Vesuvio in fiamme: devastazione ambientale e aria irrespirabile, un disastro annunciato


Il Vesuvio brucia ancora. Nel pomeriggio di oggi, venerdì 8 agosto, un vasto incendio è divampato nell’area di Terzigno – zona del Monte Somma – e con il passare delle ore si è esteso senza controllo. Quello che nel pomeriggio appariva come una colonna di fumo, al calar della sera si è trasformato in un bagliore sinistro: fiamme altissime, visibili persino da chilometri di distanza, che lambiscono il profilo del vulcano e minacciano uno dei patrimoni naturali più preziosi d’Italia.

Le squadre dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Napoli sono al lavoro senza sosta, ma la vastità del rogo e il vento rendono le operazioni difficili. Le fiamme stanno inghiottendo ettari di vegetazione, distruggendo in poche ore ciò che la natura ha impiegato decenni a ricostruire. Ogni albero bruciato è un rifugio perduto per la fauna, ogni ciuffo d’erba in meno è un passo verso la desertificazione del versante colpito.

Vesuvio in fiamme, un danno incalcolabile

Oltre alla perdita di biodiversità, l’incendio sta sprigionando nell’aria una miscela pericolosa di polveri sottili e sostanze tossiche. Una nube che si aggiunge alla già compromessa qualità dell’aria in zona, ancora segnata dall’incendio del deposito di abiti usati in via Spinelli a Pompei, divampato pochi giorni fa. Quel rogo ha reso irrespirabile l’aria, costringendo i residenti a barricarsi in casa e rendendo inutilizzabili le colture dei terreni vicini.

Ora, con il Vesuvio avvolto dalle fiamme, si ripete lo stesso incubo: aria densa, odore acre, irritazioni alle vie respiratorie. Un pericolo che non riguarda solo le aree immediatamente colpite, ma che si propaga per chilometri, sospinto dal vento e dalla conformazione geografica.

Indagini in corso. Nessuna ipotesi esclusa

Non si esclude l’ipotesi dolosa, come già accadde nell’estate del 2017, quando incendi di origine criminale falcidiarono ettari di bosco vesuviano. Allora, come oggi, il danno ambientale si misurò non solo in termini di superficie bruciata, ma anche in anni di equilibrio ecologico distrutto.

Il Vesuvio non è solo un simbolo, ma un ecosistema unico, un polmone verde che produce ossigeno, filtra l’aria e ospita specie rare. Ogni incendio è una ferita che il tempo non guarisce facilmente. Oggi quella ferita si riapre, più profonda, in un momento storico in cui il nostro territorio e la nostra salute non possono permettersi altre perdite.

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