La giornata della memoria 2015
Istituita nel 2000, il 27 gennaio rappresenta un momento per fare memoria sull’eccidio perpetrato ai danni del popolo ebraico, e non solo, dai nazi-fascisti, a partire dal 1938; quest’ anno il Comune di Napoli nella persona del Sindaco, ha concesso la prestigiosa Sala dei Baroni per una serie di iniziative tra cui la cerimonia di consegna dei riconoscimenti “Stella di David” a Tullio Foà, a Giovanni Maddaloni e alla memoria di Marcello Torre.
Nell’ antisala, invece, si è tenuto un appuntamento con la comunità Rom, anch’ essa pesantemente oggetto della persecuzione razziale posta in essere nei numerosi campi di concentramento nazisti; la giornata in quello che l’ assessore Nino Daniele ha definito “il centro dell’anima di Napoli” si è conclusa con un concerto molto particolare, dal titolo “Entartete Musik ed altre storie“, un modo elegante per ripercorrere quegli anni di dolore attraverso la musica proibita, degenerata di Mahler, di Weill, il jazz e la dodecafonia di Schoenberg. Marco Zurzolo si cimenta in questa prova coadiuvato dal sax baritono di Gabriella Grasso, cui si deve anche la scelta dei brani eseguiti, dalla voce potente di Francesca Zurzolo e dagli immancabili Gianluca Brugnano (grande versatilità, alla batteria ha cambiato passo), Federico Luongo (e il suo nuovo look professorale alla chitarra) e Diego Imparato (che in quest’ occasione lascia il basso per abbracciare un contrabbasso che non si limita semplicemente a sostenere gli altri strumenti).
Nel loro viaggio attraverso le note bistrattate dal Terzo Reich non poteva mancare la musica Kletzmer, genere fortemente legato alla cultura ebraica, accanto a quella dei cabarets di Berlino (Alles Schwindel di Mischa Spoliansky), mentre i contrasti si fanno più evidenti poiché accanto alla moglie del soldato, ai tesori che accumula, la Sala dei Baroni vede l’ingresso di Fabio D’ Onofrio che con il suo oboe dà l’attacco al gruppo per eseguire il tema di “Schindler’s list“, arrangiato per l’occasione da Sergio Petrarca. A chi pensa che un artista talentuoso come Zurzolo possa cader preda della sindrome della primadonna, preferendo il ruolo dell’ istrione a quello del musicista, consigliamo di ascoltare, con il dovuto raccoglimento, l’esecuzione di questo brano, dove lascia il centro del palco per permettere ai musicisti di esprimere tutto il senso doloroso di una ferita che resta sempre aperta.
La Germania nazista seppe, dunque, produrre cultura per i suoi figli ma non seppe accogliere in sé ciò che da sé era diverso, così diverso che fu necessario organizzare una distruzione sistematica e metodica, anche della cultura dell’ altro. Quella cultura, soprattutto musicale, che finì per diventare parte integrante, paradossalmente e per diversi motivi, della vita degli internati di Auschwitz, Buchenwald e Dachau. Quella musica che fa di ogni giorno, un giorno per ricordare.
ph: Pasquale F. Amodeo


