Ice Crime può essere due cose, un marchio belga di gelati salutari, a basso contenuto calorico e con meno zuccheri, spesso realizzati con stevia e ingredienti di alta qualità, e un’agenzia americana. La linea belga dei gelati offre varie opzioni, tra cui gusti senza zuccheri aggiunti e vegani, puntando su un consumo consapevole e soprattutto “senza sensi di colpa”.
Il riferimento all’agenzia statunitense
Questo termine inglese può indicare però anche una colpa, un crimine commesso dall’ICE, Immigration and Customs Enforcement; in italiano l’acronimo indica l’Agenzia per il Controllo Immigrazione e Dogane, vale a dire l’agenzia federale degli Stati Uniti, finita negli ultimi tempi al centro di pesanti polemiche per l’uccisione di cittadini a Minneapolis. In particolare i casi dei due trentasettenni, l’infermiere Alex Pretti e l’attivista René Nicole Good, persone disarmate, stanno sollevando molte critiche, negli stessi Stati Uniti, sull’uso della forza da parte dell’ICE.
Le accuse e il dibattito mediatico
Nella stampa americana e internazionale l’agenzia è quasi sempre menzionata con le iniziali ICE, e quindi i sensi di colpa, in senso opposto al gelato belga, dovrebbero esserci per gli omicidi che gli agenti dell’agenzia stanno commettendo, dei veri e propri real crimes, in alcuni casi, in italiano autentici crimini. L’ICE fa parte del DHS, il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America, ed è responsabile del controllo della sicurezza delle dogane.
Origini e riorganizzazione dopo l’11 settembre
L’agenzia ha meno di ventitré anni di vita, essendo nata formalmente il 1° marzo 2003 come conseguenza diretta degli attentati dell’11 settembre 2001 e della grande riorganizzazione dell’apparato di sicurezza statunitense, voluta da George H.W. Bush e dal Congresso con l’Homeland Security Act. Prima di allora, le funzioni oggi svolte dall’ICE erano accorpate nel vecchio INS, Immigration and Naturalization Service.
La riforma voluta dagli americani dopo il famigerato 11 settembre 2001 spezza quell’agenzia e redistribuisce le competenze, assegnando il controllo dei confini fisici alla Border Patrol, all’interno della Customs and Border Protection, e la gestione amministrativa dell’immigrazione a USCIS. In questo contesto viene istituita l’ICE, che quindi diventa il braccio operativo interno della lotta alla migrazione irregolare, voluta inizialmente da Bush, ma proseguita poi anche dal presidente democratico Obama.
L’espansione sotto Trump
Nel Partito Repubblicano è stato il presidente Trump a formulare, prima, ed attivare poi, la più grande operazione di deportazione nella storia americana. Questa operazione del governo repubblicano di Donald Trump è accompagnata da un messaggio politico chiaro contro le cosiddette sanctuary cities, ossia le città guidate in larga parte da amministrazioni democratiche, che limitano la cooperazione con le autorità federali sull’immigrazione.
L’ICE è lo strumento perfetto per questo obiettivo, perché non risponde ai sindaci delle città, in buona parte guidate dal Partito Democratico, e neanche ai governatori dei vari Stati, non dipendendo assolutamente dalle polizie locali, e soprattutto non ha limiti geografici interni.
Rafforzando le sue anime operative la Casa Bianca ha praticamente costruito una nuova polizia federale, capace di proiettare il potere dell’esecutivo addirittura nel cuore delle roccaforti politiche avversarie.
Il caso Minneapolis e il ruolo di Gregory Bovino
L’esempio più evidente è proprio Minneapolis, città democratica in uno Stato democratico e storicamente classificata come sanctuary city, che da giorni sta diventando un bersaglio naturale, non solo per ragioni operative, ma anche per il valore simbolico dello scontro istituzionale tra i partiti politici e persino le forze di polizia.
Il volto dell’offensiva è un italoamericano di origini calabresi, proprio come il compianto presidente della Fiorentina Rocco Commisso, e si chiama Gregory Bovino, detto “Greg”. Bovino risulta essere un veterano della Border Patrol e negli ultimi mesi è diventato il principale comandante operativo delle grandi manovre urbane dell’ICE, da Los Angeles a Chicago, fino a Minneapolis.
A Bovino viene attribuita la dottrina operativa “turn and burn”, che contempla operazioni rapide, fortemente visibili, con assetti tattici pesanti e arresti eseguiti prima che le comunità locali possano organizzare resistenza o protezione legale.
Addestramento ICE e critiche interne
La sua comunicazione pubblica è diretta, aggressiva, volutamente polarizzante, perché l’immigrazione irregolare non viene trattata come un problema amministrativo, bensì come una minaccia alla sicurezza nazionale da neutralizzare.
Uno dei punti di frizione più duri tra le autorità federali e quelle locali negli Stati Uniti riguarda l’addestramento degli agenti ICE, impiegati nelle operazioni urbane. I capi della polizia locale e i sindacati delle forze dell’ordine hanno espresso preoccupazioni crescenti su questo evidente divario strutturale di formazione.
Infatti, un poliziotto cittadino riceve mesi e mesi di addestramento su operazioni di de-escalation, vale a dire gestione di crisi psichiatriche, interazione con comunità fragili e mediazione in contesti affollati. Sul fronte opposto invece i circa dodicimila nuovi agenti dell’ICE sono stati arruolati in tempi molto rapidi, per sostenere l’espansione voluta da Trump, e ricevono una formazione breve e concentrata prevalentemente su tattiche di arresto, uso delle armi e controllo del perimetro.
Negli anni precedenti, il corso di addestramento poteva durare alcuni mesi, con venti settimane di lavoro intenso, mentre adesso i tempi si sono ridotti addirittura di due terzi, con sole sette o otto settimane di scuola di polizia.
Rischi operativi e tensione nelle città
Il risultato, secondo le critiche dei colleghi di altre forze dell’ordine, è che agenti addestrati come forza di intervento si trovano a operare in quartieri densamente popolati con famiglie, bambini e manifestanti, utilizzando peraltro spesso spray urticanti e gas lacrimogeni.
L’uso di munizioni meno letali in contesti residenziali molto popolati viene visto dalle polizie locali come una pratica pericolosa, che genera caos e tensione e lascia poi agli agenti cittadini il compito di ricomporre l’ordine pubblico.
In questo modo gli agenti dell’ICE provocano spesso una trincea urbana, subendo una pressione mediatica e umana che risulta essere spesso una dimensione trascurata nel dibattito politico.
Impatto psicologico e timori europei
Gli incidenti gravi dell’ICE sono quindi causati anche dalla condizione psicologica non semplice degli agenti sul campo. Infatti le operazioni dell’ICE attualmente si stanno svolgendo in un ambiente di ostilità permanente e c’è preoccupazione che questo clima pesante americano possa giungere anche in Europa per la presenza degli agenti federali alle imminenti Olimpiadi Invernali in Italia.
Polemiche sulla presenza ICE a Milano-Cortina
In effetti, una divisione dello United States Immigration and Customs Enforcement, l’ICE, appunto, sarà presente alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, in programma dal 6 al 22 febbraio. La conferma, arrivata il 27 gennaio, sta suscitando forti polemiche in Italia soprattutto tra le forze politiche di opposizione al governo attuale di Giorgia Meloni.
In un comunicato, l’agenzia americana ha sostenuto che il Servizio di Sicurezza Interna, HSI, dell’ICE sosterrà il Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato, nonché il Paese ospitante, nella mitigazione dei rischi legati alle attività delle organizzazioni criminali transnazionali, e non condurrà operazioni in materia d’immigrazione all’estero, sottolineando che le operazioni in materia di sicurezza rimangono sotto l’autorità dell’Italia.
La posizione del PSI
Il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, Enzo Maraio, su questo argomento è intervenuto sostenendo come la cooperazione tra Stati sui grandi eventi internazionali possa rappresentare un valore aggiunto solamente se incardinata in regole chiare e condivise, come peraltro avviene da una prassi piuttosto consolidata.
Le Olimpiadi Invernali hanno una dimensione globale e la sicurezza è un tema che chiaramente può coinvolgere più Paesi, ma esiste il principio che non può essere messo in discussione in alcun modo: sul territorio italiano la sicurezza è affidata esclusivamente alle istituzioni italiane, nel rispetto delle leggi e sotto l’autorità dello Stato.
Maraio ha inteso ricordare l’esempio di Sigonella del presidente del Consiglio Bettino Craxi, chiarendo come non sarebbe accettabile che agenzie straniere operino in Italia come se non esistessero sovranità e regole.


