Uno dei capolavori più maestosi del Barocco: La Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini


Roma, XVII sec. – Il “Barocco” sta reinventando e cambiando l’Urbe degli ultimi Papi che, come discendenti delle famiglie più nobili e facoltose del tempo, una volta arrivati al Soglio Pontificio, hanno voluto fare dei “palazzi di famiglia”, nuove “piramidi”. È così che i Palazzi nobiliari, le Piazze, le Strade diventano gemme preziose di una città che si reinventa: una nuova Roma che si prepara ad essere, per sempre, la “Caput Mundi”.

Gian Lorenzo Bernini è il più grande scultore del tempo, un intellettuale a tutto tondo nonché dignitario della famiglia Barberini. Francesco Borromini, dal canto suo, è uno straordinario architetto, purtroppo burbero e poco incline a raggiungere il giusto compromesso con la sua stessa committenza.

La Roma di quel tempo si trasforma, dunque, in palcoscenico dove va in scena la storia, diventata leggenda, dell’agguerritissima rivalità tra i due geni.

Di origini napoletane, Bernini cresce professionalmente proprio a Roma dove suo padre si è trasferito per poter adempiere alle numerose committenze vaticane; un padre non solo maestro d’arte ma soprattutto, un abile “uomo di pubbliche relazioni”.

Bernini è carismatico, è mondano, doti eccellenti che lo fanno esser vincente; i lavori più importanti della città sono i suoi, tra i tanti, addirittura, il “Colonnato di San Pietro”.

Francesco Borromini, dal Canton Ticino, invece, è silenzioso, schivo del tutto religioso ed austero fino alla castità. A nove anni viene mandato da suo padre a Milano per imparare “ad intagliare la pietra”; poi, da Milano a Roma, a piedi, chiedendo asilo ai conventi che gli sono di strada.

Passa soltanto un anno di differenza tra i due,ma Bernini è già famosissimo; il suo ruolo nei tanti cantieri in città è sempre predominant ed anche le sue retribuzioni. Il loro primo incontro/scontro avviene nel cantiere per il rifacimento di Palazzo Barberini; da questo momento in poi i lavori eseguiti per i diversi Papi resteranno testimonianza della loro rivalità: due geni che ancora oggi sfidano la grandezza propria e quella dei secoli a venire.

Ad Urbano VIII, succede Giovanni Battista Pamphilj, al secolo, Papa Innocenzo X che, con la salita al soglio pontificio, desidera risistemare l’”Insula Pamphilj”, attuale “Piazza Navona”, sede ufficiale della famiglia Pamphilj.

Al Borromini viene affidato il completamento di “Sant’Agnese in Agone”,“fabbrica” che, grazie al suo genio, diviene vero e proprio capolavoro del barocco; nel frattempo è proprio lui a suggerire al Santo Padre il tema per la nuova fontana “da costruirsi”: i fiumi dei quattro continenti.

Viene indetto un concorso e, nonostante ne venga a conoscenza,Bernini non vuole parteciparvi per la presenza del rivale; sarà, allora, il Principe Ludovisi a convincerlo a preparare un progetto che, poi, egli stesso presenta al Santo Padre durante un pranzo:”questa non può che esser opera del Bernini”e cosi fu.

A Piazza Navona prendono vita i quattro splendidi Titani che rappresentano :il Danubio, il Gange, il Rio della Plata, il Nilo. Grazie alla sua intuizione geniale, per dare all’opera ancor più drammaticità, Bernini scava nel marmo, lo trasforma in caverna da cui i Titani vengono fuori ed intorno gli animali e le piante, “di pietra”, danzano.

L’obelisco è dominato dall’alto da una “colomba”, simbolo araldico della famiglia Pamphilj,a voler simboleggiare che il Papa, come lo Spirito Santo, ha riportato pace e grazia sul mondo (identificato da un fiume per ogni continente).

La leggenda vuole che la scalinata della Chiesa di Sant’Agnese,di Borromini, protenda armoniosamente verso la conformazione della fontana,mentre il Titano del “Rio della Plata”, fa un curioso gesto che indica chiaramente il temere il crollo della Chiesa che, palesemente, reputa poco stabile; il Titano del Nilo ha, invece, il volto coperto per risparmiarsi l’orrore alla vista della facciata: anche qui a Piazza Navona Bernini ha vinto. Al cospetto di quel magico zampillio il Papa restò incantato.

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