Applausi lunghissimi, intensi, meritati. Così il pubblico del Teatro Karol di Castellammare di Stabia ha salutato Enrico Ianniello, protagonista assoluto di Isidoro, spettacolo tratto dal romanzo La prodigiosa vita di Isidoro Sifflottin di cui lo stesso Ianniello è autore – libro vincitore dei premi Campiello Opera Prima, Fante Opera Prima, Cuneo Opera Prima, Selezione Bancarella e Selezione Premio Berto.
Un monologo potente, un viaggio nella memoria e nel cuore; la voce fischiata di un bambino riporta in scena sogni, traumi e una poetica irresistibile che commuove.

Isidoro, una galleria di personaggi che prendono vita dalla voce
Senza cambi d’abito, ma solo modulando la voce, Ianniello dà vita a un intero universo di personaggi. Lo spettatore conosce Quirino, Stella e il loro amore, conosce Alì e il sig.Zonzo, Marella e l’intero paese di Mattinella e poi incontra Renata, Michele e persino una coppia di inseparabili. Un monologo che non sembra mai un monologo e in cui diventa protagonista anche il terremoto dell’80, quello che segnò la linea invisibile di confine, tra “prima” e “dopo”.
E tutto questo Ianniello lo racconta attraverso lo sguardo di un bambino e attraverso una “voce non voce”: un fischio, un “urlafischio”, il mezzo rivoluzionario che consente a Isidoro, durante i suoi concerti, di insegnare alle folle un linguaggio universale che restituisce all’umanità la purezza dell’infanzia.

Momenti fortemente evocativi
Ianniello, dunque, porta in teatro non solo una storia, ma un’interessante operazione linguistica. Con il linguaggio “non verbale” promosso da Isidoro, Ianniello consente agli spettatori di tornare bambini, di tornare innocenti, come nel racconto degli spettatori di Lacedonia.
“quando Lacedonia è diventata pura, quando Lacedonia è diventata bambina”
Forte anche la gestualità. La performance è intensa, ricca di gesti simbolici: l’incarto dell’ultima girella dell’infanzia, la mano di Quirino che accarezza il volto di Isidoro per l’ultima volta. Momenti fortemente evocativi.
“Meglio chi sogna, e ci rimane male quando si sveglia, di quelli che, per non soffrire, non sognano più e buonanotte”
Una storia in cui è impossibile non calarsi in prima persona perché si innesca un meccanismo empatico con il piccolo Isidoro. Una storia ricamata con i sentimenti, intrisa di sogno e utopia, ma anche di grazia e di umanità come i tanti insegnamenti di Stella Di Mare, la madre di Isidoro Raggiola:
“Vedi un raggio di sole come oggi, tu ti pensi che è arrivata l’estate, e invece ancora adda veni’ friddo e neve. E perciò è bello quel verso, perché la persona che si illude è la persona più bella, quella che ti fa più tenerezza. Mi raccomando, statte accorto a quelli che non si illudono manco un poco, a mamma: meglio chi sogna e ci rimane male quando si sveglia, di quelli che, per non soffrire, non sognano più e buonanotte.”
Castellammare di Stabia applaude Enrico Ianniello: una serata che resterà nella storia del Teatro Karol
Uno spettacolo che va oltre il teatro: un’esperienza emotiva, un viaggio nella memoria e nell’anima. Ianniello dimostra ancora una volta la potenza del teatro che racconta, incanta e commuove senza orpelli.
Con un allestimento diretto da Pau Miró e una coproduzione europea tra Casa del Contemporaneo, Teatre Akadèmia e La Fanfol, si avvia così e con grande entusiasmo del pubblico, la collaborazione produttiva tra Casa del Contemporaneo e il Teatre Akadèmia che proseguirà nel corso del 2026 a Barcellona con un nuovo allestimento e un omaggio ad Enzo Moscato a cura di Enrico Ianniello.

Un altro imperdibile appuntamento: Chiòve
Domani, sabato 22 novembre alle ore 18:00, a Napoli, in Sala Assoli/Moscato, nell’ambito della rassegna Ancora Altre Visioni, verrà riproposto Chiòve, originale esperimento scenico e cinematografico precursore dello streaming contemporaneo, un mediometraggio girato in tempo reale in un appartamento dei Quartieri Spagnoli e trasmesso in diretta in sala a Napoli, Barcellona e al DAMS della Calabria, durante il Prologo del Napoli Teatro Festival Italia 2007.
La proiezione costituirà l’occasione per una speciale reunion degli artefici dell’epoca, dall’autore Pau Miró al regista Francesco Saponaro, agli interpreti Chiara Baffi, Giovanni Ludeno ed Enrico Ianniello anche traduttore del testo catalano in una lingua napoletana viva e viscerale.


