Orfeo ed Euridice: la vita attraverso la morte


Nell’immensa distesa di racconti, testi e poesie, la fittissima produzione greca ci ha lasciato in eredità il costrutto ideologico su cui per secoli si è basato l’intero innesto culturale della Grecia arcaica; si tratta di narrazioni afferenti alle due diverse sfere con cui l’uomo greco aveva modo di interagire, da una parte il mondo umano, dall’altra quello divino. Un mondo assoluto e controverso a cui l’uomo non sarebbe mai potuto giungere, ma con cui non poteva fare a meno di misurarsi.

Un universo parallelo fatto di intrighi, segreti, e sortilegi che gli uomini si raccontavano per enfatizzare o mitigare quegli aspetti della vita che non riuscivano a spiegare o ad interpretare altrimenti. Nel complesso universo greco il mito abbandona la mera condizione di racconto per farsi linguaggio, narrazione, e spesso tramite tra una verità che si presenta come ambigua e pericolosa ed un immaginario che diviene presente e reale.

Il termine stesso mythos è di difficile interpretazione, anche se la tradizione più comune lo definisce come discorso, racconto in generale, che nel tempo è stato caricato di diversi significati ideologici.

Orfeo ed Euridice: un limite invalicabile

Il mito racconta del figlio della musa Calliope, Orfeo, il miglior musicista che il mondo avesse mai conosciuto, che con la sua musica era capace di raggiungere l’impossibile e addirittura la natura stessa si piegava d’innanzi alla maestria e alla meraviglia suscitati dal suo talento.

Un giorno Orfeo, incontrata la ninfa dei boschi Euridice, se ne innamora perdutamente al punto che, dopo poco, i due si sposarono. La loro vita insieme durò fino al momento in cui la giovane Euridice, scappando da Aristeo (nella versione del mito proposta da Ovidio), venne morsa da un serpente il cui veleno le provocò la morte. Così Orfeo, ardente d’amore per lei, compì un gesto impossibile per la gran parte dei mortali: scese agli inferi per recuperare la donna amata.

Arrivatovi, gli si palesò l’impossibilità della riuscita dell’impresa. Il mondo degli inferi era dominato da creature spaventose che gli avrebbero impedito di portare a termine la sua impresa, tuttavia, l’astuzia di Orfeo sta nel non aver tentato di combattere quelle creature, che per natura non avrebbe mai potuto sconfiggere, con la forza, bensì con il suo strumento più potente: la lira, dono di Apollo, con la quale riusciva ad ammansire anche le bestie più feroci. Fu così che il suono dello strumento raggiunse anche le corde più profonde dei signori dell’aldilà, Ade e Persefone, che gli concessero la possibilità di restituire Euridice alla vita. Tale concessione, però, prevedeva una condizione ben precisa: durate il tragitto dall’oscurità alla luce, Orfeo avrebbe dovuto precederla senza mai voltarsi a guardarla.

Per tutto il tempo Orfeo, seppur combattuto dal dubbio e dal timore di essere stato ingannato, dunque, di perdere la donna amata, mantenne la parola data, tuttavia alla fine, quando ormai la luce era già visibile, fu lo stesso Orfeo che la condannò alla morte, questa volta in maniera ineluttabile e definitiva: si girò a guardarla e l’immagine di lei venne risucchiata dagli inferi.

Dal limite alla vita

Il personaggio di Orfeo è stato variamente interpretato e spiegato. Egli rappresenta la personificazione della poesia e del canto, rappresenta la vittoria, seppur temporanea, della vita sulla morte, ma in realtà, prima di tutto, Orfeo incarna l’umano desiderio di superare il limite, di sconfiggere la morte e di riaffermare la vita. La perdita di Euridice, immagine di un tempo passato e ormai inaccessibile, tuttavia, al contempo ci riporta alla mente che questa vittoria non può che manifestarsi soltanto in senso lato dal momento che Euridice scompare per sempre, ma a restare in eterno sarà il ricordo di lei perpetrato nei secoli attraverso il canto dell’amato Orfeo. Egli diventa così l’emblema della condizione umana che, seppur scomoda e difficile, riesce ad essere sublimata, attraverso la trasfigurazione artistica, in una dimensione che diviene paradigmatica ed universale che conduce, infine, alla sua totale accettazione.

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