Le notizie delle tangenti a Milano e a Sorrento hanno ridato vita ad espressioni colorite come la Milano da bere e pure ad altre, già presenti nel famoso film, con la città della costiera e Vittorio De Sica protagonisti: Pane, amore e….
La Milano da bere nacque nel 1985 e fu un’espressione dell’autore Marco Mignani, contenuta in uno slogan pubblicitario televisivo per promuovere l’Amaro Ramazzotti. Lo slogan era usato in uno spot che mostrava immagini di una tipica giornata milanese, descrivendo Milano come una città che rinasce ogni mattina e pulsa come un cuore: una città positiva, ottimista, efficiente; una Milano da vivere, sognare e godere.
Un sistema antico mai del tutto estinto
In realtà, pare che persista tuttora – e almeno dagli anni Settanta – un sistema di potere illegale, così come esiste anche in Campania, probabilmente fin dal 1955, anno in cui fu prodotto il film di De Sica: un giro fatto di mazzette sistematiche, noto quasi a tutti.
Dal 1955 al 2025 non sarebbe cambiato molto, nonostante Tangentopoli degli anni Novanta, perché sarebbe rimasta la fedeltà al sistema di alcuni politici, imprenditori e dipendenti comunali, come sta dimostrando la vicenda del sindaco Coppola, detenuto a Poggioreale da oltre un mese dopo un clamoroso arresto in flagranza.
Milano tra purgatorio e sviluppo disordinato
Come a Sorrento, anche a Milano si ripropone il sistema degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. E così, anche nel 2025, con le attuali inchieste non si può certo dipingere la capitale economica italiana come un paradiso. Ma, in realtà, non si può definire neppure un inferno: piuttosto il proseguimento di un purgatorio di pene evidentemente mai estinte.
Le indagini di questi giorni restituiscono l’immagine di una Milano come la città dei grattacieli, delle banche e delle multinazionali, che però non riesce a coltivare il suo ceto medio, la borghesia impegnata di un tempo.
Il ruolo delle multinazionali e l’eredità di Expo
Tangentopoli travolse la Prima Repubblica, ma quella degenerazione, scoperchiata dalle inchieste di un famigerato pool, si muoveva comunque dentro un sistema che garantiva un governo per tutti. Nei tempi attuali, invece, la degenerazione appare quella di un governo che compiace le oligarchie. Infatti, dovrebbe essere la politica a indirizzare le scelte economiche e invece, oggi, sembrano essere i colossi multinazionali a guidare le decisioni delle istituzioni, orientando persino lo sviluppo del capoluogo lombardo.
Secondo il figlio di Craxi, la fine dell’Expo nel 2014 avrebbe potuto rappresentare l’inizio di un periodo negativo per l’edilizia milanese, ma il sindaco Giuseppe Sala cercò di incoraggiare la ripresa e governare la congiuntura.
Craxi ricorda il suo ruolo di sottosegretario agli Esteri nel governo di Romano Prodi, nel quale contribuì a far cambiare idea al Professore Presidente del Consiglio sul progetto Expo, che effettivamente avrebbe poi consentito di ridare un respiro internazionale a Milano, che in quella fase era ad un bivio cruciale della sua storia.
Deregolamentazione e conseguenze sociali
Grazie anche alla particolare congiuntura economica, favorita dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il capoluogo lombardo cominciò ad assumere una dimensione di grande piazza finanziaria, seguita da una fase di grande sviluppo e deregolamentazione, che ha contribuito a stravolgere il profilo della città.
Persino le due squadre di calcio, Inter e Milan, da sempre in mano a potenti famiglie milanesi, sono finite nelle mani di holding straniere. Dunque, lo sviluppo di Milano è stato enorme, ma anche non regolato, ed ha provocato ben presto l’esplosione degli affitti e carenze abitative, rendendo la vita sempre più difficile ai giovani, in particolare agli studenti.
Da Tangentopoli alla finanza globale
Secondo Bobo Craxi, gli scandali di Mani Pulite degli anni Novanta impallidiscono di fronte alla situazione attuale, facendo sembrare gli indagati di allora quasi come i Ragazzi della via Pal, del famoso libro.
La politica della Prima Repubblica, rispetto a quella attuale, sapeva opporsi al potere finanziario e infatti per decenni Milano ha avuto due soli grattacieli: la Torre Velasca e il palazzo della Regione realizzato da Giò Ponti. Inoltre, per una tradizione consolidata, nessun edificio poteva superare in altezza la Madonnina, con i suoi 108 metri e mezzo. E invece, nel 2015, la Torre Allianz l’ha superata addirittura di quasi cento metri, mostrando il volto arrogante degli imprenditori, che sono quasi riusciti a mettere al loro servizio le amministrazioni locali.
La politica che non governa più
Bobo Craxi, nell’intervista rilasciata sulla Stampa, ha fatto notare come il capitalismo finanziario abbia ormai assunto un potere molto elevato nei confronti dei governi attuali, un potere che dovrebbe essere contrastato, più che blandito da una politica che non sembra più saper svolgere il proprio ruolo.
Il sindaco non dovrebbe essere un amministratore delegato, e invece Beppe Sala non ha mai legato particolarmente con la Milano che viene dalla tradizione politica e culturale della sinistra socialista, comunista e laica. Sicuramente Sala ha dimostrato di essere un manager competente, ma si è avvicinato alla politica non attraverso i partiti, bensì con il vecchio sistema berlusconiano, pur non essendo un esponente di Forza Italia. Così è stato adottato dalla sinistra, probabilmente per la convenienza di vincere le elezioni.
In una fase difficile ha saputo governare la città, cercando di non frenare le spinte alla crescita economica, e ha provato a incanalarsi nell’ambientalismo. Solo l’esito finale delle inchieste giudiziarie farà capire se il rifugio verde ci sia effettivamente stato.
Milano in cerca di una nuova anima
Per non rischiare una svolta a destra anche nel capoluogo lombardo, il centro-sinistra, secondo Bobo Craxi, deve tornare ad esprimere la sua cultura solidaristica, essenzialmente per ridare un’anima a Milano, soprattutto dal punto di vista sociale. Anche perché i cittadini milanesi sono orgogliosi delle tradizioni socio-economiche e culturali, e più sensibili a queste che alle attuali diverse espressioni politiche.


