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Andrea Spinelli, una storia difficile da raccontare

Quella di Andrea Spinelli è una storia difficile da raccontare.

Si tratta di una storia che nasce da un’esperienza che accomuna un numero sempre crescente di persone.

Andrea, infatti, fa parte di quell’esercito di persone ammalate di “quella parola” che tutti, me compresa, faticano a pronunciare.

Il suo inseparabile compagno di viaggio

Adenocarcinoma alla testa del pancreas è il compagno di viaggio di Andrea, un tumore inoperabile, un inseparabile compagno di viaggio che Andrea ha deciso di portare a spasso con sé.

Andrea ha pensato di trascorrere il tempo che gli resta camminando – finora ha percorso 14.000 km (circa 20.000.000 di passi).

Emozioni che prendono forma

Quella di Andrea è una storia ancor più difficile da raccontare perché Andrea, oltre a camminare, scrive e lo fa in maniera divina.

Nelle sue narrazioni, le emozioni che egli vive durante i suoi cammini, sembrano prendere forma.

Il lettore viene investito dai colori, dai profumi, dai suoni, dai silenzi, dalle sensazioni che Andrea, tappa dopo tappa, colleziona lungo il suo peregrinare.

E’ difficile quindi raccontare la storia di Andrea perché non riuscirei mai ad esser brava quanto lui.

 

 

Andrea Spinelli

 

 

Per questo Vi invito a seguire Andrea sul suo Blog e/o sulla sua pagina Facebook “Se cammino vivo” , oltre a leggere il suo libro “Se cammino vivo”, edito da Ediciclo Editore.

 

 

 

Se cammino vivo

 

Se cammino vivo” di Andrea Spinelli (Ediciclo Editore)

«Sono arrivato fino all’oceano a piedi e ho un cancro inoperabile. L’ho gridato davanti all’Atlantico e l’oceano mi ha risposto. Mi ha detto: “Sei un pazzo, ma non ti fermare. Il Cammino di ogni malato inizia dal momento in cui è diagnosticata la malattia; poi tocca a noi, solo a noi decidere in che direzione andare, non importa la strada che si fa o dove si va, ma come. Qualcuno l’ha detto molto prima di me: ogni cammino inizia con il primo passo.»

 

Pensieri e tanti passi

Per darvi un’idea di chi sia Andrea riporterò uno dei suoi post, quello del suo arrivo a Roma, durante il suo ultimo cammino.

Andrea ha percorso la Via Francigena insieme a Babalù (il suo zaino), al Testimonium (il suo bordone), ai suoi 16 anelli (uno per ogni mese di terapia salvavita a cui si è sottoposto) e naturalmente, insieme al suo inseparabile e spietato compagno di viaggio.

Il Post di Andrea del 16 Maggio 2019

Era il 16 Maggio del 2019
#secamminovivo
Pensieri e tanti passi fino a Roma…

Si può camminare per dodici ore? Si, se si è riposato bene prima e se lo si fa anche per le successive dodici ore. Si può camminare durante la notte? Certamente, basta prestare più attenzione del solito e prendere qualche precauzione. Si deve camminare.

Sentieri scuri, boschi silenziosi che riempiono il vuoto del silenzio con suoni naturali, occhi che brillano nella notte con curiosità. C’è tanto nel buio della notte. Tratti di strada antica quanto la stessa Roma, poi l’alba, la luce che colora tutto quello che circonda, in premio è arrivato il sole a salutare anche questo viandante folle.

Nulla di tutto ciò è scontato, neppure la forza dei miei passi. L’importante è stato arrivare ad uno dei suoi sette colli, guardarla da lontano questa città eterna. Maltrattata e ferita, come l’ho trovata anche questa volta.

Ci sono entrato dentro – ho assorbito i suoi movimenti, rumori, grida e velocità. Ci sono arrivato rapidamente a San Pietro, ho cercato il negozio di ferramenta dove sono sicuro di trovare il tappo per il mio bastone, anche questa volta come la precedente si è consumato. È assurdo, è successo nuovamente e veramente. Ho ritirato il “testimonium”, non perché giustifica qualcosa, ma come ricordo, per il mio nipotino Danilo, che un giorno vedrà e capirà. Già conosce della viandanza che lo zio ha intrapreso, ha solo otto anni e cresce in fretta.

Devo uscire subito da questa città, il più velocemente possibile, alcune persone incrociate camminano senza guardare l’altro, tanti uomini e donne. È importante camminare, ma lo è anche come si fa. È semplice. Si dovrebbe sempre camminare guardando l’altro, cercando l’espressione, camminare è osservare.

Desta stupore la mia gentilezza e il mio sorriso, io e Babalu’ veniamo guardati come scesi da Marte. Camminare serve per capire. Io ho compreso dove stiamo andando e non mi piace. Voglio tornare tra i boschi, calpestare lentamente i sentieri delle montagne, la terra battuta, la polvere, sentire il suono delle foglie e l’odore dell’erba – il ritmo dei passi. Riposarmi all’ombra dei faggi, non incrociare ombre come in città.

C’è un treno sul quale devo salire, è al binario 21 bis, porterà il viaggiatore a Benevento ed io scenderò a Caserta. Sono stato invitato, è un importante appuntamento, è un onore per me partecipare – alla stessa velocità che non mi appartiene più, tenterò i giorni seguenti di raggiungere un altro posto, per un altro incontro. Poi rientrerò nella mia tana e nuovamente in maniera lenta cercherò di mettere ordine a emozioni, pensieri e situazioni.

“A cosa serve camminare? Ad andare verso l’altro, osservare e cercare di capire. Non serve a null’altro” 

Andrea Spinelli

Il messaggio di Andrea

Andrea attraverso la sua pagina Facebook ci tiene a ribadire una cosa molto importante. I tempi della sua vita si sono dilatati, ma Andrea non è guarito, è ancora e sempre un malato di cancro.

Camminando non si guarisce da questa malattia.

Per Andrea camminare significa solo dare maggior valore al tempo. Il suo peregrinare è un inno alla vita, anche in circostanze meste come le sue. Andrea non perde occasione per sorridere e gridare a tutti: “Buona vita!”.

 

Il suo prossimo cammino

Abbiamo avuto il privilegio di conoscere Andrea, con il quale abbiamo discusso delle sensazioni che si provano camminando, del sentirsi in armonia con il Creato, della sospensione spazio-temporale che aiuta ad insinuare nella mente nuove  e buone idee.

Abbiamo chiesto ad Andrea di parlarci del suo prossimo cammino.

– “Il mio prossimo cammino è già iniziato e in fin dei conti pur sempre continua; sono risalito sul monte Santo di Lussari nel tarvisiano ed ho intrapreso un percorso non itinerante, ma che mi piace considerare verso l’uomo, un punto di arrivo per poi sperare di continuare… posso sussurrartelo, desidero tornare a Santiago”

– “Buona vita Andrea!”

– “Buona vita a te Maria Pia!”

 

 

(Foto da Facebook)

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