In seguito le idee vincenti si sono ridotte sempre più e si è sentita la mancanza di qualche consolazione che i ragazzi, sullo schermo e davanti ad esso, certamente meritavano per andare incontro al proprio futuro.

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