Tra le perle indiscusse del teatro italiano, “Natale in Casa Cupiello” di Eduardo De Filippo brilla di una luce unica, mescolando sapientemente la comicità più genuina con una profonda a tratti straziante, malinconia.
Al centro della scena c’è Luca Cupiello, un uomo dalla semplicità disarmante, quasi infantile, la cui unica ragione di vita e la sua più grande ossessione è la preparazione del presepe. Per Luca, il presepe non è un semplice addobbo, ma un mondo intero, un rifugio dai piccoli e grandi drammi familiari che lo circondano, e che lui, con la sua ingenuità, sembra non voler vedere.
La sua frase iconica, ripetuta con ostinata speranza: “T’o piace ‘o presepe?” (Ti piace il presepe?), diventa un tormentone che scandisce il ritmo della commedia, ma anche un simbolo della sua incapacità di accettare una realtà diversa da quella che ha costruito nella sua mente.La casa Cupiello è un vero e proprio microcosmo della Napoli borghese dell’epoca, popolata da personaggi indimenticabili:
Concetta: La moglie di Luca, una donna pratica, rassegnata ma profondamente affettuosa, che cerca di tenere in piedi la baracca tra le fisse del marito e le tensioni dei figli.
Tommasino (Nennillo): Il figlio ribelle e disincantato, l’unico in famiglia a non condividere l’entusiasmo per il presepe, anzi, a provare per esso una quasi aggressiva indifferenza. Il suo “non mi piace” è una pugnalata al cuore per Luca e rappresenta il divario generazionale e la perdita di valori tradizionali.
Ninuccia: La figlia, una donna complessa e infelice, intrappolata in un matrimonio senza amore con Nicola e segretamente innamorata di Vittorio. La sua crisi sentimentale è il vero detonatore dei drammi che sconvolgeranno il Natale dei Cupiello.
Quella che inizia come una commedia degli equivoci, con Luca che si ostina a non vedere la relazione extra-coniugale di Ninuccia e il tentativo di fuga con Vittorio, si trasforma gradualmente in una profonda tragedia. Luca, vittima di un ictus, giace a letto, e il suo presepe, quasi come un altare, diventa il centro di un addio commovente.Nel finale, la cruda realtà irrompe con tutta la sua violenza. Luca, in punto di morte, riceve finalmente il “sì” che ha tanto agognato da Nennillo riguardo al presepe, ma è un “sì” dettato dalla pietà, dalla disperazione, un’illusione finale prima dell’estremo congedo. È il trionfo della poesia sulla prosa della vita, del sogno sulla realtà, ma anche la malinconia di un’innocenza perduta.
“Natale in Casa Cupiello” è più di una semplice commedia natalizia; è una profonda riflessione sulla famiglia, sui sogni infranti, sulla cecità affettuosa dei padri e sulla difficoltà di accettare la verità. Eduardo De Filippo, con la sua maestria, ci regala un’opera senza tempo, capace di far ridere e piangere, di commuovere e far riflettere sulla complessità delle relazioni umane e sulla potenza dei simboli che ci aggrappiamo per dare senso alla nostra esistenza. Il presepe di Luca Cupiello, in fondo, è il presepe di tutti noi: un’ancora di speranza e bellezza in un mondo spesso troppo complicato.


