Un gruppo di lettura è molto più di un semplice appuntamento con i libri: è arricchimento, confronto e amicizia. È un intreccio di voci, di prospettive che si sfiorano, che si scontrano, che si fondono, che danno vita a discussioni vivaci e sorprendenti. Ci si immerge in solitudine nelle pagine di un libro scelto di comune accordo e, quando ci si ritrova insieme per parlarne, accade quasi sempre qualcosa di straordinario: i punti di vista si moltiplicano e nascono interpretazioni così diverse da ribaltare ogni certezza. A volte sembra persino di aver letto un’altra storia! È proprio in questi scambi di opinione, a volte bizzarri, che nasce la vera magia della lettura condivisa.
Il mio gruppo di lettura è quello di Torre del Greco, il luogo che sento più mio, nonostante non ci viva più da oltre trent’anni fa. Ogni mese torno alla storica libreria Tuttoscuola, dove Fulvia e Marina, con grande garbo, passione e professionalità, proseguono il cammino iniziato dalla loro famiglia. Tra gli scaffali di questa libreria, tra le pagine sfogliate e le discussioni accese, il mio amore per la lettura si rinnova ogni volta.
Ed è grazie al gruppo di lettura della Libreria Tuttoscuola che ho avuto l’opportunità di esplorare mondi narrativi che, da sola, forse non avrei mai scelto. Ogni incontro è una porta aperta su nuove storie e su nuove prospettive.
L’ultimo libro del quale abbiamo discusso è stato Nostra signora dei fulmini di Giancarlo Piacci, edito da Salani, un noir in cui l’autore esplora senza troppi filtri il lato più oscuro e doloroso della città di Napoli, mettendone in luce la sua complessa e stratificata realtà.
Chi ha letto “I santi d’argento” di Piacci ritroverà in “Nostra signora dei fulmini” Vincenzo con i suoi incubi e le sue allucinazioni. Nonostante la spirale di confusione e di disperazione continui ad essere particolarmente vorticosa, Vincenzo ha la fortuna di avere accanto a sè una donna; Irene, come la più brava delle equilibriste, mantiene la rotta e porta avanti la loro relazione.
In questa nuova storia Vincenzo si ritrova ad essere il principale indagato di un brutale omicidio. Ad esser stato ammazzato è Marco. Il movente dell’omicidio sembrerebbe ruotare intorno alla nascita di una multinazionale che potrebbe sottrarre autonomia alla piccola comunità di pescatori locale.
Vincenzo è estraneo ai fatti, ma non può provarlo. Tace. Non racconta dove si trovava nelle ore in cui Marco è stato ammazzato. Perché? Perchè nasconde la verità nonostante corra seriamente il rischio di essere accusato di omicidio?
Fino alla fine il lettore avverte la tensione che vive non solo Vincenzo, ma tutti i personaggi della storia, personaggi che sembrano essere intrappolati in un sistema poco virtuoso che li inghiotte senza pietà.
La decisione di fronte alla quale si trova adesso è l’altro lato della vita che gli hanno promesso, quello sempre nascosto come per la luna. È il risultato di un equivoco o di un inganno in cui la favola della scelta è raccontata a tutti e circoscritta a pochi. Di fronte al suo dolore, a questa impotenza così manifesta qualcosa dentro di me di infantile si ribella.
Tra i tanti personaggi quello che maggiormente incuriosisce e ammalia è sicuramente Cané, figura che arricchisce non poco la storia e la cui complessità si svela lentamente.
Il suo nome di battesimo non lo ricordo di preciso, forse non l’ho mai saputo. Può darsi fosse Gianluca o Gianmarco, ma non è mai stato necessario impararlo perché per tutti gli abitanti del quartiere, fin da piccolo, è sempre stato solo e soltanto Canè.
Altra grande protagonista è Napoli. La città viene descritta come un corpo vivo che resiste a dispetto delle sue ferite e dei suoi peccati. L’autore scrive: “Il corpo di Napoli è proprio come la città: stratificato, insospettabile, tenuto in piedi dai cocci delle vite precedenti e dai loro segreti”
Impossibile non notare anche il potente simbolismo della copertina del libro che riesce a trasmettere un senso di oscurità e di minaccia imminente. L’arte grafica di Zerocalcare è in perfetta sintonia con l’atmosfera del romanzo e amplificava il senso di claustrofobia e di attesa che pervade l’intera narrazione.
Cosa rende ancor più accattivante tutto? La scrittura di Piacci che, nitida e tagliente, esplora e racconta la città di Napoli attraverso le sue tante contraddizioni.
Buona lettura!


