Dal carcere di Rebibbia e da centinaia di fogli, scritti in un singolare pastiche di portoghese, italiano e sardo, emerse nel 1994 uno scritto, che la riflessione italianistica successiva definirà come “uno dei primi libri della letteratura della migrazione in Italia” (Anna Proto Pisani 2008, p. 241). Al centro del racconto, uscito per la cooperativa editoriale Sensibili alle foglie di Renato Curcio, vi è la vita di Fernanda Farias de Albuquerque (1963-2000), transessuale brasiliana, poi migrata in Italia, che è essa stessa autrice del libro insieme a Maurizio Jannelli (1952), ex brigatista, attuale regista e documentarista.
Un libro a quattro mani tra oralità e scrittura
Il libro è, infatti, non solo il frutto della memoria di Fernanda, ma anche del tocco narrativo, ma soprattutto linguistico, di Jannelli, normalizzatore di quel suddetto pastiche con il quale non solo venivano narrati, ma anche scritti i ricordi della protagonista. La genesi ed il genere letterario di questo romanzo autobiografico, troppo lunghi per essere trattati in questa sede, oltre a trovarsi, in parte, nell’Introduzione di Jannelli stesso, sono stati indagati da Anna Proto Pisani, al cui articolo del 2008, L’identità ambigua: il corpo maschile e femminile in Princesa di Fernanda Farias de Albuquerque, si rimanda.
Il crudo racconto di uno spaccato degli anni ’90
Al di là della narrazione di un’anima, alla ricerca della propria identità, ciò che particolarmente impressiona è la realtà molto violenta nella quale vivono i transessuali brasiliani ed italiani. La violenza è descritta, però, in modo diverso a seconda del paese: mentre in Brasile essa è fragorosa e si esplicita con bande di picchiatori alla ricerca di veadinho (diminutivo brasiliano del termine veadho, “cervo”, che, in questa forma, indica dispregiativamente gli omosessuali), in Europa si manifesta silenziosa e subdola attraverso le droghe e l’AIDS. È ciò che emerge dalle storie parallele di prostitute e transessuali che si alternano alla narrazione principale interrompendola.
Il rapporto con la Prinçesa di De André
Questa violenza non emerge dalla famosa canzone di De André, contenuta nell’album Anime Salve (Settembre ’96): Prinçesa, infatti, si concentra maggiormente sull’identità sessuale della protagonista e sul tema della prostituzione, sempre caro al De André di Via del Campo, de La Canzone di Marinella, de La Città Vecchia e di Bocca di rosa. La storia è così fedele al racconto originale a tal punto che De André riprende non solo espressioni e, addirittura, frasi intere, ma scrive, con Fossati, una musica che si rifà alla tradizione brasiliana, come si evince sin dall’attacco iniziale. In particolare De André e Fossati si rifanno, per la sezione finale, ai cori di Sérgio Mendes, dei quali l’esempio più famoso è Mas que nada (cfr. Luigi Viva 2000, p. 243). Solo la battuta finale differenzia la canzone di De Andé dal libro e dalla vita di Fernanda: mentre il cantautore immagina un lieto fine per Prinçesa, la realtà vedrà qualche anno dopo il suicidio di Fernanda.
Una storia che ha affascinato
La celebrità della protagonista, alla quale certamente contribuì sia la presentazione al Torino GLBT Film Festival – Da Sodoma a Hollywood (ancora oggi attivo) sia la ripresa in musica di De André, indusse alla realizzazione, allorquando l’autrice era ancora in vita, di traduzioni del libro in altre lingue e di un film documentario, Le Strade di Princesa – ritratto di una trans molto speciale (1997), al quale fece seguito anche l’omonimo film Princesa (2001). A lei si ispirarono i genovesi per la fondazione dell’Associazione Princesa per i diritti e l’identità della comunità transgender, della quale presidente onorario fu Don Gallo, che ospitò per qualche tempo Fernanda. Anche il mondo accademico si è interessata al libro di Fernanda con il progetto Princesa 20 (Università Roma Tre), il cui referente è il Prof. Ugo Fracassa e le cui intenzioni erano prettamente linguistiche. Ne è nato così un sito, in cui sono visibili i manoscritti originari di Fernanda e di Jannelli, indispensabili per il recupero di quel singolare pastiche linguistico, nonché diversi filmati tratti dal documentario del ’97 ed una bibliografia aggiornata.


