Meno male che Pier Silvio c’è


Per la prima volta sembra che un figlio di Silvio Berlusconi possa realmente seguire le orme del padre, scendendo in campo in politica. Finora, dopo Marina, anche il secondogenito del Cavaliere aveva sempre escluso una sua discesa nell’arena politica, ma nella recente presentazione della nuova stagione di Mediaset, Pier Silvio questa volta è apparso possibilista.

Le sue parole in questa inaspettata — e per certi versi clamorosa — apertura alla politica sono state le seguenti:
“Guardando al futuro, non lo escludo: una sfida completamente nuova, perché no?”

I temi politici e la prudenza

Pier Silvio ha tenuto però a sottolineare come questa ipotesi non abbia nessuna concretezza, almeno a breve termine, perché il padre, compianto fondatore di Forza Italia, scese in campo a 58 anni, due in più della sua età attuale.

Pier Silvio ha comunque precisato quali sarebbero i temi politici che lo vedrebbero maggiormente impegnato, specificando che andrebbero potenziati welfare, salari, sanità e scuola, con un maggiore riguardo alla sicurezza e una spinta più forte allo sviluppo economico, soprattutto per incentivare le aziende italiane e l’occupazione nel nostro territorio.

La questione dello Ius scholae

Per quanto riguarda lo Ius scholae, proposto recentemente dal presidente di Forza Italia, Pier Silvio dichiara di condividere in linea di massima il principio di una cittadinanza più veloce, ma osserva di avere forti dubbi sulla necessità di ottenerlo in tempi immediati.

La sua dichiarazione non è generosa nei confronti del suo partito, perché afferma:
“Mi spiace per Tajani, ma sono più contro che a favore della sua proposta, perché non è il momento. Però è falso che Tajani porta avanti lo Ius scholae seguendo indicazioni di me o Marina.”

La proposta di legge, secondo il massimo dirigente del Biscione, può essere migliorata ma è ben formulata nei principi, perché difende diritti e persone che vanno sempre assolutamente tutelati.

Il giudizio su Giorgia Meloni

Berlusconi ha poi rilasciato dichiarazioni molto positive nei confronti dell’attuale premier Giorgia Meloni, dicendo testualmente:
“Penso che al di là di destra o sinistra oggi il nostro governo sia uno dei migliori in Europa, per non dire oltre. È una questione di concretezza e consapevolezza. Meloni si comporta come è più opportuno per l’Italia.”

Giorgia Meloni, secondo Pier Silvio Berlusconi, sta facendo un grande lavoro, anche in considerazione del fatto di essere una donna giovane, venuta praticamente dal nulla, che sta guidando il governo con serietà, impegno e patriottismo — un fattore ritenuto positivo anche da lui.

L’analisi di Luigi Di Gregorio

Il politologo e docente all’Università della Tuscia, Luigi Di Gregorio, attento osservatore del sistema politico italiano con le sue particolari evoluzioni e involuzioni, ha definito “veltroniane” queste ultime dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi.

Il politologo ha trovato le parole del patron di Fininvest simili a quelle dell’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, perché piene di proposizioni coordinate copulative o correlative. Oltre ai “ma anche”, secondo Di Gregorio, nelle dichiarazioni di Berlusconi c’è troppa cautela, con tante allusioni e alcune aperture.

Insomma, Berlusconi — per dirla alla napoletana — “avrebbe vottato ’a petrella e annascosto ’a manella”, vale a dire: ha lanciato la pietra e nascosto la mano, perché ha detto cose importanti, ma senza mai affondare il colpo.

Potenziale e limiti di una futura discesa in campo

Il suo impegno diretto in politica, infatti, non è stato escluso, ma per il politologo è solamente indicato come una prospettiva, sulla quale non c’è stata una totale chiarezza da parte sua.

Di Gregorio afferma l’importanza per Pier Silvio di essere un Berlusconi, perché il suo cognome rappresenta un brand, un simbolo identificativo molto potente, ma lo ritiene comunque diverso dal padre. Infatti, Silvio si era costruito tutto da solo ed era considerato non favorito in partenza nella competizione politica.

I figli, invece, partono da una posizione opposta: devono dimostrare molto di più di ciò che ha fatto il padre, non ereditando automaticamente la sua empatia e soprattutto la sua straordinaria capacità di connettersi con la gente.

Un paragone (tattico) con Giorgia Meloni

Secondo Di Gregorio, Pier Silvio rivede nel padre — e nella presidente Meloni — l’ascesa solitaria al potere, la determinazione, la leadership conquistata lentamente ma in modo inesorabile.

E probabilmente anche per questo non c’è ancora stata la sua discesa in campo: forse spera che Giorgia possa assumere in futuro altri ruoli che liberino lo spazio da lei saldamente occupato a Palazzo Chigi.

Il politologo Di Gregorio vede in Pier Silvio un grande potenziale politico, che però non si trasforma automaticamente in consenso, perché la politica richiede anche esposizione al rischio e capacità di affondo, al momento assenti.

Il futuro di Forza Italia e le sfide

Inoltre, in caso di discesa in campo, c’è ancora la questione del conflitto di interessi da risolvere, e la sua volontà di imporsi come leader con una propria visione, perché non può bastare essere figlio di Silvio Berlusconi.

In ogni caso, Pier Silvio ha già dimostrato come Forza Italia gli interessi, e quando fa riferimento alla necessità di nuovi volti nel partito, il politologo coglie nelle sue parole il desiderio di un ricambio della classe dirigente, dalla quale possa emergere anche il futuro leader.

Pier Silvio considera Antonio Tajani solo un buon traghettatore, che comunque sta riuscendo a fare crescere il partito. Ma per tornare ai numeri degli anni d’oro del padre, a suo giudizio servono nuove idee e figure, capaci di parlare al presente e soprattutto al futuro.

In questo Pier Silvio potrebbe non solo andare oltre il lavoro svolto da Tajani, ma — secondo Di Gregorio — essere capace di contenere anche i tentativi di Matteo Renzi di conquistare spazio al centro, dopo averlo perso rovinosamente a sinistra nell’ultimo decennio.

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