Tra le condizioni più ardue a cui l’essere umano è costretto, vi è la straziante condizione di dover lasciar andare consapevolmente una persona cara; si parla di qualcosa che va anche oltre il concetto di morte. Prendere consapevolezza della necessità dell’abbandono e della separazione, della necessità dire “addio” quando tutto ciò che si vorrebbe pronunciare è “resta”.
Cedersi all’altro: l’amore in assoluto
Secondo un celebre detto l’amore, quello vero, si manifesta nel rendere libera la persona amata, nell’amarla cioè in assoluto, a prescindere dal contesto, dal luogo, dalle circostanze, in poche parole, a prescindere dalla presenza o meno della persona amata.
Richiedere di essere amati in maniera assoluta è senza dubbio ciò che di più profondo possa essere chiesto all’altro, che si fa carico così di tutta una serie di dimensioni che prevedono sacrificio, coraggio ma principalmente dolore.
La vera domanda, dunque, su cui intere generazioni di giovani uomini e donne si sono interrogati, e su cui ancora oggi si riflette, è quanta parte di sé si è realmente disposti a dare all’altro; dunque, quanto si è disposti ad assolutizzare ciò che si prova.
“Assoluto” deriva dal latino “absolutus” che significa “sciolto” nell’accezione secondo cui ciò che è assoluto non è legato a niente che lo possa trattenere. Allo stesso modo, amare in assoluto significa essere in grado di provare un sentimento che non è legato a circostanza alcuna.
Un amore spezzato dal destino: il caso di Calipso
È questa la condizione di particolare sofferenza e dolore sperimentata nella mitologia greca da coloro che si amano. Il mondo antico, tra le altre cose, vanta un’immensa quantità di storie di amori spezzati o non ricambiati, ed è proprio nel solco tracciato da questo straziante sentimento che si iscrive la storia di una delle donne dimenticate, o quasi, del mito: Calipso.
La sua storia è raccontata nel V libro dell’Odissea: siamo sull’isola di Ogigia, un luogo incantato che prevede ogni bene di cui l’uomo mortale possa mai avere desiderio. L’isola è abitata da una donna sola, Calipso, la “ninfa che cela e nasconde”, o almeno questo è ciò che dice il suo nome (dal verbo greco kalypto, che significa nascondere). Che cosa Calipso sta nascondendo?
Il mito vuole che Odisseo, approdato a seguito di una lunga navigazione presso Ogigia, sia rimasto lì ostaggio per sette lunghi anni del desiderio amoroso della ninfa che, pur di tenerlo con sé, gli aveva promesso in dono ciò per cui ogni uomo mortale ha da sempre desiderato: essere annoverato tra coloro che non conoscono la morte. Ciò nonostante, il più grande tra tutti i doni al mondo aveva un costo, almeno per l’eroe.
Odisseo, infatti, tutto ciò che cercava dalla sua vita ormai in frantumi era la sua Itaca, lo sguardo stanco e affranto della donna che non lo ha mai dimenticato, dei suoi familiari, dei suoi sudditi. Le sue preghiere ben presto sono ascoltate da qualcuno tra gli dèi che manda da Calipso Hermes, il messaggero dei piedi alati, affinché le ordini di lasciare che Odisseo parta.
Calipso Vs Circe: sentimento puro o mero gioco di seduzione?
L’esperienza di Calipso con Odisseo e la sua volontà di tenerlo a sé è stata variamente spiegata e rapportata all’esperienza, per certi versi simile, che anche Circe ha avuto con l’eroe. In (Berti 2015) è sostenuta la tesi secondo la quale la maga Circe, a sua volta desiderosa di tenere l’ospite presso di sé e di renderlo suo amante, non avrebbe nutrito dei veri sentimenti verso l’uomo che poi ha lasciato andare senza opporre resistenza.
Alcuni commentatori (Berti 2015 p.116) hanno a lungo ritenuto Circe una semplice seduttrice, inquadrandola come non realmente interessata sentimentalmente all’eroe. Il personaggio di Circe, al contrario, dimostra essere molto più di questo: ella, in seguito al fallimento del tentato incantesimo, si trasforma in una donna benevola, di aiuto e specialmente comprensiva. Circe è infatti capace di dare ad Odisseo ciò che Calipso non gli ha mai dato: la comprensione della necessaria transitorietà della sua permanenza presso di lei.
Probabilmente sarebbe erroneo valutare queste due situazioni alla luce di un discrimine tra un sentimento vero e uno non altrettanto vero. L’unica differenza da sottolineare è il fatto che entrambe non rappresentano altro che due diversi tipi di amore.
Da un lato Calipso, l’amore irragionevole, quello che non potrà mai essere assolutizzato in quanto per esistere necessita della spasmodica e costante presenza della persona amata; dall’altra Circe, l’amore comprensivo, quello che sa bene che lasciar andare è di gran lunga più giusto che relegare.


