Domenica scorsa (16 novembre ’25) si è tenuta la Cronoscalata del Redentore.
Questa gara ciclistica di fine stagione, a San Salvatore Telesino (BN), si è rivelata la più dura di tutte quelle a cui ho partecipato.
La mia esperienza di Cronoscalata è scarsa e conta in tutto 4 gare, però, avendo fatto tante gare di triathlon e tantissime di corsa, l’ho trovata comunque tra le più dure.
La fatica in salita
La mia fascia cardio ha rilevato 172 battiti al minuto, in media, su 37 minuti scarsi di gara.
A metà gara non riuscivo più a salire dritto: dovevo fare zig zag per ammorbidire la pendenza.
Le curve a gomito della salita offrivano 2-3 secondi di minor sforzo, se prese larghe.
Ho pensato più volte di fermarmi, poi ho capito che non sarei riuscito a ripartire.
In curva avevo un po’ di paura di cadere di lato, data la velocità molto bassa e la difficoltà a mantenere l’equilibrio.
La ruota anteriore si sollevava spesso quando spingevo sui pedali.
Arrivo e riflessioni
Arrivato al traguardo ho pensato agli atleti più anziani di me, categoria M6, M7, M8.
Ho ammirato la loro determinazione.
Di solito queste gare hanno un numero maggiore di partecipanti rispetto ai soli 24 di questa.
“Ecco il perché”, mi sono detto. È così dura che si decide di partecipare solo se ci si sente in piena forma.
Il panorama e l’atmosfera
In cima alla collina ci aspettava la statua del Redentore, che ci avrà davvero assolto da qualsiasi piccolo peccato di gola che potremmo aver commesso il giorno prima.
C’era anche il panorama della valle circostante, velata di nebbia, che appariva onirica, come un paesaggio sospeso tra sogno e realtà.
Più giù, in discesa, il silenzio e gli ulivi davano un senso di serenità.
Le premiazioni
Le premiazioni sono state allegre e informali, con Pasquale Di Lorenzo, del Rokka Team, campione locale, a vincere con un distacco considerevole sugli altri (22 minuti il suo tempo).
Pasquale è un ingegnere trasferito qui da Napoli, che a San Salvatore ha trovato lavoro e stabilità, oltre alla passione sportiva.
L’allenamento estivo, un peso ridotto (59 kg) e la conoscenza del percorso lo hanno portato a vincere.
Doping e messaggio sportivo
Importante anche la presenza del medico per l’esame antidoping, effettuato ai primi tre classificati, in un evento così “piccolo” per numeri.
Serve a trasmettere un messaggio di tutela della salute al mondo dei ciclisti amatori.
Una gara a cui partecipare, assolutamente, con rapporti agili per la salita e, soprattutto, con la voglia di sfidare se stessi.


