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Gianni Sasso alias Mister Resilienza.

Negli ultimi anni il termine “resilienza” è diventato di largo impiego. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Si tratta di una forza interiore che consente di trasformare il dolore in risorsa, che aiuta a capovolgere quella che, a prima vista, può sembrare una prospettiva di vita negativa.

Senza ombra di dubbio, basandoci sulla definizione del termine “resilienza” fornita dal dizionario della lingua italiana, possiamo  eleggere Gianni Sasso “Mister Resilienza”.

Gianni Sasso, triatleta e calciatore, icona dello sport

Ieri mattina, Gianni Sasso, ischitano, era a Napoli per partecipare alla manifestazione sportiva “Corri per abbattere la disabilità“, gara podistica di 10 Km con partenza dallo Stadio Militare Albricci. In quella occasione abbiamo incontrato Gianni e abbiamo avuto il privilegio di  rivolgergli qualche domanda.

All’età di 16 anni un incidente stradale ha cambiato il corso della tua vita, ma non ha arrestato il tuo ottimismo. Immagino che, almeno nei primi tempi, però non sia stato facile. E’ così?

All’età di 16 anni ho avuto un incidente con la Vespa a seguito del quale mi è stata tranciata di netto una gamba, quella sinistra. A quella età non volevo fare altro che giocare a calcio. Erano i tempi di Maradona, di Platinì e per me l’unica cosa che contava era giocare a calcio. Studiavo e portavo buoni voti a casa solo per consentirmi gli allenamenti al pomeriggio. La condizione era questa: potevo andare agli allenamenti solo andando bene a scuola. Improvvisamente, dopo l’incidente,  quel mio desiderio di giocare a calcio, di diventare un calciatore professionista si era trasformato in un sogno irrealizzabile. Mi era stata tolta la possibilità di diventarlo.
Io avevo solo 16 anni ed in quel letto d’ospedale pensavo solo a due cose:come non essere un peso per la mia famiglia dal momento che non avevo più una gamba e come continuare a giocare a calcio, come trovare il modo di poterlo fare ancora e comunque.

Cosa o chi ha fatto scattare in te la “molla della rivincita”?

Credo sia stato un episodio in particolare. Il Preside dell’Istituto Alberghiero che frequentavo venne a trovarmi. A scuola era da poco terminato un torneo di calcio interscolastico. Mi disse: “Gianni, mi piange il cuore. Mi dispiace davvero, ma sai la vita non è soltanto il calcio; troverai sicuramente altri hobby, altre cose che potranno piacerti e che potrai fare nella vita”. Erano trascorsi solo pochi giorni dalla perdita dell’arto. Gli risposi:”Professò, io comunque ritornerò a giocare a calcio, in un modo o nell’altro”.
La molla dunque fu il desiderio di ritornare in campo con i miei amici di sempre, con la mia squadra. Ho imparato a correre con le stampelle. I primi passi li ho fatti sulla sabbia, sulla spiaggia del posto dove vivo. Senza una gamba provavo a fare rovesciate, colpi di testa e man mano riscontravo tanti miglioramenti. A 18 anni sono tornato a fare tornei di calcetto a 5. Giocavo a calcio con le stampelle e fino a 30 anni ho giocato come un normodotato. Ero diventato davvero molto bravo, ho vinto tornei contro i normodotati e ancora oggi gioco a calcio. Il segreto è stato quello di non considerarmi mai un disabile, anche se la mia disabilità è piuttosto evidente.

Gianni Sasso

Oramai sei abituato a raggiungere grandi traguardi. Quale è stata delle tue imprese quella che ti ha maggiormente sorpreso, gratificato e/o emozionato?

Una delle imprese più importanti è stata sicuramente il record del mondo con le stampelle nella maratona conseguito ad Amsterdam nel 2012. Ho iniziato a New York  tagliando il traguardo in 5h 05m; poi, a Chicago in 4h 38m; ed infine ad Amsterdam in 4h 28m. Questi tempi significano allenamenti sulle stampelle per 5/6 ore al giorno – un impegno che arriva  a trasformare completamente il fisico.Il corpo è una plastilina, si riesce a trasformare. All’inizio le mani mi diventavano nere per lo sforzo di restare tante ore sulle stampelle. Dovevano sopportare il peso di un corpo che si muoveva in una maniera inusuale. Durante la fatica degli allenamenti non cambia solo il corpo, cambia anche la consapevolezza;si imparano a riconoscere i propri limiti. Ho partecipato anche alle paralimpiadi, al triathlon paralimpico di Rio 2016, ma la mia impresa, quella che al momento mi gratifica di più, è il record conseguito ad Amsterdam.

Gianni Sasso

 

Quale sarà la tua prossima impresa?

La mia prossima impresa sarà sicuramente quella di partecipare alla Maratona di New York il prossimo 3 Novembre cercando di trovare il mio personale.Facendo da coaching e da training, proverò a completarla entro le 5 ore. Il mio precedente a NY è di 5h 05m. Ma l’impresa per la quale sono maggiormente proiettato è quella che andrò a fare a Firenze tre settimane dopo NY. Proverò a conquistare un nuovo record mondiale sui 42 km, ovvero scendere sotto le 4h 28, mentre il 17 Novembre proverò a conquistare il record sui 21 Km a Verona.

Corri, giochi a calcio, alleni una squadra, vai in bici, nuoti, guidi auto e moto. La disabilità non costituisce impedimento per te; trovi invece che lo sia per gli altri, nel senso che le barriere (quelle mentali) siano gli altri ad alzarle nei confronti dei disabili?

La disabilità potrebbe essere anche un’abilità; anzi è un’abilità perché puoi trasformare il tuo corpo e fare tutte le cose che pensi di non poter fare o che gli altri pensano che tu non possa fare. Pensate a Stephen Hawking che nonostante fosse completamente immobilizzato ha fatto grandi, grandissime cose. Lui diceva una cosa. “Partiamo da quello che abbiamo e non da quello che non abbiamo”. Io ho sposato in pieno questa sua teoria e sono partito da ciò che avevo, ovvero una gamba. E con una gamba ho imparato a giocare a calcio, ad andare in bici, ho imparato a camminare anche con l’ausilio di una protesi, ho imparato ad avere nuovamente fiducia in me stesso, ho imparato ad affrontare le paure, perché senza paure non si va avanti. Le paure vanno affrontate sempre, giorno dopo giorno. La disabilità dunque è un’abilità e ci sono tante persone che lo testimoniano. Se si arriva a trasmettere agli altri le abilità che si possiedono e non la disabilità, cambia tutto, non vieni guardato con compassione, ma con ammirazione; non sei disabile, ma abile. Con ciò non voglio dire che tocca a noi dare via ad un cambiamento nell’attenzione che si pone verso i disabili, ma che questa forza di volontà, il desiderio di voler essere abile, aiuta prima noi e poi chi ci circonda. Quando corro a 5.40/km, ad una velocità maggiore rispetto a tanti normodotati, sento l’emozione del vento tra i capelli  e quel “sentire il vento tra i capelli” è una conseguenza ed una prova che la disabilità può diventare un pregio.

Gianni Sasso

 

Il primo passo è sempre quello più difficile da compiere. Cosa diresti a chi non riesce a fare “il primo passo”?

A tutte le persone disabili cosa posso dire? Abbiamo una disabilità? Sfruttiamola! Prendiamo ciò che abbiamo e mostriamo a tutti ciò che riusciamo a fare.  Noi possiamo fare tanto e possiamo essere da insegnamento. La vita è una sola e non è neanche la nostra. Non sappiamo quando ce la porteranno via. Perciò viviamola, viviamola a pieno, godiamoci le emozioni. La vita ce la costruiamo noi, sta solo a noi scegliere. Scegliamo la positività, sempre, in ogni occasione e nonostante tutto!

Gianni Sasso

Foto per gentile concessione di Gianni Sasso

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