Pace o elezioni per l’Ucraina?


Il Parlamento italiano e il Consiglio Europeo sono impegnati ad aiutare gli ucraini, anche da un punto di vista finanziario, ma secondo il governo italiano bisogna verificare quale sia lo strumento più idoneo a raggiungere l’obiettivo.
Le ipotesi sul campo sono diverse: c’è innanzitutto il fattore dei beni congelati alla Russia. Tuttavia, la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno forti dubbi sulla base giuridica, che, se non fosse abbastanza solida, potrebbe esporre al serio rischio di un ricorso della Russia per chiedere la restituzione delle somme erogate.
Questo ricorso, secondo Tajani, potrebbe rappresentare un problema per i Paesi intenzionati ad aiutare l’Ucraina, oltre a dare a Putin una vittoria giuridica che l’Europa deve assolutamente evitare. Per questo motivo il Consiglio Europeo ha l’obbligo di ricercare la soluzione migliore.

Il sostegno italiano a Kiev

La premier Meloni ha dedicato la parte più lunga del suo intervento nelle aule parlamentari all’Ucraina, ribadendo che l’Italia continuerà a sostenere Kiev.
Secondo la presidente del Consiglio, va assolutamente evitato il collasso ucraino, perché avrebbe conseguenze dirette sul livello di sicurezza europea.
Allo stesso tempo, però, Giorgia Meloni ha escluso in modo netto l’invio di soldati italiani sul terreno del conflitto tra Russia e Ucraina.
Secondo la premier, la Russia si sarebbe ormai impantanata in una guerra di posizione lunga e costosa, che richiede all’Europa lo sforzo di mantenere alta la pressione economica su Mosca, seppure sempre nel rispetto dello Stato di diritto.
In questo quadro, Meloni ha chiesto cautela sull’utilizzo degli asset russi congelati, perché l’Italia, pur sostenendo il regolamento europeo, non intende avallare decisioni operative sul loro impiego.
Per il governo, infatti, occorre valutare attentamente i possibili rischi giuridici e finanziari collegati all’impiego dei fondi russi congelati.

Il nodo dei territori e la difficoltà del negoziato

Sul fronte diplomatico, Giorgia Meloni ha evidenziato come il nodo dei territori resti al momento l’ostacolo principale a qualsiasi negoziato di pace.
I bombardamenti continui, uniti alle richieste considerate irragionevoli — in particolare sul Donbass — da parte della Russia di Putin, ne sarebbero la piena dimostrazione.

La questione delle elezioni in Ucraina

Dal punto di vista della politica interna ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha detto di essere pronto a organizzare nuove elezioni presidenziali, dopo che, in un’intervista con il sito Politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva nuovamente sostenuto che la leadership ucraina stesse approfittando della guerra per non indire nuove elezioni.
Zelensky ha dichiarato che il voto si potrebbe tenere addirittura nei prossimi novanta giorni, ma ha posto una condizione importante: si voterà solo se Stati Uniti ed Europa aiuteranno l’Ucraina a garantire la sicurezza del voto e degli elettori, un obiettivo molto complesso mentre la guerra è in corso.

Perché le elezioni sono sospese

In Ucraina le elezioni sono sospese dall’ultima tornata di febbraio 2022, cioè da quando è iniziata l’invasione russa su larga scala e il governo Zelensky ha introdotto la legge marziale.
Secondo la Costituzione ucraina è vietato indire elezioni mentre è in corso un conflitto.
Il mandato di Zelensky è scaduto a maggio 2024, ma le elezioni presidenziali, quelle parlamentari e quelle locali sono state rinviate a tempo indeterminato.
Il rinvio serve a garantire continuità di leadership in un momento di guerra, ma risponde anche a ragioni pratiche: gli elettori che vivono nelle zone di combattimento o in quelle occupate sarebbero impossibilitati a votare.

Le difficoltà tecniche del voto

Per permettere le elezioni sarebbe necessario un sistema di voto per corrispondenza che consenta di partecipare ai soldati e alle centinaia di migliaia di sfollati, ma questo meccanismo non è ancora stato creato.
Non è stato aggiornato nemmeno il registro nazionale degli aventi diritto al voto dall’inizio della guerra.
Vi è poi il rischio concreto che i seggi elettorali — dove si formano file di persone — possano diventare obiettivi militari.

Una nuova legge elettorale allo studio

Riguardo a queste criticità, Zelensky ha affermato di aver incaricato un gruppo di legislatori di riscrivere la legge elettorale per consentire il voto anche con la legge marziale in vigore.
Non sono stati fissati termini né specificate le modalità operative.

Le pressioni di Trump e la propaganda russa

Donald Trump ha già accusato Zelensky di usare la guerra per mantenere il potere fino al febbraio 2025, definendolo un dittatore senza elezioni.
Un’accusa che appare, probabilmente, come un tentativo di delegittimare Zelensky e indebolirne la posizione nei negoziati con la Russia.
Le dichiarazioni di Trump erano, inoltre, molto vicine alla propaganda del regime di Vladimir Putin, al potere da oltre due decenni attraverso elezioni mai ritenute democratiche dagli osservatori internazionali.

La pace passa anche dal voto?

La nuova fase di negoziati per la fine della guerra continua a essere bloccata soprattutto dalle richieste massimaliste russe e dall’ostruzionismo di Putin.
È possibile che l’apertura di Zelensky a nuove elezioni sia anche un modo per rispondere alle pressioni statunitensi e ottenere maggiori garanzie da Washington, che ha un ruolo decisivo nella trattativa con Mosca.
In sostanza, anche il tema delle elezioni entra ora tra gli elementi di discussione per definire un accordo di pace stabile.

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