Napoli, leggenda della statua di Re Carlo


1 Novembre 1700 – Dopo un anno fortemente sofferto, molto più difficile degli altri poiché trascorso completamente a letto, Carlo II d’ Aragona muore.

Quelle sofferenze infinite, durate tutta la vita, si sono finalmente sopite; gli ultimi giorni, sono trascorsi all’insegna del riguardo e della devozione da parte del suo “entourage”, gli sono stati posati piccioni morti sul capo e visceri di mammiferi ancora caldi sul ventre; ma oggi, Sua Maestà ha finalmente smesso di soffrire.

Con Carlo II d Aragona finisce quella tanto potente “dinastia asburgica”,sovrani che hanno governato il mondo per ben due secoli, anni in cui “il sole non ha mai smesso di splendere su un regno vasto quasi quanto tutto il mondo conosciuto”

Gli Asburgo si estinguono semplicemente perché,come tanti,da che il potere ha accecato gli uomini, vogliono una continuità dinastica pura, ossia senza l’intervento di estranei; infatti, Sua Maestà è figlio di uno Zio che sposa la nipote (consanguinea); e, così come Tutankhamon, chiude la dinastia che con lui si estingue in quanto figlio di due fratelli, Carlo II passa alla storia come una sorta di Frankenstein, chiamato “Lo Stregato” (tanto erano chiari i segni della sua sofferenza) riuscito chissà come a sopravvivere fino ai 38 anni nonostante le numerose patologie lo assalissero.

La storia narra che abbia imparato a parlare a 4 anni e a camminare ad otto; fino ai dodici non fu neanche mai lavato per timore di fargli del male.

Ma torniamo a noi; torniamo a Napoli, che con grande stupore riesce ad esser “eco” del mondo.

E’ proprio qui, dunque, che in occasione della nascita di Carlo II che il Vicerè del tempo, Pietro Antonio d’Aragona, uomo colto e raffinato, per ingraziarsi la “Capitale”, decide di far costruire una fontana (una delle poche che rimarrà per sempre nel luogo per cui è stata progettata: Monteoliveto); i lavori impiegano diversi anni per concludersi, nonostante l’importante intervento economico del Duca di Gravina che vive nei paraggi: Palazzo Gravina, attuale Facoltà di Architettura di Napoli.

Si pensa, in primis, ad una grande statua equestre sorretta da leoni in marmo, ognuno legato sia allo stemma del Re, che del Vicerè e della città, ma ciò non accade e per molto tempo il basamento resta lì, senza alcuna conclusione.

Finalmente, dopo otto anni, su disegno di Fanzago si conclude la statua di Re Carlo, che la leggenda vuole rivolta verso un antico tesoro.

La Statua originale è ancora al suo posto, risulta minuta nelle fattezze, proprio come sua maestà: un corpo da bambino prigione eterna di un Re.

(foto da Wikiepdia)

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