Democristiano in bianco e nero e a colori


Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, conosciuto come Pippo, ha attraversato la storia della televisione italiana, quella in bianco e nero e anche quella a colori.

Nel calcio il suo cuore era diviso tra i colori rosso e blu del Catania e il bianco e nero della Juventus, mentre in politica è sempre stato democristiano. Baudo diceva di essere al 51% etneo e 49% juventino e infatti custodiva gelosamente tre completi rossazzurri e una sola maglia bianconera, quella numero 10 di Alessandro Del Piero, un regalo speciale di Agnelli e Marotta.

Baudo ha dichiarato di aver giocato al calcio da ragazzo, ma disse che da mediano era troppo alto per i centrocampisti avversari, che gli passavano tra le gambe, e così spesso giocava in porta.

Molti personaggi della musica e dello spettacolo, importanti e famosi come Elton John e Gianni Morandi, sono diventati presidenti onorari di Watford e Bologna, le loro squadre del cuore. Pippo Baudo, invece, declinò l’offerta del Catania dichiarando le testuali parole: “Non mi sento onnipotente”.

Dunque restò solo un grande tifoso, sincero e appassionato del Catania, ma anche della Juventus, perché lo divenne per sfidare un compagno di scuola che tifava Torino. Si dice che avesse soprattutto il forte desiderio di risentire il boato del Cibali in serie A.

Dunque non solo la televisione, ma anche il calcio ha perso una voce che lo amava davvero, non perdendo l’occasione di dimostrarlo nelle trasmissioni e sugli spalti.

Pippo Baudo e la politica

Per quanto riguarda la politica non si può dire che Pippo Baudo ne fosse distante, anche se spesso criticava i governi, oltre i colori.

Non ha mai nascosto le sue simpatie per la Democrazia Cristiana e, in effetti, le uniche tentazioni di un impegno diretto in politica arrivarono da quello che rimaneva, dopo il terremoto di Tangentopoli, della vecchia DC.

Nel 2001 partecipò alla fondazione di Democrazia Europea, la formazione politica creata da Sergio D’Antoni, ex segretario generale della Cisl, attualmente componente della giunta nazionale del Coni e massima autorità dello stesso organismo sportivo in Sicilia.

Successivamente Baudo rifiutò per ben due volte la candidatura per il centrosinistra a presidente della Regione Sicilia: nel 2005, quando al suo posto fu scelta Rita Borsellino, e nel 2012, quando dopo il suo rifiuto si optò per Rosario Crocetta.

In ogni caso Pippo Baudo ebbe sempre molta misura nel suo rapporto con la politica, come dimostrano i due rifiuti, anche perché, soprattutto all’epoca del monopolio culturale della Rai, essere un divo della televisione di Stato era molto più prestigioso di una qualsiasi carica politica.

La trasversalità che questo ruolo garantiva permetteva all’immagine del “bravo presentatore” di arrivare a tutti gli italiani, ben oltre le idee politiche. Baudo comprese che una sua candidatura avrebbe in qualche modo compromesso quella neutralità, abilmente guadagnata sul campo delle sue diverse trasmissioni televisive, soprattutto del sabato sera e della domenica pomeriggio.

Insomma Baudo, da abile democristiano, sapeva utilizzare la politica, proprio in ragione di questo suo duplice rifiuto a vestire i panni del candidato di una parte politica rispetto alle altre.

L’esperienza con Democrazia Europea

Pippo Baudo ha saputo respingere i corteggiamenti sia dell’Unione di Prodi, sia del Partito Democratico, rifiutando sempre l’impegno diretto in politica.

L’unico momento in cui cedette parzialmente alla fascinazione della politica avvenne nel 2001, quando l’Italia era avvolta in un bipolarismo muscolare e anti-storico, che vedeva da una parte il centrodestra di Silvio Berlusconi e dall’altra il centrosinistra guidato da Francesco Rutelli.

In quel contesto resiste, per certi versi eroicamente, un nucleo di ex democristiani che non accettano di dover scegliere tra le due coalizioni e si convincono a far nascere una sorta di terzo polo: un cartello chiamato Democrazia Europea. Fra i registi dell’operazione ci sono Sergio D’Antoni, già segretario della Cisl, Ortensio Zecchino e uno dei cavalli di razza di Piazza del Gesù, il senatore a vita Giulio Andreotti.

Baudo venne coinvolto decisamente in questo progetto dall’amico D’Antoni e addirittura la moglie e compagna di vita di quella stagione, la famosissima cantante lirica e attrice Katia Ricciarelli, fu candidata alla Camera dei deputati sia in Umbria che nelle Marche.

In effetti Pippo Baudo decise di restare un passo indietro, ma la candidatura della moglie dimostrò la sua volontà di sostenere il progetto politico di Democrazia Europea con grande forza.

Infatti l’ex parlamentare europeo di Democrazia Europea, Aldo Patriciello, ha dichiarato le testuali parole: “Fu al nostro fianco fin dal principio, ci seguì con la solita passione, ci incoraggiò e non esitò a metterci la faccia. Fu memorabile soprattutto la sua partecipazione agli eventi organizzati a Venafro: ricordo come fosse adesso la folla di oltre 4000 persone presenti per vederlo ed ascoltarlo”.

L’amicizia con D’Antoni

Va ribadito però come l’adesione a Democrazia Europea di Pippo Baudo sia strettamente legata al rapporto di grande amicizia che aveva con Sergio D’Antoni.

L’ex segretario della Cisl ha spiegato in un’intervista come si fosse conosciuto con Super Pippo a casa di Sarò Alessi, storico presidente dell’Aci, che era solito riunire tutti gli abitanti di Caltanissetta – i cosiddetti nisseni – che vivevano a Roma per motivi di lavoro.

Da quegli incontri tra siciliani si formò tra Baudo e D’Antoni un’amicizia profonda. Infatti il presentatore è stato nominato cittadino onorario di Caltanissetta, partecipando a tutte le manifestazioni dei Sepolcri del Giovedì Santo.

Dall’amicizia alla politica il passo fu naturale, anche perché D’Antoni ha avuto modo di spiegare come Baudo avesse le sue stesse idee, quelle tutto sommato di un democristiano di sinistra.

La cultura e la competenza di Pippo Baudo lo mettevano nelle condizioni di conoscere tutte le grandi questioni del Paese e così l’esperienza di Democrazia Europea fu considerata da D’Antoni molto positiva, grazie soprattutto al contributo di Pippo Baudo.

L’epilogo politico e il legame con la Sicilia

L’amico presentatore diede un’ulteriore mano a Sergio D’Antoni successivamente, quando l’ex sindacalista si candidò nel collegio di Napoli-Ischia. Sicuramente l’enorme popolarità di Baudo ebbe un ruolo importante nelle elezioni del 2001, perché la sua presenza incuriosiva l’elettorato. Baudo non era candidato, ma sembrava che lo fosse, per il grande impegno che profuse nella campagna elettorale.

Il terzo polo di D’Antoni non sfondò al botteghino elettorale, ma ebbe comunque un buon risultato, grazie anche alla presenza del Pippo nazionale. Infatti, alle politiche del 2001, Democrazia Europea riuscì a ottenere circa 1.300.000 preferenze nella parte maggioritaria della Camera e circa 900.000 voti nella quota proporzionale. Inoltre, il partito di D’Antoni conquistò due seggi al Senato.

Il sogno centrista durò poco, perché dopo solo un anno, e precisamente nel 2002, Democrazia Europea si fuse e quindi si sciolse nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. A questo punto Pippo Baudo decise di farsi da parte, ma – come scritto prima – sarebbe poi stato corteggiato da Prodi e dai vertici del Partito Democratico.

Soprattutto era richiesto alla presidenza della Regione siciliana, ma Baudo scelse di non scendere in campo, non nascondendo però mai l’amore per la sua Sicilia. L’ultima testimonianza è stata la volontà di tenere il suo funerale nella città di Militello, dove nacque il 7 giugno 1936.

La straordinaria partecipazione all’evento ha dimostrato il legame che Pippo Baudo ha saputo conservare con i luoghi della sua infanzia, omaggiandoli anche oltre la vita terrena.

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