L’evento di Castel Sant’Angelo a Roma nacque come festa ufficiale dell’organizzazione giovanile Azione Giovani, la sezione giovanile di Alleanza Nazionale, il partito fondato da Gianfranco Fini sulle ceneri del MSI-DN (Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale). Nel 2009 Atreju è diventata la festa di Giovane Italia, la sezione giovanile del PdL, il partito creato da Silvio Berlusconi per unire Forza Italia e Alleanza Nazionale. Dal 2014, invece, la festa è organizzata da Gioventù Nazionale, la sezione giovanile di Fratelli d’Italia, erede della destra del Movimento Sociale.
Il significato del nome “Atreju”
Atreju è il nome del protagonista del romanzo “La storia infinita” di Michael Ende, scelto per richiamare, nelle intenzioni degli organizzatori, la volontà di lottare contro “il nulla che avanza”, inteso dal punto di vista filosofico e morale. Tuttavia, anche in questa edizione, il riferimento al personaggio non è autorizzato né dall’autore né dagli eredi, che da anni cercano di vietarne l’uso per fini politici, in quanto in contrasto con i valori di apertura e inclusione cari all’autore. Il diritto d’autore non vieta esplicitamente l’utilizzo del nome, ma continua da anni la battaglia legale per evitarne l’associazione alla festa della destra italiana.
Un evento ormai legato al governo Meloni
Dalle ultime politiche, la festa è diventata un’appendice del governo di Giorgia Meloni, come dimostra anche il programma di questa edizione: 81 dibattiti, oltre 400 ospiti, tra ministri, economisti, giornalisti, creativi e accademici. Un palinsesto ricco, pensato per ribadire la forza del principale partito oggi al governo.
La “sedia vuota” di Elly Schlein
L’unico caso irrisolto ad Atreju è stata l’assenza della leader del Partito Democratico, Elly Schlein. Il confronto diretto con Giorgia Meloni sarebbe stato il colpo politico più atteso, ma il passo indietro della segretaria è diventato un’occasione per l’avversaria, che ha trasformato l’assenza in presenza simbolica, tra cartelli ironici e battute dal palco.
“Sei diventata forte – L’Italia a testa alta”
Il titolo dell’edizione, “Sei diventata forte – L’Italia a testa alta”, non è stato inteso come uno slogan festoso, ma come una dichiarazione d’identità: la destra vuole mostrarsi come forza capace di proiettare all’esterno il Paese, rivendicandone solidità e prestigio.
Il ritorno di Gianfranco Fini
Il ritorno dell’ex leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, è stato uno dei momenti più rilevanti di questa edizione. Dopo anni di assenza, Fini è comparso accanto a Francesco Rutelli, suo storico avversario al ballottaggio per il Campidoglio nel 1993, in un incontro dal forte valore simbolico. La sua presenza richiama la memoria collettiva della destra e rappresenta una sorta di genealogia politica che le sorelle Arianna e Giorgia Meloni e il loro partito stanno provando a riordinare. Atreju, in questa edizione, oltre a celebrare il governo, ha cercato di ricostruire le radici storiche della destra italiana.
La testimonianza di Rom Braslavcki
Sul palco è salito anche Rom Braslavcki, israeliano tenuto prigioniero da Hamas per due anni. La sua testimonianza ha avuto un impatto emotivo forte sul pubblico, rafforzando la collocazione internazionale di Fratelli d’Italia nel contesto della crisi mediorientale.
Le dichiarazioni di Fini: “Sciogliere AN fu un errore”
L’aspetto più discusso di Atreju restano le dichiarazioni di Fini, secondo cui lo scioglimento di Alleanza Nazionale fu un grande errore. Ha riconosciuto a Giorgia Meloni il merito di aver ricostruito la comunità della destra italiana. Assente dal palco di Atreju dal 2008, Fini è tornato accompagnato da Giovanni Donzelli e Luca Sbardella, per un giro tra gli stand prima del suo intervento.
Durante l’incontro con Rutelli, Fini ha ricordato:
“L’errore è stato chiedere e ottenere lo scioglimento di Alleanza Nazionale, perché era un movimento politico basato su un senso comunitario. Se si rimane al di fuori del proprio perimetro di appartenenza si rischia di essere, in qualche modo, apolidi”.
Dall’Italia a Miami: la vittoria di Eileen Higgins
Mentre Fini tornava a far parlare di sé a Castel Sant’Angelo, negli Stati Uniti Eileen Higgins veniva eletta sindaca di Miami con il 59% dei voti: la prima esponente del Partito Democratico a ottenere l’incarico in circa trent’anni. Higgins è anche la prima donna e la prima candidata non ispanica a guidare la città dagli anni ’90, sconfiggendo nettamente Emilio Gonzalez, candidato repubblicano sostenuto da Donald Trump, fermatosi al 41%.
Un nuovo slancio per i democratici americani
Sessantunenne ed ex commissaria della contea di Miami-Dade, Higgins ha impostato la sua campagna su alloggi accessibili, trasporti efficienti e fiducia nelle istituzioni locali. Trump e il governatore della Florida Ron DeSantis avevano appoggiato Gonzalez per spostare il confronto su temi nazionali, ma il Comitato Nazionale Democratico ha reagito organizzando un’ampia mobilitazione. Anche personalità come Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago, hanno fatto campagna per lei, trasformando il voto in un referendum politico su Trump e il suo programma.
Miami e la speranza di un cambio di rotta
Higgins ha criticato le politiche di Trump sull’immigrazione, che hanno inciso fortemente su una città con un’alta popolazione di immigrati. I democratici hanno invitato gli elettori a “mandare un messaggio chiaro a Washington”. Un tempo roccaforte democratica, la contea di Miami-Dade era passata ai repubblicani con DeSantis nel 2022 e Trump nel 2024. Ora i democratici sperano di invertire la tendenza in vista delle elezioni di medio termine del 2026 e delle presidenziali del 2028.


