Si torna a parlare dei riformisti del Partito Democratico, nonostante l’assenza al convegno di Milano dell’ex presidente della Regione Emilia-Romagna e attuale presidente del partito, Stefano Bonaccini. I promotori non vogliono definirsi come una corrente del partito e preferiscono descriversi come un’area culturale. In passato, però, lo stesso Bonaccini aveva definito sé stesso “un riformista di popolo”, etichettando altri esponenti del partito come riformisti da salotto o da palazzo.
Oltre a Bonaccini, sono risultati assenti il coordinatore di Energia Popolare Alessandro Alfieri, due riformisti giustificati dall’impegno nella campagna elettorale per le regionali, Antonio Decaro e Piero De Luca, oltre a due deputati nazionali importanti come Enzo Amendola e Simona Bonafé.
I protagonisti del convegno e il messaggio di Guerini
I protagonisti dell’iniziativa sono la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Simona Malpezzi e naturalmente il pezzo grosso Lorenzo Guerini, che ha voluto il confronto tra l’area riformista e diversi economisti, esperti ed esponenti delle parti sociali, come l’ex presidente Inps Tito Boeri e la segretaria della Cisl Daniela Fumarola.
Guerini afferma che solo con la crescita economica si possa aiutare chi ha bisogno, senza rompere con la coalizione. I riformisti ribadiscono di essere testardamente unitari nel campo largo del centrosinistra, ma reclamano nello stesso tempo, in modo chiaro e netto, un’Europa forte.
Le critiche al campo largo e le ambiguità sulla politica estera
Al convegno, i relatori lamentano un’Italia divisa tra diversi estremismi e fanno emergere l’esigenza di superare i limiti di un campo largo che rischia di essere sempre più ristretto.
Uno dei temi trainanti è quello delle spese belliche. Lorenzo Guerini si schiera contro il “partito del leader” e reclama chiarezza nella linea politica del PD, pur riconoscendo alla Schlein di aver lavorato per unire le opposizioni — un fatto definito strategicamente importante, ma non esaustivo.
Le ambiguità emergono soprattutto sul conflitto tra Russia e Ucraina, evidenziando la necessità di chiarire la posizione delle forze politiche, anche all’interno dello stesso PD.
Per Pina Picierno, non bisogna avere paura di fare chiarezza all’interno dei luoghi deputati, come i congressi, che anzi dovrebbero essere convocati proprio per discutere ed esprimere le posizioni politiche, soprattutto sui temi esteri più delicati.
I richiami al PSE e le riflessioni di Gori
Al convegno di Milano, gli interventi dei relatori sono intervallati da video tratti da interventi di leader del PSE (Partito Socialista Europeo), che sostengono le posizioni sul riarmo e sulla competitività in Europa.
Giorgio Gori, nella sua relazione, smentisce l’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Milano ed esprime preoccupazione per lo sviluppo del Paese, che a suo giudizio sarebbe fermo, con addirittura la recessione se non ci fosse il contributo del PNRR.
Gori parla di un deficit di credibilità del centrosinistra, evidenziato dal fatto che la premier Meloni, nonostante i dati economici negativi, non sia minimamente esposta a un logoramento del suo governo.
Per Gori, non si deve “esternalizzare” il riformismo, facendo affidamento sulla tenda moderata di Renzi e Onorato, ma esprimerlo innanzitutto come Partito Democratico.
Le riflessioni di Prodi e la crisi d’identità del PD
Per i riformisti è assolutamente necessario un chiarimento sulla collocazione internazionale del Partito Democratico. Lo sostengono da tempo anche il vecchio dirigente Luigi Zanda e soprattutto l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.
Ciò che preoccupa maggiormente Prodi, più ancora delle sconfitte elettorali, sono i cedimenti politici, culturali e persino costituzionali — di merito e di principio — che starebbero abbandonando il Partito Democratico su posizioni inconciliabili con la natura e i principi della sua fondazione nel 2007.
Prodi definisce la posizione politica del partito completamente inefficace nei confronti del populismo dirigista di Giorgia Meloni. L’esempio più negativo, secondo lui, è il disastro sui conti pubblici causato dal superbonus del governo Conte, insieme all’ipocrisia delle polemiche del campo largo sui tagli ai settori più delicati, come istruzione e sanità.
Un appello per una proposta di governo concreta
Per Prodi, il problema non sono le alleanze — che si possono costruire in funzione della propria linea politica — ma la linea politica stessa, che andrebbe ridefinita in modo sostanziale.
La critica deve trasformarsi in una proposta di governo. Le sue parole vogliono essere un pungolo affinché tutto il centrosinistra faccia un deciso scatto in avanti:
“Finché il centrosinistra e il PD, che è il maggior partito di opposizione, non saranno in grado di presentare una proposta concreta e alternativa per il Paese, il governo avrà vita facile”.
Infine, Prodi esprime anche preoccupazione per la democrazia, che però, a suo avviso, non è a rischio in Italia, ma subisce un restringimento a livello globale, dovuto a una forte spinta identitaria delle nazioni. Questo processo, secondo lui, non può non coinvolgere anche il nostro Paese.


