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C’è chi in passato ha parlato di “bamboccioni”, ma forse pochi sanno che in Italia quasi quattro studenti su 10 frequentano l’università e lavorano allo stesso tempo.

 

È una nuova generazione di giovani italiani; qualcuno li ha definiti come i “figli della crisi”, ma forse è una riduzione che vuole semplificare una realtà che è molto più complessa e che rappresenta uno spaccato della società italiana che dopo decenni di benessere vissuti al di sopra delle proprie possibilità, inizia ora a fare i conti con la realtà e per questo cambia pelle ed abitudini.


Una realtà in cui oggi anche quei ragazzi che provengono da famiglie in grado di sostenere economicamente i loro studi, decidono, in un caso su quattro, di iniziare comunque a lavorare.

Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di lavori part time, molto spesso in nero, ma è pur sempre un inizio oltre che una necessità per una generazione di figli di genitori già loro stessi precari.

Era quindi normale che in uno scenario in cui non è facile intravedere quali sono le prospettive per il futuro, si andassero a sviluppare percorsi di formazione alternativi a quelli più consolidati.

Ed in questo ambito si inserisce il boom delle università online, facoltà come quella di Unicusano con sede a Roma, che permettono ai propri studenti di seguire tutti i corsi in streaming da casa, con la massima libertà per quel che riguarda la gestione delle ore in cui dedicarsi allo studio e quelle da dedicare al lavoro.

Inoltre, grazie all’assenza di obblighi di frequenza si limitano al massimo tutti i costi relativi ai trasporti, al vitto ed all’alloggio che altrimenti andrebbero sostenuti in un ateneo tradizionale.

Tra le facoltà online maggiormente frequentate da parte degli studenti/lavoratori iscritti alle università telematiche, ci sono quelle dell’ambito ingegneristico, che in questo momento consentono maggiori chance sul mercato del lavoro, ma anche quelle storiche come giurisprudenza, pedagogia, economia, scienze politiche, sociologia e psicologia.

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