Il recente crollo dell’edificio di via Cavour a Casoria, che ha costretto allo sgombero circa 115 persone, riporta al centro del dibattito pubblico la condizione critica delle strutture su cui si fonda la sicurezza urbana. L’episodio, ancora una volta, evidenzia quanto il Paese sia esposto a vulnerabilità infrastrutturali che richiedono un approccio preventivo e sistemico, soprattutto per ciò che riguarda la rete legata al servizio idrico integrato.
Un problema nazionale
A intervenire è Luca Mascolo, presidente dell’Ente Idrico Campano e vicepresidente di Anea, che sottolinea come quella emersa non sia una criticità circoscritta: «Le infrastrutture che sorreggono il nostro sistema idrico sono arrivate a fine vita. Non è un problema di Casoria, Napoli o Campania: riguarda l’intera Italia». «Noi abbiamo sorgenti e un sistema ingegneristico di alto livello, ma gestiamo una risorsa così preziosa su strutture obsolete che generano disservizi e, come accaduto a Casoria, rischi per la sicurezza».
Governance da riformare
Per Mascolo la soluzione non può più essere affidata a interventi tampone: «Occorre superare l’approccio emergenziale. La gestione del servizio idrico deve diventare una priorità nazionale». Il presidente dell’Eic invoca un cambio di paradigma politico, amministrativo e culturale, sostenuto da un presidio istituzionale dedicato. «Servono una strategia industriale omogenea e investimenti strutturali, non episodici, per rafforzare la resilienza del sistema senza pesare sulle tariffe e quindi sui cittadini».


