Il confronto tra Comune di Napoli e i delegati di Figc si è svolto in videoconferenza, in un clima molto più sobrio rispetto alla riunione dello scorso luglio. In sala Giunta erano presenti l’assessore Edoardo Cosenza, il direttore generale Pasquale Granata e il team tecnico incaricato di seguire il dossier sullo stadio Maradona, mentre sullo schermo comparivano i rappresentanti della Figc e della Uefa, tra cui Antonio Talarico e Giovanni Spitaleri. A fare rumore, però, è stata l’assenza del Calcio Napoli, che alla vigilia aveva comunicato di non voler partecipare al tavolo dedicato agli sviluppi per la candidatura del Maradona a ospitare gli Europei del 2032.
Napoli e il nodo con il club
Il piano di rilancio dello stadio elaborato dal Comune continua a essere valutato positivamente dai vertici del calcio europeo, che hanno apprezzato il rispetto dei parametri Uefa per un impianto moderno e funzionale. Ma resta un punto critico: la mancata condivisione di visione con il club di Aurelio De Laurentiis, sempre più orientato verso la costruzione di un nuovo impianto. La “sedia vuota” del Napoli non è passata inosservata alla Figc. E le parole del ministro dello Sport Andrea Abodi restano un monito: «I cinque stadi verranno selezionati anche in base alla collaborazione tra club e Comune». Elemento che, al momento, indebolisce la candidatura partenopea, soprattutto considerando la concorrenza degli altri impianti italiani in corsa.
La spinta istituzionale
Nonostante le difficoltà, a Palazzo San Giacomo prevale la determinazione. L’amministrazione del sindaco Gaetano Manfredi può ora contare su un alleato in più: l’intesa con Palazzo Santa Lucia, sancita anche dal protocollo firmato con il nuovo governatore Roberto Fico, che prevede il finanziamento del restyling del Maradona.
Il progetto presentato alla Figc
Nel dettaglio, Cosenza ha illustrato il progetto di riqualificazione interna, che prevede:
- nuovo primo anello a ridosso del campo, con visibilità conforme agli standard Uefa;
- eliminazione della pista d’atletica;
- riapertura del terzo anello, resa possibile dall’installazione della tecnologia anti-vibrazioni;
- oltre 2mila nuovi posti auto;
- lavori programmati in modo da non ridurre la capienza e da non interferire con le partite del Napoli.
Un piano che mira a trasformare il Maradona in un impianto competitivo a livello europeo, pur senza il sostegno pieno del club che lo utilizza. Ed è proprio questo, oggi, il vero nodo della candidatura di Napoli.


