Introduzione
La Professoressa Amalia Vanacore è un’importante figura dell’educazione stabiese. Ha insegnato, come docente di ruolo per trentatré anni, dei quali dal 1979/80 al 2011/12 al Liceo Classico “Plinio Seniore” , formando così diverse generazioni di studenti, che sempre la ricordano con affetto e stima per la formazione che lei diede loro. Nel Liceo è stata referente di alcuni progetti ed ha ricevuto vari incarichi, tra cui quello di docente Vicaria per 5 anni. Animatrice e Segretaria dell’Associazione ex studenti del Plinio, ora sciolta, è autrice, oltre che di numerosi testi, anche di diversi studi, che qui citeremo, e di diverse conferenze ed interventi. Con lei dialogheremo in due parti, cercando di capire la persona, la formazione, la studiosa e l’insegnante.
I° parte: la formazione e l’insegnamento
Che ricordi ha del suo percorso universitario? Su cosa e con chi si laureò?
Sostenni l’esame di maturità nel ’68 e mi iscrissi alla facoltà di Lettere Classiche della “Federico II”: la mia solida formazione liceale, datami da alcuni degli straordinari professori da me citati nella Storia del Liceo Classico “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia (Plinio Seniore, 2019), mi permise, nel ’72, di raggiungere la laurea in 3 anni ed una sessione. Diversi sono stati gli esami che mi hanno lasciato molto e tra questi ci sono: i due esami di Letteratura Italiana con il Prof. Salvatore Battaglia; uno di Storia Romana con il Prof. Ettore Lepore, che ci fece studiare sulla Storia romana di Mario Attilio Levi; con il Prof. Marcello Gigante l’esame di Grammatica latina e greca; Letteratura greca con la Prof.ssa Lidia Massa Positano; ancora Etruscologia con il Prof. Alfonso De Franciscis e Religioni del mondo classico con il Prof. Don Vincenzo Cilento. Poco, invece, mi lasciarono gli esami di Pedagogia e Geografia, mentre per la tesi in “Paleografia e Diplomatica” dovetti sostenere l’esame di Storia del Risorgimento, due esami di Paleografia Greca e tre di Paleografia e Diplomatica. L’argomento su cui svolsi le mie ricerche, infatti, consisteva nell’analisi di un manoscritto del Quattrocento di un monastero femminile napoletano distrutto e, come relatori, ebbi i Proff. Jole Mazzoleni e Catello Salvati, entrambi figure di spicco dell’Archivio di Stato di Napoli e, nel caso specifico di Salvati, della nostra città.
Cosa le ha lasciato, in generale, l’università?
Globalmente fu un’esperienza positiva, ma non propedeutica alla mia attività di insegnante: se, infatti, al liceo ci hanno insegnato a studiare, l’università non ci ha dato strumenti per la didattica, ma solo contenuti maggiori e metodo di ricerca. Molti di noi delle generazioni di quegli anni, allorquando ci trovammo di fronte all’insegnamento, fummo autodidatti e, di fatto, mi attrezzai io stessa in tal senso, comprando i testi di didattica e di pedagogia, che all’epoca già parlavano di valutazione non fiscale, didattica modulare, apertura verso gli alunni con problematiche.
Effettivamente la didattica post-sessantottina si orientò sempre di più verso una maggiore attenzione alle problematiche didattiche con graduali aperture. Come concepisce, in generale, il ruolo dell’insegnante?
Nella mia concezione della scuola ognuno deve restare nei propri ranghi e ruoli, donde mai essere l’amico-professore, altrimenti si rischia di perdere la serietà. E l’essere severi serve ai ragazzi, i quali, per la mia esperienza, sebbene non lo capiscano subito, comprenderanno più avanti, nelle loro esperienze di vita e di lavoro, i vantaggi derivati. Anche per questo ho sempre creduto nelle lezioni cattedratiche perché, in verità, se si sanno organizzare, esse hanno già elementi preesistenti agli attuali modelli di lezione partecipativa o interattiva: il coinvolgimento degli alunni stava, infatti, nel chiamarli per riassumere le cose dette o per dire cosa avessero capito. La severità, comunque, deve essere sempre ponderata a seconda delle situazioni: ero severa con chi non voleva, ma poteva; generosa nei confronti di chi faceva piccoli passi, ma non poteva fare di più. Inoltre credo che un insegnante debba avere passione per quello che fa, che debba essere sempre aperto alla novità e che debba divertirsi nel proprio lavoro. Io, per esempio, dovetti andare in pensione quando ancora mi stavo divertendo.
Da quando la stagione tedesca ed ottocentesca dell’Altertumswissenschaft ha portato il metodo filologico negli studi classici, si continua a perpetuare il conflitto tra coloro che ritengono il metodo filologico indispensabile e coloro che lo avversano. Questo conflitto c’è stato anche nell’Italia del primo ‘900 in concomitanza con il sentimento anti-tedesco: l’esempio più eclatante fu Minerva e lo scimmione di Ettore Romagnoli (1917). Il liceo classico italiano si inseriva in questo dibattito con una tradizione tutto sommato filologica. Dal canto suo quanto ritiene importante l’approccio filologico negli studi antichi?
La filologia per me è essenziale e do ad essa, nei miei testi (manuali di greco e latino, diversi versionari, antologie e opere di traduzione e commento), ampio spazio, sebbene all’Università non scelsi esami che trattavano specificamente questa materia. La filologia, infatti, me la insegnò il Prof. Domenico Ferrante, personalità sui generis, che fu mio docente per il solo 2° anno di liceo, prima di insegnare definitivamente alla Scuola Militare “Nunziatella”. Le sue lezioni si dividevano nel seguente modo: entrato in classe, faceva 15 minuti di Ferrante-vita, dove raccontava i suoi aneddoti di famiglia, e 45 minuti di Ferrante-Scuola, momento a sua volta bipartito tra interrogazioni e spiegazione. Quando la spiegazione riguardava un testo, egli si soffermava sempre su ogni parola, facendone tutta la storia. Dopo che ebbi vinto il concorso, diventammo amici e non di rado veniva le domeniche a pranzo da me. Mi fece anche diverse recensioni sulla rivista Riscontri in merito alle mie prime pubblicazioni.
Fine I° parte
La prossima sezione, che uscirà domani, ovvero domenica 14 Dicembre, riguarderà le varie pubblicazioni e studi della Prof.ssa Vanacore. Ringraziamo i lettori per essere giunti fin qui e ci auguriamo di ritrovarvi domani!


